Investimenti esteri e sicurezza, per rilanciare l’occupazione giovanile in Pakistan
di Shafique Khokhar - Shumaila Gill
Cresce la disoccupazione nel Paese asiatico, con un’incidenza maggiore fra i giovani e un tasso al 22%. Politiche governative inefficaci, attentati e crisi energetica aggravano la crisi nel mercato del lavoro. Inefficace anche la misura del 5% riservata alle minoranze. Per rilanciare l’occupazione è necessario puntare sul “capitale umano”.

Lahore (AsiaNews) - ll Pakistan, come altre nazioni al mondo, deve fronteggiare la sfida posta da una crescente disoccupazione; si tratta di un fenomeno recente, e che colpisce in particolare la fascia più giovane, alla ricerca del primo impiego, con un'incidenza superiore proprio nell'Asia del sud. A fronte di una nazione composta da oltre 186 milioni di persone, la sesta al mondo, il 35% ha un'età inferiore o pari a 15 anni ed è proprio sulle loro spalle che vanno a gravare le diseguaglianze sociali. Un dato su tutti conferma la portata del problema: secondo quanto riferisce l'Ufficio nazionale di statistica, il tasso di disoccupazione totale nel biennio 2013-2014 si attesta attorno al 6%, ma aumenta fino al 22% se si considera la fascia più giovane della popolazione. 

Dietro la crescente disoccupazione vi sono molti fattori interni ed esterni, il primo dei quali è da imputare alle politiche governative inefficaci. Nel quadro attuale, il Pakistan offre poche opportunità di impiego e ancor meno risorse da investire per rilanciare il mercato dell'occupazione attraverso progetti ad hoc. Il governo provinciale del Punjab ha progettato un programma mirato ai giovani, che intende offrire loro formazione e risorse, ma all'idea non hanno fatto seguito direttive mirate all'implementazione. 

Fra i fattori che portano all'aumento della disoccupazione vi sono anche la crescente instabilità politica, la mancanza di sicurezza e della supremazia del diritto. Un ambiente poco stabile, in cui si ripeto con cadenza quasi quotidiana eventi legati al terrorismo, non è in grado di attirare investimenti, in particolare dall'estero, chiudendo così possibili canali di sviluppo. 

Vi sono poi aspetti che riguardano un gradi di formazione insufficiente, anche perché nel Paese vi sono pochi centri educativi, atenei o università di prestigio in grado di garantire standard elevati. Altro elemento è da ricercare nella crisi energetica, con un numero crescente di industrie costrette a convivere con la cronica mancanza di forniture e a interrompere il ciclo produttivo. 

Del resto anche la cosiddetta quota per le minoranze, che riserva il 5% dei posti pubblici e governativi ai non musulmani, si è rivelata inefficace per rispondere ai bisogni occupazionali di cristiani, indù, ahmadi. Essa viene definita una "goccia nell'oceano", a fronte di una discriminazione su base confessionale che mantiene le minoranze ai margini della società e della forza lavoro. Discriminazioni permangono anche su base di genere, tanto nelle aree urbane quanto nelle campagne; la disoccupazione diventa anche fonte di depressione, ansia ed emarginazione, con impatti negativi anche nelle relazioni familiari. 

Tuttavia, per risolvere il problema occupazionale - anche - in un contesto difficile come il Pakistan attuale, è necessario adottare misure concrete fra cui l'applicazione delle politiche governative rivolte a favorire l'impiego e rimaste finora sulla carta. All'introduzione di corsi di aggiornamento e di riqualificazione professionale - per chi ha perso il posto - va affiancata la modifica del limite di età nel pubblico impiego, che ora premia la fetta di popolazione fra i 50 e i 60 anni. Infine, servono maggiori investimenti della comunità internazionale, mirati in particolare alla creazione di posti di lavoro per giovani, assieme a misure fiscali e finanziarie che rilancino il mercato del lavoro, partendo prima di tutto dal "capitale umano" a disposizione. 

 

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