India, false accuse di conversioni forzate per intimidire la minoranza cristiana
di Nirmala Carvalho
È la strategia adottata da gruppi ultranazionalisti indù in varie parti del Paese. L'ultimo episodio è avvenuto in Uttar Pradesh, dove 10 pastori protestanti sono stati interrogati e fermati dalla polizia. Militanti del gruppo paramilitare Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss) hanno fomentato gli abitanti del villaggio contro i religiosi cristiani.

Mumbai (AsiaNews) - Accusare di conversioni forzate la minoranza cristiana con il solo scopo di creare diffidenza e sospetto nei suoi confronti. È questa la strategia adottata in molte parti dell'India da gruppi ultranazionalista indù. L'ultimo caso in ordine di tempo è avvenuto in Uttar Pradesh il 31 agosto scorso. Le vittime sono 10 pastori protestanti. A denunciare il fatto ad AsiaNews è il Global Council of Indian Christians (Gcic).

Il 31 agosto la polizia di Surajpur (distretto di Gautam Buddh Nagar) ha fermato e interrogato i 10 leader religiosi cristiani nel villaggio di Kulesra. Gli stessi agenti raccontano che i pastori stavano partecipando a un digiuno rituale, che non coinvolgeva alcuna conversione religiosa. Avendo però ricevuto molte lamentele da parte della popolazione locale, la polizia si è vista costretta a prelevarli e interrogarli.

Una volta portati nella stazione di polizia, una folla ha accerchiato l'edificio, impedendo alle forze dell'ordine di rilasciare i 10 a interrogatorio avvenuto.

Uno dei religiosi fermati, il rev. Wilson Joseph, è a capo del Calvary Ashram Seva Sangh ed è in Uttar Pradesh dal 1992. "In tanti anni - spiega ad AsiaNews - non ho mai visto una simile tensione. Alcuni membri della nostra chiesa hanno tentato di raggiungere la stazione di polizia, ma sono stati picchiati". Secondo il pastore, militanti della Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss, gruppo paramilitare nazionalista indù) hanno fomentato gli abitanti di Kulesra, seminando la falsa notizia di conversioni forzate.

La polizia nega che si siano verificate grandi tensioni. Tuttavia Sajan George, presidente del Gcic, conferma ad AsiaNews la gravità della situazione: "Questi elementi hanno circondato la stazione di polizia, dove i pastori erano detenuti, e con grande aggressività hanno lanciato accuse di conversioni forzate".

 

 

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