Hong Kong, sgombrate alcune barricate di Occupy. L'economia "non ha subito grandi danni"
Centinaia di agenti in tenuta anti-sommossa, con motoseghe e macchinari pesanti, spazzano via i blocchi stradali. Queensway e Causeway Bay sembrano tornati alla normalità. Per le strade ancora alcune centinaia di manifestanti. Gli economisti gettano acqua sul fuoco: "Le manifestazioni non hanno distrutto nulla, è stato un tifone come tanti altri".

Hong Kong (AsiaNews) - Centinaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa hanno usato motoseghe e macchinari pesanti per distruggere questa mattina molte barricate erette a Queensway e Causeway Bay, quartieri centrali di Hong Kong, dai manifestanti di Occupy Central e della Federazione degli studenti. I dimostranti sono in piazza ormai da più di due settimane per chiedere al governo centrale di Pechino vera democrazia per il Territorio durante le elezioni del Capo dell'Esecutivo del 2017 e le dimissioni dell'attuale vertice politico Leung Chun-ying.

Al momento le zone più calde della protesta - Admiralty e Mong Kok - sembrano comunque tranquille. La polizia ha spiegato che l'eliminazione delle barriere serve solo per facilitare il traffico e non a cancellare le proteste. La circolazione delle vetture è ripresa in maniera regolare e gli esercizi commerciali hanno riaperto i battenti. Tuttavia, alcune centinaia di manifestanti sono ancora in piazza: la strategia per la prossima dimostrazione potrebbe essere quella di chiedere alla cittadinanza di fermarsi "tutti insieme" in maniera volontaria per almeno un'ora.

Timori anche per nuovi scontri, dopo quelli che hanno visto ieri protagonisti i democratici e alcuni gruppi organizzati di "anti-Occupy". Non sono state registrate violenze gravi, ma di certo è alto il dubbio che dietro questi gruppi vi sia la mano di Pechino. Albert Ho, deputato democratico, dice: "Questa è una delle tattiche usate di tanto in tanto dalla Cina comunista. Usano i mafiosi delle triadi o i propri sostenitori più accesi per attaccare chi disturba senza doversi sporcare le mani in maniera diretta". Anche stamane un gruppo di uomini in tuta da lavoro ha assaltato i blocchi a Mong Kok.

La ripresa del normale flusso di attività ha permesso anche di fare una stima dei presunti danni causati dal movimento Occupy Central all'economia di Hong Kong. Il governo locale e gli industriali vicini a Pechino hanno più volte ribadito il "gravissimo rischio" di distruggere con le manifestazioni la reputazione e il commercio dell'ex colonia britannica, che di fatto si fonda sul mercato relativo alla finanza internazionale.

Secondo un'inchiesta pubblicata oggi da Bloomberg, questo timore si è rivelato infondato: "Al momento, le manifestazioni hanno causato gli stessi danni che provocano i normali tifoni che ogni anno colpiscono l'area. I 220mila servizi finanziari di Hong Kong hanno continuato a essere operativi, tramite lavoro da casa e riunioni via Skype con i clienti. Su 15 economisti interpellati, 12 hanno confermato le stime economiche per l'anno in corso che avevano espresso in gennaio".

David Gaud, dirigente del Gruppo Rotschild (che gestisce un patrimonio totale di circa 179 miliardi di dollari), dice: "Le proteste non hanno cambiato la visione a lungo termine di Hong Kong. Le cose possono tornare molto presto alla normalità, sia dal punto di vista turistico che in termini di spesa pubblica. Ritengo che si tratti di poche settimane ancora prima della piena ripresa".

Il problema potrebbe porsi qualora i blocchi dovessero continuare. Un imprenditore del Territorio spiega ad AsiaNews: "Se le manifestazioni dovessero continuare ancora per molto, i problemi diverranno rilevanti. La Cina ha bloccato i visti turistici per Hong Kong, in particolare per i tour organizzati. Infatti si vedono molti meno cinesi continentali in giro a fare compere. Le vendite al dettaglio, che erano già in diminuzione dall'inizio dell'anno, potrebbero subire un'ulteriore contrazione a due cifre. I ristoranti hanno registrato il 30-40% in meno di clienti, così come tutte le industrie che ruotano attorno al turismo".

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