Laos, decine di cristiani Hmong rifiutano di abiurare: arrestati ed espulsi
Sei famiglie del distretto di Khamkeut hanno dovuto lasciare le loro case e il villaggio. Cacciati dai capi villaggio perché hanno rifiutato di tornare alla religione animista. Uno degli anziani della famiglia è morto per il dolore poco dopo il trasferimento forzato. Altri due giovani cristiani Hmong fermati e imprigionati a causa della fede.

Vientiane (AsiaNews) - Sei famiglie cristiane Hmong hanno dovuto abbandonare a forza il loro villaggio, nel Laos centrale, per essersi rifiutati di rinunciare alla fede cristiana. È quanto denunciano membri della minoranza etnica e conoscenti, secondo cui i sei nuclei - 25 persone in tutto - sono state costrette a lasciare le loro case nel distretto di Khamkeut, nella provincia di Borikhamxay, per non essere tornati al culto degli antichi. La religione tradizionale è praticata dalla maggioranza degli abitanti del villaggio di Ko Hai e degli altri centri della zona; fonti locali spiegano che le autorità locali "non hanno mai accettato" la decisione delle sei famiglie di abbracciare il cristianesimo e hanno cercato in tutti i modi di "ricondurli alla pratica animista". 

Testimoni riferiscono che i capi villaggio hanno arrestato due uomini appartenenti alle famiglie Hmong nel luglio scorso e li hanno trattenuti per almeno un mese, poiché rifiutavano di rinunciare alla fede cristiana. Una volta liberati essi hanno cercato a forza di ricondurli all'animismo, ma i cristiani hanno opposto un nuovo rifiuto e per questo sono stati costretti a lasciare le loro case. 

Le espulsioni e i sequestri delle case - con l'avallo dei vertici governativi del distretto - sono avvenuti fra la fine di agosto e il mese di settembre, ma la vicenda è emersa solo in questi giorni in seguito alla denuncia anonima di alcune fonti locali. Le sei famiglie hanno quindi trovato accoglienza nel villaggio di Hoi Keo, sempre all'interno del distretto di Khamkeut, nei pressi della cittadina di Lak Sao. 

A rendere la situazione delle sei famiglie ancora più drammatica, la morte poco il trasferimento di uno dei patriarchi, di 62 anni; fra le cause del decesso vi sarebbe anche lo stress causato dalla cacciata dalla casa natale del villaggio e la risistemazione forzata in un'altra località. A causa del trasferimento forzato essi hanno perso le loro storiche abitazioni, i terreni e i pochi beni a disposizione. 

In un secondo episodio, risalente ai primi di novembre, altri sette membri della minoranza Hmong - fra cui un giovane di 14 anni - sono stati arrestati nel nord-ovest del Laos, nella provincia di Luang Namtha. Anche in questo caso, dietro il provvedimento di fermo, vi è la conversione dall'animismo al cristianesimo del gruppo, che ha scatenato le ire delle autorità. Due di loro, che hanno opposto un netto rifiuto all'obbligo di abiurare la fede, sono stati poi trasferiti nel carcere provinciale. 

Dall'ascesa al potere dei comunisti nel 1975, con la conseguente espulsione dei missionari stranieri, la minoranza cristiana in Laos è soggetta a controlli serrati e vi sono - a dispetto di una paventata libertà religiosa nella Costituzione - limiti evidenti alla pratica del culto. La maggioranza della popolazione (il 67%) è buddista; su un totale di sei milioni di abitanti, i cristiani sono il 2% circa, di cui lo 0,7% cattolici. I casi più frequenti di persecuzioni a sfondo religioso avvengono ai danni della comunità cristiana protestante: nel recente passato AsiaNews ha documentato i casi di contadini privati del cibo per la loro fede o di pastori arrestati dalle autorità. Le maglie si sono strette ancor più dall'aprile 2011, in occasione di una violenta repressione della protesta promossa da alcuni gruppi appartenenti alla minoranza etnica Hmong, oggetto di persecuzioni per i legami con i governo statunitense ai tempi della guerra in Vietnam.

 

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