Haryana: 200 feriti negli scontri tra polizia e seguaci di un guru indù (accusato di omicidio)
Da oltre una settimana i sostenitori di Baba Rampal sono asserragliati nel suo ashram, per impedire agli agenti di arrestarlo. Donne e bambini vengono usati come scudi umani dai suoi affiliati, che impediscono a oltre 20mila persone di uscire dal luogo. Il santone è sotto processo per la morte di un suo seguace, avvenuta in circostanze misteriose nel 2006.

Barwala (AsiaNews/Agenzie) - Quasi 200 persone sono rimaste ferite negli scontri tra polizia e seguaci di Baba Rampal, sedicente guru indù, accusato di omicidio e in attesa di comparire davanti a una corte dell'Haryana. Usando donne e bambini come scudi umani, da oltre una settimana i suoi devoti sono barricati nell'ashram di Barwala (distretto di Hisar), per impedire alle forze dell'ordine di arrestarlo. Armati di pistole e bombe molotov, da tre giorni gli affiliati attaccano la polizia, tra cui per il momento si conta il maggior numero di colpiti: 105 agenti, contro circa 82 affiliati. Un portavoce del guru ha dichiarato che "persone innocenti hanno perso la vita" e che "otto corpi giacciono nell'ashram". La polizia nega queste accuse.

Non è chiaro se Baba Rampal sia ancora dentro il complesso. Il guru è sotto processo per l'omicidio di un suo seguace, morto in circostanze misteriose in un altro ashram nel 2006. È libero su cauzione, ma i giudici hanno emesso un mandato d'arresto per oltraggio alla corte, poiché più volte egli non si è presentato alle udienze. Il santone è accusato anche di espropri terrieri fraudolenti e violenze sui suoi seguaci.

Questa notte, la polizia è riuscita a far uscire circa 60 persone dall'ashram. "Sono venuto qui da Jaipur il 7 novembre scorso - racconta Mani Ram all'Indian Express - e ogni giorno ci chiedevano di restare per altre 24 ore. Negli ultimi due giorni ci hanno impedito di andarcene, dicendo che la polizia ci avrebbe ucciso". Quando il primo dei seguaci ha abbandonato il luogo "sacro", gli agenti hanno applaudito ogni suo passo, per tranquillizzarlo e spingere anche altri a seguire il suo esempio.

Alla stazione ferroviaria di Hisar vivono da qualche giorno circa 50 donne, prelevate dalle forze dell'ordine prima che la violenza degenerasse. "Volevamo andarcene prima - racconta Laxmi, di Gonda - ma non potevamo. Mio marito e i miei due figli sono ancora dentro. Quando la polizia è venuta a prenderci, sedevamo fuori dall'ashram. Hanno messo noi donne e i bambini fuori per impedire agli agenti di attaccare. Quella gente ha separato le famiglie di proposito, per spingerci a restare".

Anche Dhanno Devi è arrivata all'ashram il 7 novembre scorso: "Quando la situazione è peggiorata volevo andarmene, ma me l'hanno impedito. Anche quando il cibo è finito, gli uomini [del guru] non ci hanno lasciato andare. E i bambini soffrono, ci sono oltre 20mila persone lì dentro. Hanno anche minacciato che Baba non ci avrebbe benedetto, se lo avessimo abbandonato".

 

 

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