Mar Cinese meridionale: Pechino costruisce una nuova isola, con base aerea e navale
Secondo fonti statunitensi la Cina sta edificando una quarta isola nelle Spratly. Washington chiede di interrompere il progetto e auspica “iniziative diplomatiche” per allentare la tensione. Tribunale filippino condanna nove pescatori cinesi per bracconaggio in acque territoriali di Manila. Rischiavano fino a 20 anni di galera, dovranno pagare una multa di 103mila dollari.

Manila (AsiaNews/Agenzie) - Pechino sta edificando una nuova isola - la quarta - così imponente sulla barriera corallina (reef) del Fiery Cross (isole Spratly), da ospitare una pista di atterraggio per aerei da guerra e un porto in acque profonde per l'attracco di navi militari. È quanto affermano fonti dell'esercito statunitense, a conferma delle mire espansioniste del governo asiatico nel mar Cinese meridionale, al centro di una feroce disputa con altre nazioni dell'area, fra cui Vietnam e Filippine. Washington ha chiesto a più riprese a Pechino di interrompere il progetto, auspicando al contempo "iniziative diplomatiche" perché ciascuna "parte in causa" nella disputa "si astenga" dal promuovere "questo tipo di attività". 

La Cina ha creato dal nulla, mediante draghe che hanno prelevato la sabbia dal fondo del mare, un'isola lunga 3mila metri e larga 300 sulla barriera corallina; negli ultimi tre mesi, dall'8 agosto al 14 novembre, secondo la rivista specializzata della difesa IHS Jane's Defence la struttura è cresciuta in modo esponenziale ed è il quarto di questi progetti promosso dai cinesi. Le altre maxi isole sono state edificate sul Johnson South Reef, il Cuarteron Reef ed il Gaven Reef. 

Intanto questa mattina un tribunale filippino ha condannato nove pescatori cinesi per aver violato le leggi "contro il bracconaggio" e la "cattura di specie protette"; il gruppo era stato sorpreso nel maggio scorso con a bordo della loro imbarcazione un enorme quantitativo (nell'ordine delle centinaia) di tartarughe marine, specie protetta. Il giudice ha disposto il pagamento di una multa di 103mila dollari a testa, ma non ha comminato pene detentive; essi rischiavano fino a 20 anni di galera.

Le navi di pattuglia di Manila hanno sorpreso il peschereccio cinese al largo delle Half Moon Shoal, contese da Pechino, distanti 111 km (solo 60 miglia nautiche) dalla costa di Palawan, la punta più occidentale dell'arcipelago filippino. Gli esemplari sopravvissuti alla cattura sono stati rilasciati in una baia di Palawan.

Se non procederanno al pagamento della multa, i pescatori cinsi dovranno scontare una pena detentiva di sei mesi per ciascuno dei due capi di imputazione per i quali sono stati processati, per un totale di un anno di carcere. Da settimane Pechino esercita pressioni diplomatiche verso Manila, per la restituzione dei pescatori e della loro imbarcazione, affermando che il gruppo è stato sequestrato quando si trovava in acque cinesi; per Manila, invece, essi erano nella zona economica esclusiva delle Filippine. 

Da tempo Vietnam e Filippine - che ha promosso una vertenza internazionale al tribunale Onu - manifestano crescente preoccupazione per "l'imperialismo" di Pechino nei mari meridionale e orientale. Il governo cinese rivendica una fetta consistente di oceano, che comprende la sovranità delle Spratly e delle isole Paracel, isole contese da Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia (quasi l'85% dei territori). A sostenere le rivendicazioni dei Paesi del Sud-est asiatico vi sono anche gli Stati Uniti, che a più riprese hanno giudicato "illegale" e "irrazionale" la cosiddetta "lingua di bue", usata da Pechino per marcare il territorio. L'egemonia riveste un carattere strategico per lo sfruttamento di petrolio e gas naturale nel fondo marino, in un'area dell'Asia-Pacifico di elevato interesse; in questo settore transitano infatti i dei due terzi dei commerci marittimi mondiali ed è fra i punti più caldi a livello geopolitico, possibile fattore di innesco di una nuova guerra planetaria. 

 

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