Il Nepal blocca il premier indiano Modi: Non parli dai templi, no alla propaganda indù
di Christopher Sharma
Una formazione temporanea composta da 22 partiti politici, guidata dai maoisti, protesta per la decisione di Narendra Modi di parlare ai fedeli dal tempio nepalese Ramjanaki: "Abbiamo fatto tanto per divenire uno Stato secolare, non vogliamo interferenze religiose". Delhi costretta a cancellare i piani, il premier sarà presente solo al meeting politico regionale.

Kathmandu (AsiaNews) - Il governo indiano ha confermato questa mattina la cancellazione di una visita del premier Narendra Modi a uno dei templi indù più famosi dell'Asia meridionale, il Ramjanaki, che si trova in Nepal. La decisione è stata presa dopo che un blocco composto da 22 Partiti politici nepalesi ha protestato in maniera ufficiale contro quella che definiscono "propaganda religiosa" da parte del primo ministro indiano. Modi andrà comunque a Kathmandu, ma soltanto domani (26 novembre) e solo per prendere parte ai lavori del summit dell'Associazione per la cooperazione regionale dell'Asia meridionale.

Secondo il progetto originale Modi doveva recarsi oggi presso il tempio, addobbato a festa, dove era atteso da fedeli indù nepalesi e indiani. Una speciale processione dal tempio indiano di Ayodhya - già al centro di sanguinose violenze con la comunità musulmana locale - era arrivata nella notte per celebrare il discorso del primo ministro indiano, anche leader del Bharatya Janata Party (Bjp, formazione politica nazionalista e induista).

Ramchandra Jha, leader maoista che ha guidato la protesta politica, spiega: "Narendra Modi non è soltanto il primo ministro dell'India, ma è anche il capo di un Partito chiaramente indù. Abbiamo chiesto ai governi di Nepal e India di cancellare questo incontro e abbiamo proposto di far parlare Modi in un altro posto, laico. Abbiamo lottato anni per avere una Repubblica federale secolare".

Secondo Pushpa Kamal Dahal, presidente della formazione maoista, "esistono molte cospirazioni che remano contro la creazione di uno Stato nepalese laico e che vogliono interferire con la nostra nuova Costituzione repubblicana. La battaglia vinta per il secolarismo del governo è minacciata: dobbiamo salvaguardarla, ed essere sicuri che il nostro Paese non abbia di nuovo una religione di Stato".

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