Attivista cattolico: Non cediamo l'istruzione ai fondamentalisti indù
di Santosh Digal
AsiaNews intervista John Dayal, membro del National Integration Council. L'influenza dei gruppi radicali indù del Sangh Parivar sulla nuova politica educativa proposta dal governo centrale. "Demonizzare il contributo occidentale e islamico all'evoluzione dell'India che conosciamo oggi è un esercizio futile e molto pericoloso".

New Delhi (AsiaNews) - Riscrivere la storia indiana è un pericolo quando il governo tenta di "introdurre ideologie e posizioni contrarie alle minoranze religiose, in particolare musulmani e cristiani, etichettate come aggressori stranieri nei libri di testo e pedagogici usati in alcune scuole governative. Rischiamo di creare un'intera generazione di giovani persone a cui viene insegnato a odiare musulmani e cristiani, per non parlare delle visioni assolutamente oscurantiste sulle donne". Il dott. John Dayal, membro del National Integration Council ed ex presidente dell'All India Catholic Union, parla ad AsiaNews di come i gruppi ultranazionalisti indù sperano di riformare il sistema educativo dell'India, ora che Narendra Modi è Primo ministro del governo federale. Il rischio della "zafferanizzazione" - dal colore arancio usato dagli asceti indù - della cultura. 

È stato notato che il consolidamento della Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss) in India è in aumento e che ha un impatto sull'istruzione.

I gruppi della destra ultranazionalista indù, spesso militante e violenta, che vengono chiamati collettivamente Sangh Parivar hanno avuto un ruolo importante nella polarizzazione del Paese durante le elezioni generali di quest'anno. Hanno rivendicato in modo abbastanza rumoroso il credito per la vittoria del Primo ministro, il sig. Narendra Modi, e del suo Bharatiya Janata Party (Bjp). E ora stanno ricordando che il mandato è legato tanto al piano elettorale di "sviluppo" di Modi, quanto ai loro slogan per rendere l'India una nazione indù. In modo abbastanza corretto, essi hanno fatto notare che il Bjp è stato creato dai leader della Rss come loro braccio politico ed elettorale. Molti dei loro quadri più anziani sono ora non solo membri eletti del Parlamento, ma fanno anche parte del Consiglio dei ministri di Modi.

Questo conferisce loro un peso straordinario non solo nel processo decisionale, ma anche nell'azione sul territorio, dove sono sicuri dell'impunità della polizia e dell'amministrazione.

Molti dei nostri Stati, o province, sono stati governati dal Bjp per due o tre decenni. Anche questo ha aiutato molto la Rss a crescere, soprattutto nell'India centrale e a Delhi.

Il ministero dello Sviluppo delle risorse umane ha dichiarato che, dal prossimo anno, il governo porterà avanti una politica educativa nuova e "olistica", rimpiazzando l'attuale quadro normativo, in vigore da 48 anni (fatto dalla Commissione Kothari nel 1968). C'è bisogno di una simile politica oggi?

Il Sangh [Parivar, ndr] oggi dirige circa 57mila istituti educativi, di cui oltre 53.400 nei villaggi di aree tribali e dalit. Il numero di studenti supera l'1,6 milioni. Il loro obiettivo è avere una scuola Sangh, chiamata Ekal Vidyalayas (o "scuola a un insegnante"), in ogni grande villaggio. L'India ha un totale di 600mila villaggi, due terzi dei quali con una popolazione consistente. Queste scuole superano in numero quelle gestite da cristiani o musulmani, e perfino quelle del settore corporativo. Il governi dell'Unione e statali sono ancora la forza principale nel settore dell'istruzione.

Il pericolo risiede nel tentativo del governo di introdurre le ideologie e le posizioni Sangh contrarie alle minoranze religiose, in particolare musulmani e cristiani, etichettati come aggressori stranieri nei libri di testo e pedagogici usati in alcune scuole governative. Rischiamo di creare un'intera generazione di giovani persone a cui viene insegnato a odiare musulmani e cristiani, per non parlare delle visioni assolutamente oscurantiste sulle donne.

Il ministro dell'Unione per lo Sviluppo delle risorse umane, l'ex attrice televisiva Smriti Boman Irani, è fortemente sostenuta dai piani alti della Rss. Nei sei mesi in cui è stata in carica, ha detto in modo molto chiaro che vorrebbe vedere il settore educativo del Paese diffondere "i valori culturali e sociali indiani" come [sono] propagati dalla Rss, con gli studenti che assorbono una solida formazione basata sui testi indù. Altri ministri hanno sostenuto questa posizione, e il ministro per gli Affari esteri, Shushma Swaraj, ha infatti chiesto che il libro sacro indù, la Gita, sia dichiarato "libro nazionale" del Paese.

La signora Irani ha riempito vari gruppi nazionali, incluso l'Indian Council for Historical Research, di persone con una forte visione nazionalista indù del mondo.

Dobbiamo aspettare e vedere i contorni che assumerà il documento sulla Politica educativa nazionale, ma, dai primi segnali, temo che ci sarà una demolizione delle radici non parrocchiali del sistema indiano, in particolare ai livelli delle scuole elementari e medie, dove le giovani menti sono suscettibili.

I militanti della Rss stanno spingendo per riportare un "discorso nazionalista" nell'istruzione. Il Bharatiya Shikshan Mandal (Bsm), un organismo educativo affiliato alla Rss, ha preparato una politica educativa che cerca di indianizzare l'attuale sistema educativo, introducendo corsi di formazione professionale nei primi anni di scuola e sostituendo quello attuale - in vigore da 480 anni - che segue il modello 10+2+3. Come riportata dai media, la nuova politica desidera cambiare il modello esistente, ma anche incorporare alcuni cambiamenti chiave nel modo in cui l'educazione scolastica è stata impartita fino a oggi. Secondo la nuova proposta, dovrebbe esserci lo studio obbligatorio fino all'ottavo grado 8 della lingua madre, e la scelta di una lingua classica come sanscrito, arabo, greco, latino o ebraico nei successivi quattro anni. Ci analizzi in modo critico questo processo.

Quello che loro chiamano un "discorso nazionalista" è un nazionalismo religioso, in cui le minoranze religiose, culturali ed etniche non hanno spazio.

Non ha alcuna importanza se c'è una nuova spinta sui corsi di formazione professionale, sebbene gli esperti possono definire meglio a quale livello d'età questi [corsi] dovrebbero essere introdotti, e quali sono le professionalità più adatte. Un gran numero di musulmani sono impegnati nei settori tessile, metallurgico e dei tappeti. Si insegneranno questi mestieri nelle scuole? È una grande domanda.

La controversia di sostituire il tedesco con il sanscrito nelle scuole speciali dirette dal governo dell'Unione è un caso a parte. Non lo vedo come un concentrarsi sull'apprendimento delle lingue classiche dell'India, di cui il pāli e il pracrito sono altre due. È un definire il patrimonio culturale indiano [come] basato solo su una religione, lasciando fuori persino il giainismo e il buddismo. I cui fondatori, nati in famiglie regnanti nell'India antica, si sono ribellati contro la morsa dell'ideologia vedica, hanno cercato di riformare il sistema e hanno infine fondato due religioni, ciascuna delle quali ha circa 2.500 anni.

Il sanscrito è un'importante e antica lingua classica, al pari con l'ebraico, il greco e il latino, e se è per questo, come il cinese. Impararlo è una buona cosa. Il punto è sulle sue connotazioni religiose.

In aggiunta, sembra ci sia un desiderio di mitologia religiosa, che tra le altre cose parla di viaggi via aria, piante medicinali ed esseri umani con teste di vari animali innestate da antichi chirurghi plastici, simili a quelli che esistono nella tradizione egizia e greca, ma senza riferirsi ad essi come ad antichi chirurghi, ma presentandoli come fatti di certezza storica. Molti studiosi e molti scienziati hanno avvertito che questo può portare a un arresto della crescita di un temperamento scientifico, e di un nazionalismo insano che porterà gli studenti indiani a essere in svantaggio nei settori globali altamente competitivi della scienza, della tecnologia e della ricerca.

L'insegnamento obbligatorio di materie professionali, l'inserimento di flessibilità nell'educazione e l'eliminazione dei test d'ingresso alle facoltà di ingegneria e medicina sono alcuni fattori chiave della politica dibattuta e preparata dal Sangh. Qual è la sua posizione a riguardo?

Il concetto di insegnamento professionale è abbastanza vecchio nel sistema educativo indiano. quelli che non vogliono studiare oltre il liceo hanno avuto la possibilità di andare negli Indian Training Institute [sorta di istituti professionali, ndr] per ottenere un diploma come ingegnere meccanico, elettricista, idraulico e molti altri mestieri. Ma questo non può sostituire l'istruzione formale per le fasce più povere ed emarginate della popolazione.

Eliminare gli esami per selezionare gli studenti da ammettere ai college professionali è rischioso. In mancanza di un elenco di studenti meritevoli, quelli poveri ma brillanti sono svantaggiati rispetto a quelli che hanno i soldi o sono figli di genitori potenti. Può anche essere usata in modo improprio per l'ammissione preferenziale da quelle fasce che comprendono dalit e altre comunità di minoranza, rispetto agli studenti più poveri che potrebbero essere meglio preparati dal punto di vista accademico.

Non c'è alcuna giustificazione logica per questi cambiamenti, se non quella di soddisfare l'agenda politica del partito ora al potere. La teologia della Rss è parte integrante del Bjp, e il pensiero professato e la politica di quasi tutto il suo gruppo dirigente.

Il Bms sta organizzando una conferenza internazionale sul tema "Politica educativa per una nazione forte", i prossimi 17 e 18 gennaio all'Università di Jaipur in Rajasthan. Oltre a discutere della sua nuova politica, il Bms vuole entrare in contatto con il governo quando esso inizierà a incontrare le parti interessate. Un suo commento.

Qualsiasi organizzazione è libera di organizzare conferenze locali, regionali, nazionali o internazionali per uno scambio di idee con esperti e altri interessati. La questione è se il governo consulterà tutte e parti in causa, inclusa la società civile, su tale questione critica. Se non lo farà, la società civile protesterà, e potrebbe intraprendere le vie legali per fermare questa sfacciata agenda politica che vuole "zafferanizzare" l'educazione.

La "zafferanizzazione" del processo educativo lanciata dalla Rss è vista da molti come una minaccia alla laicità indiana; la coercizione della Chiesa a Bastar è molto problematica per diverse ragioni. Se la Chiesa potesse rivisitare il suo mandato sull'educazione, quale approccio dovrebbe intraprendere?

La "zafferanizzazione" è una realtà politica e la Chiesa è incapace di sfidarla e fermarla senza il sostegno della società civile e senza il coinvolgimento di tutte le minoranze religiose. Questa non è una questione che può essere lasciata ai soli vescovi. Così com'è, essi sono sotto pressione a causa della reale minaccia alle loro licenze sotto il Foreign Contribution Regulation Act, per l'assistenza che ricevono da gruppi europei e americani, tra cui Missio and Miserio. I permessi del Fcra devono essere rinnovati nella primavera del 2015. Il governo sta usando questa situazione per minacciare e costringere a tacere la Chiesa e le organizzazioni non governative. Sfidare il governo può avere delle conseguenze.

Ma c'è davvero bisogno che la Chiesa rivisiti la sua missione educativa per quanto riguarda i più poveri.

Arabo e tedesco potrebbero essere utili per altri scopi, ma possono essere davvero equiparati al sanscrito in questa epoca moderna? Si sostiene che insegnare il sanscrito serva per decolonizzare la mente indiana.

Il tedesco è una lingua moderna e molto utile a livello internazionale. L'arabo è la lingua di qualsiasi interazione commerciale con il Medio oriente e il Nord Africa, incluse le nazioni produttrici di petrolio. Impararle può essere di grande aiuto per i giovani indiani competitivi che cercano opportunità all'estero. Il sanscrito è una lingua classica, come il latino in occidente. Conoscere il sanscrito è utile per leggere e comprendere i testi vedici in lingua originale, e sarà utile per gli accademici che fanno ricerca sull'India antica. Non aiuterà gli studenti che vogliono diventare medici, o uomini d'affari per esempio.

Ad ogni modo, mettere a confronto le lingue non è un esercizio utile.

La decolonizzazione della mente è un processo senza fine. L'India è diventato un Paese libero nel 1947. La lotta per la libertà è stata condotta dal Mahatma Gandhi, da Jawaharlal Nehru e molti altri che erano stati educati nel Regno Unito e negli Stati Uniti d'America, come il dott. B.R. Ambedkar. Molti dei loro colleghi avevano studiato nelle università indiani in epoca coloniale. Nonostante questa influenza europea e occidentale, essi hanno trovato il modo di vincere in modo pacifico la guerra di Indipendenza. Questo è qualcosa che gli indiani che vivono in un mondo globalizzato devono comprendere e accettare. La modernità deve essere radicata nel suolo dell'India, ma deve evolvere in un modo che eviti i mali del passato. Le caste sono uno di quei mali, che sembrano trovare conferma nei sacri testi. La decolonizzazione deve essere vista come un processo molto più grande - la liberazione dalle pastoie della schiavitù esterna e interna. Dobbiamo ricordare che nel lontano passato, l'educazione era appannaggio di poche caste superiori, e l'apprendimento del sanscrito era un privilegio custodito e preservato di una sola casta, con quelle inferiori - compresi i dalit - sottoposte a punizioni brutale se solo osavano impararlo o parlarlo. Riscrivere la storia indiana per sostenere queste norme e demonizzare il contributo occidentale e islamico all'evoluzione dell'India che conosciamo oggi, è un esercizio futile, e molto pericoloso.

L'istruzione aiuta gli individui a diventare bravi esseri umani e, per questo, a contribuire alla costruzione della nazione. Crede che la proposta della nuova politica educativa soddisfi questo?

Il governo deve sviluppare una moderna politica educativa che si basi sui fondamenti dell'educazione universale Macaulay, e anche sul dominio musulmano, durante il quale l'apprendimento della lingua araba e poi dell'urdu nelle madrasse era obbligatorio per tutti i loro fedeli, poveri e ricchi. Almeno, tutti potevano recitare il santo Corano. Anche Kabir e i sufi hanno portato il messaggio di fratellanza universale e pietà per ricchi e poveri, caste basse e alte. Le politiche educative devono garantire l'istruzione per tutti, dall'età di cinque anni fino a quando lo studente può raggiungere il suo talento naturale e donato da Dio.

L'educazione deve anche aiutare a nutrire le lingue, le culture, le tradizioni, il patrimonio e la memoria di quel gruppo di tradizioni religiose e linguistiche che non hanno alcun legame con le radici sanscrite e vediche.

Questo deve quindi necessariamente includere consultazioni con tutte le parti interessate, comprese le minoranze religiose, etniche e linguistiche, perfino i gruppi per i diritti di genere, di lavoro e dei contadini, oltre che educatori, fraternità legali, professionisti specializzati e la società civile in senso più ampio.

Una politica educativa redatta con qualsiasi altro scopo, o sotto l'influenza di un gruppo politico, e che non inculca un temperamento scientifico e una cultura di indagine e fraternità universale, non sarà solo inaccettabile per la maggior parte di noi, ma sarà così profondamente viziata da essere del tutto inutile.

 

 

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