Kuala Lumpur, leader religiosi: Dialogo, base della convivenza fra fedi diverse
Cristiani, musulmani e buddisti riuniti a convegno sottolineano l’importanza del confronto e della comprensione reciproca. Arcivescovo di Kuala Lumpur: “Non vuol dire rinunciare” alla propria fede, ma “capire le sensibilità altrui”. Studioso musulmano indonesiano: tolleranza e pluralismo basi del dialogo.

Kuala Lumpur (AsiaNews) - Il dialogo interreligioso è essenziale per promuovere la comprensione e il rispetto reciproco fra fedeli di religione diversa, in particolare fra musulmani e non musulmani, in un periodo storico in cui si registra un deterioramento nelle relazioni. Ad affermarlo sono i capi delle principali fedi in Malaysia, nazione a maggioranza musulmana in cui, nell'ultimo anno, si sono ripetuti episodi di discriminazione e attacchi mirati, in particolare contro i cristiani. Per i leader religiosi è importante trovare un campo comune di dialogo e delineare le differenze, cercando al contempo di scongiurare tensioni e spaccature sociali. E in quest'ottica è essenziale la partecipazione e il coinvolgimento del mondo moderato, spesso relegato ai margini dai vari fondamentalisti che godono spesso di maggior risalto e popolarità. 

A rappresentare la Chiesa cattolica malaysiana vi è Julian Leow, arcivescovo di Kuala Lumpur, il quale sottolinea che i momenti di dialogo interreligioso sono "piattaforme ottimali per capire motivi e valori alla base delle altre fedi"; l'importante è che confronti di questa natura vengano affrontati con "uno spirito aperto e generoso" e che "tutti i punti di vista" siano tenuti "in debita considerazione". 

"Conoscendo le sensibilità di ciascuno - afferma il prelato - posso prestare attenzione e come intendo professare la mia fede. Che non vuol dire rinunciarvi, ma capire le sensibilità altrui". Le sue parole seguono la lettera aperta inviata da 25 leader religiosi locali di primo piano, che auspicano un "dialogo razionale" sulle posizioni dell'islam nel contesto di una democrazia costituzionale, in un contesto in cui gli scontri basati sulla razza e sul culto sembrano acuirsi. 

Lo studioso musulmano indonesiano Ayang Utriza Yakin afferma che l'islam promuove la tolleranza e il pluralismo, e questo dovrebbe essere la base del dialogo interreligioso, che è "essenziale" in una società multirazziale e multi-confessionale. Gli fa eco la leader buddista Barbara Yen del movimento Maha Vihara, che incoraggia i malaysiani a vivere in armonia e a praticare la moderazione, invece di esasperare le tensioni. L'ira frena lo sviluppo mentale e distorce i giudizi, bisogna invece cercare "la verità". 

Gli inviti al dialogo interreligioso si inseriscono in un contesto di tensione e attacchi mirati contro la minoranza cristiana in Malaysia; dietro i raid e gli abusi di quest'anno - sequestro delle Bibbie, attacchi a chiese e profanazione di tombe - vi è la controversa sentenza della Corte di appello, che impedisce al settimanale cattolico Herald Malaysia di usare la parola "Allah". All'indomani del verdetto, alcuni funzionari del ministero degli Interni hanno bloccato 2mila copie della rivista dell'arcidiocesi di Kuala Lumpur all'aeroporto di Kota Kinabalu, nello Stato di Sabah. Il sequestro era "giustificato" dalla necessità di verificare se la pubblicazione fosse "conforme" al dispositivo emesso dai magistrati e "non vi fosse un uso illegittimo della parola Allah". 

In Malaysia, nazione di oltre 28 milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani (60%), i cristiani sono la terza confessione religiosa (dietro ai buddisti) con un numero di fedeli superiore ai 2,6 milioni; la pubblicazione di un dizionario latino-malese vecchio di 400 anni dimostra come, sin dall'inizio, il termine "Allah" era usato per definire Dio nella Bibbia in lingua locale.

 

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