Bangkok, la giunta militare cancella un seminario sulla libertà di stampa
La Friedrich Ebert Foundation costretta ad annullare l’incontro, parte di una serie di eventi annuali sulle difficoltà dei giornalisti in Asia. Media thai confermano una crescente censura e auto-censura. Il premier annuncia tolleranza zero contro il dissenso: convocato chiunque muoverà critiche.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - La giunta militare thai ha imposto la cancellazione di un seminario sullo stato di salute dei media e della libertà di stampa nel Paese, nel contesto di una repressione crescente verso dissenso e oppositori. È quanto denuncia la Friedrich Ebert Foundation, movimento tedesco pro-diritti umani, secondo cui un gruppo di ufficiali dell'esercito ha imposto l'annullamento dell'evento, in programma oggi in un hotel della capitale Bangkok. Un appuntamento che si inserisce nel contesto di una serie di report annuali sulle sfide e le difficoltà che affrontano i giornalisti in Asia. 

La censura imposta oggi appare con tutta evidenza un nuovo attacco della giunta militare contro opposizioni e diritti civili, dopo l'impeachment e il rinvio a giudizio per l'ex premier thai Yingluck Shinawatra e la condanna a due anni di Jatuporn Prompanm, leader delle Camicie rosse. La messa al bando dell'evento coincide peraltro con la convocazione - ordinata dall'esercito - di due ex ministri del governo Yingluck Shinawatra. 

Analisti ed esperti di politica locale confermano la crescente censura e la lotta al dissenso interno in atto in Thailandia, da quando i vertici militari hanno conquistato il potere con un golpe bianco. "È la triste verità", racconta un dipendente della Friedrich Ebert Foundation: "In un primo momento abbiamo ricevuto una telefonata che ha annunciato la notizia, poi i militari si sono presentati in hotel e ci hanno detto che non avevamo il permesso di tenere l'evento". 

Da qualche tempo strade e piazze della capitale non sono più teatro di scontri e manifestazioni; tuttavia, a fronte di questa situazione di calma e di pace apparente si è registrata una progressiva diminuzione delle libertà e dei diritti civili. I media parlano di auto-censura e di censure imposte dai militari, un fenomeno in aumento sotto la legge marziale; proibiti gli incontri politici e le critiche all'establishment. 

Del resto il premier thai e generale a capo della giunta Prayut Chan-O-Cha ha confermano che verrà "convocato" chiunque sarà considerato ostile al governo o criticherà l'operato dei vertici thai. 

Dal 2005 la Thailandia è teatro di profondi scontri fra "camicie rosse" - vicini agli Shinawatra, popolari nelle campagne e nella fascia debole della popolazione - e "camicie gialle", rappresentanti dei democratici, sostenuti dal ceto medio e dalle élite della capitale, guidati in Parlamento dall'ex premier Abhisit Vejjajiva. Nella primavera del 2010 gli scontri fra manifestanti e polizia hanno causato un centinaio di vittime, innescando un processo politico che ha portato a nuove elezioni e al provvisorio ritorno al potere della famiglia Shinawatra.

Nel maggio scorso un nuovo intervento dell'esercito ha messo fine a mesi di stallo politico e proteste di piazza, che hanno causato almeno 27 morti, determinando la cacciata della premier  Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin, vincitrice alle urne con un ampio voto popolare. Ora il Paese è sotto il controllo dei militari, con il capo delle Forze armate nominato Primo Ministro con il compito di "riformare lo Stato", anche se si ignorano i contenuti di tali riforme e vi è il rischio di una deriva autoritaria. È stato proprio l'attuale premier ad aver architettato e guidato la sanguinosa repressione del 2010, ma nessun membro delle Forze armate è stato incriminato.

THAILANDIA_-_prayut-chan-o-cha.jpg