Bombe, elezioni, condanne: l'Egitto cerca la sua strada
di André Azzam
L'attacco di ieri al Cairo ha fatto due morti e nove feriti. Due giorni fa ad Asswan altri due morti. Molti applaudono al pugno di ferro sulla sicurezza di al-Sisi, altri lo criticano perché illiberale. Le elezioni che dovevano tenersi in marzo e maggio, sono state spostate in data da destinarsi: la Corte costituzionale ha bocciato alcune leggi elettorali. Condanne a morte e all'ergastolo per gli islamisti, ma pure condanne pesanti per giovani dimostranti della primavera araba. Presidente della Federazione delle Chiese protestanti: C'è un futuro buono per l'Egitto.

Il Cairo (AsiaNews) - Una bomba è esplosa ieri davanti alla Corte suprema del Cairo uccidendo due persone e ferendone nove. L'attentato sembra avesse come obiettivo i poliziotti a guardia della Corte.  Un giorno prima, ad Asswan, due civili sono morti per un'esplosione davanti a una stazione di polizia. Ieri altre cinque bombe, molto rudimentali, sono scoppiate qua e là nella capitale, senza fare alcuna vittima.

Dalla deposizione di Mohamed Morsi, il presidente affiliato ai Fratelli musulmani, nel luglio 2013, gli attacchi contro polizia ed esercito sono aumentati. Spesso essi sono rivendicati da gruppi fondamentalisti islamici legati a alla Fraternità o allo Stato islamico.

Abdelfattah al-Sisi, l'ex generale insediatosi nel maggio 2014, ha promesso di sradicare le violenze dei militanti islamisti, ma finora ha avuto solo un successo limitato.

Sebbene diversi lo accusino di avere un pugno di ferro contro ogni opposizione, la maggioranza della popolazione lo vede come il salvatore dell'Egitto e dell'economia del Paese prostrata da anni di tensione.

Il doppio giudizio su al-Sisi (liberatore/dittatore) si è riproposto anche due giorni fa, quando la Corte costituzionale ha bocciato alcune leggi elettorali rimandando le elezioni in data da destinarsi. Le elezioni erano attese per marzo e maggio e dovevano riempire un vuoto elettorale che dura dal giugno 2012, quando il parlamento è stato dissolto perché incostituzionale.

Gli oppositori criticano al-Sisi per il ritardo, anche se egli ha esortato la Corte a fare gli emendamenti necessari e varare la legge entro un mese. In realtà il blocco delle leggi è avvenuto perché considerate penalizzanti la rappresentatività della popolazione.

Al presente per le elezioni si sono presentati 5690 candidati indipendenti o membri di partito per concorrere ai 420 seggi elettivi del parlamento, distribuiti in 19 liste. Due partiti, "Per amore dell'Egitto" e "Alleanza repubblicana delle forze sociali" sostengono al-Sisi anche se l'ex generale non appartiene ad alcun partito.

Molti editorialisti e osservatori pensano che il ritardo nelle elezioni sia un fatto positivo che garantisce maggiore democrazia al processo elettorale.

Intanto l'opinione pubblica egiziana sembra aver accolto bene la conferma della condanna a morte di quattro membri dei Fratelli musulmani e l'ergastolo comminato al loro leader spirituale Mohamed Badie. Essi erano stati condannati lo scorso dicembre; la loro condanna è stata poi confermata dal gran muftì e poi ancora dalla Corte.

I condannati sono accusati di assassinio, incitamento all'omicidio, tentativo di omicidio, possesso di armi e associazione a gruppi armati che hanno terrorizzato la popolazione durante gli scontri avvenuti nel giugno 2013 davanti alla sede dei Fratelli musulmani al Cairo, dove sono stati uccisi 12 dimostranti e feriti 91.

Allo stesso tempo, l'opinione pubblica è scossa per la sentenza che la Corte ha emesso contro i giovani che il 25 gennaio 2011 manifestarono contro Hosni Mubarak e il 30 giugno contro Mohamed Morsi, infliggendo pene da cinque a 15 anni per i dimostranti che hanno sfidato la legge che vietava manifestazioni pubbliche. Fra di loro vi sono il noto attivista Alaa Abdel-Fattah e Ahmed Abdel-Rahman.

La gente è divisa fra coloro che pensano che questi giovani hanno sfidato l'ordine e provocato problemi, e quelli che denunciano la brutalità delle sentenze per i dimostranti che esprimevano solo la loro opposizione a un violento sistema poliziesco. La scorsa settimana, parlando in pubblico, il presidente al-Sisi ha riconosciuto la durezza della sentenza ed ha annunciato che egli potrà fare uso del suo diritto di perdono.

Altre contraddizioni si accumulano: due giorni fa l'associazione degli avvocati si è radunata per chiedere giustizia sull'uccisione di Karim Yahya, un avvocato maltrattato e torturato in una stazione di polizia al Cairo. Due poliziotti sono stati arrestati; ma l'associazione chiede le dimissioni del ministro degli interni, la cancellazione del segreto d'ufficio e la pubblicazione di una relazione imparziale sull'argomento.

Nonostante ciò, vi è un "futuro migliore per l'Egitto": lo afferma il capo della Chiesa evangelica in Egitto, il pastore André Zaki. In un'intervista alla stampa, Zaki, che è presidente della Federazione delle Chiese protestanti (che raduna 17 denominazioni), ha parlato di speranza per il Paese, anche per il crescente riconoscimento del contributo dei cristiani alla rivoluzione anti-Mubarak e  anti-Morsi, come pure a un cambiamento di visione del governo verso i cristiani del Paese.

Egli ha fatto anche notare che la maggiore unità dei cristiani con la vita della nazione sta andando di pari passo con l'unità fra le Chiese ortodossa, cattolica e protestante.

 

 

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