Giustizia e pace di Hong Kong, a sostegno del movimento democratico “degli ombrelli”
di Lina Chan
Al Convegno di Bangkok su “pace e riconciliazione nel contesto dell’Asia”, la delegata di Hong Kong presenta l’impegno dei cattolici del territorio a favore della democrazia. “Occupy Central” e il “movimento degli ombrelli” sono divenuti uno spartiacque nella coscienza politica della popolazione del territorio. La brutta figura del governatore, l’uso strumentale della polizia di Hong Kong; la guerra di Pechino contro il “non patriottismo” e “l’illegalità”.

Bangkok (AsiaNews) – All’incontro internazionale su “Pace e riconciliazione nel contesto dell’Asia”, la delegata di Giustizia e Pace della diocesi di Hong Kong ha presentato – oltre al rapporto sulla Cina – anche quello sul territorio di Hong Kong, focalizzato sul cosiddetto “movimento degli ombrelli”. Tale movimento ha generato una forte presa di coscienza sulla democrazia e ha portato anche a settimane di occupazione pacifica del suolo pubblico e a manifestazioni sotto il titolo di “Occupy Hong Kong”. Il nome di “movimento degli ombrelli” nasce dall’uso che studenti e adulti hanno fatto degli ombrelli per difendersi dagli idranti e dagli spray urticanti usati dalla polizia in alcuni momenti per disperdere gli assembramenti. Ecco il testo integrale dell’intervento di Lina Chan (traduzione italiana a cura di AsiaNews).

Il “movimento degli ombrelli” costituisce uno spartiacque nei movimenti politici di Hong Kong. Con esso, è stata la prima volta che la gente di Hong Kong ha espresso una coscienza politica relativamente forte, impegnandosi per il proprio destino, sia in appoggio, sia contrariando il movimento.

Il governo di Hong Kong in modo intenzionale interpreta (falsamente) il movimento come una semplice inquietudine sociale, che si può risolvere ponendo attenzione a specifici temi politici. In realtà, questo è un movimento politico che sta ridisegnando il paesaggio ideologico di Hong Kong.

Le proteste sono state dei sit-in nell’isola di Hong Kong, che comprendevano una disobbedienza civile di massa, cominciata nel settembre 2014. Tali proteste – ribattezzate “il movimento degli ombrelli” – sono cominciate subito dopo la decisione presa dal Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (Cpanp) riguardo alle riforme proposte sul sistema elettorale di Hong Kong. La decisione era vista come molto restrittiva, soprattutto perché il Partito comunista avrebbe avuto controllo su quali candidati potevano presentarsi all’elettorato di Hong Kong.

A partire dal 22 settembre 2014, gli studenti hanno lanciato uno sciopero contro la decisione del Cpanp; il 26 settembre la Federazione degli studenti e Scholarism [organizzazione degli studenti medi –ndr] hanno iniziato una protesta davanti alla sede del governo. Il 28 settembre, il movimento di  Occupy Central with Love and Peace ha annunciato che essi avrebbero iniziato subito la loro campagna di disobbedienza civile.

Le dimostrazioni sono iniziate all’esterno della sede del governo di Hong Kong, e i membri di quello che in seguito verrà chiamato “il movimento degli ombrelli”, ha occupato diversi incroci molto importanti della città. I dimostranti hanno bloccato le arterie di comunicazioni fra est e ovest nella zona nord dell’isola di Hong Kong, vicino ad Admiralty. Le tattiche della polizia (compreso l’uso di gas lacrimogeni) e gli attacchi contro i manifestanti da parte di oppositori, fra cui membri delle triadi, hanno spinto molti cittadini a unirsi alle proteste, occupando Causaway Bay e Mong Kok. Il numero dei dimostranti è giunto fino a un massimo di 100mila persone, travolgendo la polizia e portando a errori di contenimento.

Membri del governo di Hong Kong e di Pechino hanno denunciato l’occupazione come “illegale” e come “violazione allo stato di diritto”; i media statali  e ufficiali cinesi hanno di continuo accusato il ruolo “istigatore” dell’occidente nelle proteste, minacciando il pericolo di “morti e feriti e altre gravi conseguenze”.

Le proteste hanno creato una spaccatura nella società di Hong Kong e hanno galvanizzato i giovani – una sezione della società che prima era considerata amorfa dal unto di vista politico – nell’attivismo politico o nell’accresciuta coscienza dei loro diritti civili e responsabilità. Vi sono stati scontri fisici nelle zone di occupazione e discorsi incendiari sui social media; membri di una stessa famiglia si sono trovati su fronti differenti.

Alcuni punti chiave ad Admiralty, Causeway Bay e Mong Kok sono rimasti occupati e chiusi al traffico per più di 70 giorni. Per almeno due mesi i sostenitori del suffragio universale hanno mantenuto le loro posizioni, nonostante numerosi incidenti di intimidazione e violenze da parte di delinquenti e triadi a Mong Kok e diversi tentativi di pulizia da parte delle forze dell’ordine. L’occupazione di Mong Kok è stata spazzata via con qualche violenza il 25 novembre. Admiralty e Causeway Bay sono state terminate senza opposizione l’11 e il 14 dicembre.

Per tutto il tempo della protesta, il governo di Hong Kong ha usato la polizia e i tribunali per risolvere i problemi politici, facendo emergere l’accusa che queste istituzioni sono divenute uno strumento politico, che ha compromesso [il valore di] la polizia e il sistema giudiziario nel territorio, corrompendo il “governo secondo la legge (rule of law)” e trasfromandolo in un “governo con le leggi” (rule by law). L’immobilità della polizia e le azioni violente durante l’occupazione hanno danneggiato in profondità la reputazione di ciò che una volta era riconosciuto come la più efficiente, onesta, imparziale polizia in tutta la regione dell’Asia Pacifico.

Le proteste si sono concluse senza alcuna concessione da parte del governo; al contrario, hanno innescato un fiume di retorica e propaganda da parte di CY Leung [il governatore di Hong Kong – ndr] e di leader cinesi sullo stato di diritto e il patriottismo, con un assalto alla libertà accademica e alle libertà civili degli attivisti.

 

Lavoro svolto da Giustizia e pace di Hong Kong in risposta all’attivismo per lo sviluppo democratico di Hong Kong

 

La Commissione diocesana di Giustizia e pace lavora a stretto contatto con il movimento degli studenti e con i leader di Occupy Central.

  1. Abbiamo organizzato una giornata (deliberation day) per i cattolici, per discutere il movimento democratico a Hong Kong.
  2. Abbiamo aiutato l’organizzazione di un “deliberation day 3”, dove i partecipanti hanno scelto tre proposte elettorali che permettono le nomine [dei candidati] da parte della società civile.
  3. Aiuto al referendum del 22 giugno e 29 giugno, dove quasi 800mila persone di Hong Kong hanno votato a sostegno delle nomine [dei candidati] da parte della società civile. Vi è stato un aiuto alle parrocchie a costituire un seggio elettorale per far votare la gente al referendum del 22 e del 29 giugno.
  4. Cooperazione con altre ong di Hong Kong nell’organizzare una marcia per il suffragio universale dal 14 al 22 giugno, a cui ha preso parte anche il card. Joseph Zen.
  5. Offerta di sostegno legale ai cattolici arrestati.
  6. Lancio di una campagna di aiuto per i cinesi della Cina popolare, attivisti simpatizzanti del “movimento degli ombrelli” e che [a causa di ciò] sono stati arrestati in Cina.

Formazione

  1. Sono stati organizzati in diverse parrocchie molti seminari su questo tema.
  2. Sono stati pubblicati vari libretti per far comprendere il concetto di democrazia, di sviluppo democratico a Hong Kong e la dottrina sociale della Chiesa.
  3. E’ stato organizzato un incontro di preghiera per il future di Hong Kong prima che iniziasse il “movimento degli ombrelli” e diversi incontri di preghiera e riconciliazione in varie parrocchie durante il “movimento degli ombrelli”.

(Ha collaborato Shafique Khokhar)

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