Aleppo, gli islamisti all'attacco per cacciare le truppe di Assad e introdurre la sharia
Un’alleanza di forze ribelli, guidata da un gruppo affiliato ad al Qaeda, vuole conquistare la seconda città della Siria. Aleppo è un centro economico e industriale di enorme importanza strategica. Nell’attacco non sarebbero coinvolte le milizie dello Stato islamico. Finora quattro morti e 70 feriti fra i civili.

Aleppo (AsiaNews/Agenzie) - Un’alleanza di forze ribelli, guidate da gruppi islamisti, ha lanciato una grande offensiva contro le truppe governative ad Aleppo, per assumere il completo controllo della seconda città per importanza della Siria. Ad affermarlo sono fonti locali rilanciate dall’Osservatorio siriano dei diritti Umani (Ondus), gruppo con base a Londra e una fitta rete di contatti sul territorio siriano. Secondo gli attivisti, i ribelli avrebbero lanciato “centinaia di razzi e missili” nelle aree sotto il controllo delle truppe fedeli al presidente Bashar al Assad. 

Dalle prime informazioni, ancora in attesa di conferme ufficiali, vi sarebbero almeno quattro morti fra i civili e più di 70 feriti. Cinque i miliziani ribelli uccisi negli scontri a fuoco con le forze governative nella zona ovest di Aleppo, città nel nord del Paese dall’enorme importanza storica e strategica. Dal 2012 la città è divisa in due settori con le forze governative nella zona ovest e le milizie ribelli che controllano il settore orientale.

Secondo quanto racconta l’Osservatorio, alla guida dell’attacco vi sarebbero i movimenti - da poco alleati - di Jabhat al-Nusra, affiliato ad Al Qaida, e i jihadisti di Ahrar al Sham. Finora non vi sono conferme di un coinvolgimento delle milizie dello Stato islamico nell’offensiva. 

In una nota ufficiale i gruppi ribelli autori dell’attacco affermano che l’obiettivo è “liberare la città di Aleppo” e assicurare che venga applicata la sharia, la legge islamica. 

La perdita di Aleppo sarebbe un colpo durissimo per il governo siriano e il presidente, che vedrebbe ristretta la sua area di influenza e di controllo dal nord di Damasco fino alla coste del Mediterraneo. 

Dall'inizio della rivolta contro Bashar al Assad, nel 2011, oltre 3,2 milioni di persone hanno abbandonato la Siria e altri 7,6 milioni sono sfollati interni. Almeno 230mila le vittime del conflitto, molte delle quali civili per i quali il 2014 è stato l'anno peggiore.

In questo panorama di guerra e terrore, i membri dello Stato islamico si sono distinti per brutalità e violenza: i miliziani jihadisti avrebbero giustiziato oltre 3mila persone a un anno dalla nascita del “Califfato” in Iraq e Siria, di cui 1800 erano civili, compresi almeno 74 bambini. 

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