Bambino di 10 anni sacrificato in un caso di stregoneria in Nepal. Quattro arresti
di Christopher Sharma
Il bambino si chiamava Jeevan Kohar e stava giocando vicino casa. È stato adescato con una scatola di biscotti e con 0,40 centesimi di euro. Il suo corpo offerto in sacrificio agli dei indù per curare un ragazzo di 18 anni. Il padre del malato confessa di sentirsi in colpa. Avvocati lamentano in Parlamento l’esistenza di pratiche superstiziose indù, che giustificano l’omicidio di persone innocenti.

Kathmandu (AsiaNews) - Alcuni avvocati nepalesi sono intervenuti ieri alla seduta del Parlamento per chiedere punizioni severe nei confronti degli assassini di un bambino di appena 10 anni, sacrificato agli dei indù per curare un altro ragazzo. A poche settimane dalla sentenza che ha condannato due donne (una delle quali stregona) per l’omicidio di un bambino di tre anni con lo scopo di estrarne il sangue e imparare l’arte della stregoneria, il Paese è scosso da un nuovo caso di omicidio per pratiche superstiziose legate ai rituali indù.

Il fatto risale a martedì 21 luglio, quando dalla città di Kudiya (distretto centro-meridionale di Nawalparasi) scompare un bambino di dieci anni, Jeevan Kohar figlio di Parmanand Kohar. Il 25 luglio la polizia ha arrestato quattro persone, tra cui anche uno sciamano (v. foto). Il maggior indiziato è Kodai Harijan, reo-confesso di aver attirato il piccolo con l’inganno, per poi ucciderlo e offrirlo agli dei per curare il figlio malato di 18 anni.

L’avvocato Baijanath Chaudhari ha chiesto di fronte al Parlamento nepalese che Kodai sia punito in modo severo: “Nessuna fede merita rispetto se la sua pratica è maligna. In nome dell’induismo, la sua pratica è diabolica. Il santone indù, lo sciamano e tutti quelli che sono coinvolti nell’assassinio devoto essere puniti con la confisca di tutti i beni e la prigione a vita”.

La polizia ha rivelato che Kodai ha confessato i dettagli dell’omicidio a sangue freddo. Suo figlio Bijay soffriva di problemi di salute e il 21 luglio aveva chiesto di essere “pacificato con carne umana”. Il padre ha provato a giustificare alle autorità la richiesta del figlio, definendolo “in preda all’incantesimo di un fantasma”. Quindi l’uomo ha deciso di offrire per la cura del figlio un bambino vicino di casa, adescandolo con una scatola di biscotti e 50 rupie nepalesi [circa 0,40 centesimi di euro - ndr]. Ha comprato dei bastoncini di incenso e canfora, ha chiamato uno sciamano e due amici per farsi aiutare nell’omicidio. Il primo amico teneva la testa e le mani del bambino, il secondo manteneva i piedi, mentre Kodai gli tagliava la gola con un’accetta.

L’omicida ha riferito di sentirsi in colpa per quanto commesso. “Non avevamo pianificato di uccidere proprio quel bambino - ha confessato alla polizia -, ma abbiamo trovato solo lui in quel momento”.

Gli inquirenti riferiscono che l’uomo all’inizio ha anche provato a evitare i sospetti di un suo coinvolgimento, aiutando la famiglia nella ricerca del bambino scomparso e rassicurandola di un suo ritorno. Nal Prasad Upadhyaya, funzionario di polizia, ha affermato che gli arrestati saranno incolpati di omicidio davanti al giudice. “Decine di bambini sono uccisi e sacrificati per offrire il sangue fresco e il loro corpo alle divinità indù del male. Questa è un’antica tradizione induista e ancora molte persone credono ai santoni, agli stregoni e agli incantesimi”. “Inoltre tanti scelgono di andare dai guru indù e dagli sciamani prima di recarsi in ospedale. Esistono molte pratiche superstiziose nella religione indù che devono essere corrette subito”, ha aggiunto.

Subas Nemwang, presidente del Parlamento, ha dichiarato: “Questo è un crimine umano e tutti devono essere puniti. Nessuno è esonerato dalla propria religione. L’induismo non può proteggere i mali sociali”.

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