Dopo quattro anni di carcere, liberi due cristiani arrestati per “attività anti-governative”
Si tratta del blogger cattolico Paulus Le Van Son e del leader protestante Nguyen Van Oai. La coppia era stata fermata senza mandato di arresto, e durante il processo è stata limitata la loro assistenza legale. Nei mesi scorsi hanno subito pressioni dalle autorità per estorcere una confessione. Ancora in prigione altri dissidenti.

Hanoi (AsiaNews) - Le autorità vietnamite hanno rilasciato due attivisti cristiani, liberati dopo aver scontato per intero il periodo di condanna inflitto durante il processo. Si tratta del famoso blogger cattolico Paulus Le Van Son e del leader protestante Nguyen Van Oai, in prima linea nella difesa dei diritti sociali. I due sono usciti nei giorni scorsi di prigione, dopo aver subito un procedimento farsa secondo capi di imputazione spesso usati dalle autorità e dal partito comunista per colpire il dissenso. 

Arrestati nell’agosto del 2011 durante una serie di raid contro blogger e attivisti pro-diritti umani che avevano legami con gruppi e organizzazioni religiose, movimenti ambientalisti e patrioti anti-cinesi, Le Van Son e Nguyen Van Oai sono stati rinchiusi in un carcere di Hanoi.

Entrambi hanno dovuto scontare una pena di quattro anni di prigione e di altri quattro di libertà vigilata, per aver cercato di “rovesciare il governo legittimo” in base al controverso articolo 79 del Codice penale vietnamita. La coppia era stata fermata senza mandato di arresto e durante l’intero processo non hanno potuto godere di un’adeguata assistenza legale. 

Interpellato da Radio Free Asia (Rfa) dopo il rilascio, Van Oai afferma di aver ricevuto in prigione nei mesi scorsi ripetute pressioni per firmare un atto in cui si dichiarava colpevole. Una volta firmato, le guardie lo avrebbero liberato. In seguito, gli hanno chiesto di scrivere una confessione personale. Tuttavia, egli si è sempre opposto e ha continuato a professare le propria innocenza.

Restano ancora in carcere Dang Xuan Dieu e Ho Duc Hoa, arrestati nel contesto della repressione attuata da Hanoi nel 2011. Essi devono scontare 13 anni di carcere, la pena più severa inflitta ad esponenti del movimento. 

La vicenda di Paulus Le Van Son - come quelle di Le Quoc Quan, Cu Huy Ha Vu e di decine di altri blogger e attivisti in prigione - testimonia il pugno di ferro usato ormai da tempo dai vertici comunisti di Hanoi contro il dissenso interno. Nel mirino delle autorità anche leader religiosi, fra cui buddisti e cattolici, o intere comunità come successo in passato nella diocesi di Vinh, dove media e governo hanno promosso una campagna diffamatoria e attacchi mirati contro vescovo e fedeli.

La repressione colpisce anche singoli individui, colpevoli di rivendicare il diritto alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti civili dei cittadini. Secondo il movimento attivista internazionale Human Rights Watch (Hrw) al momento vi sono fra i 150 e i 200 blogger e attivisti rinchiusi nelle carceri vietnamite, con la sola colpa di aver voluto esercitare (e difendere) diritti umani fondamentali.

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