La polizia turca arresta 32 giornalisti di media in lingua curda
Il raid fa seguito a quelli che nelle settimane scorse hanno colpito i giornali dell’opposizione. Per la vice-presidente (turca) della Corte europea per i diritti umani l’immagine della Turchia come Paese che tollerava “torture” è stata sostituita da quella di uno Stato che non protegge le libertà di parola e di stampa.

Ankara (AsiaNews/Agenzie) – La polizia turca ha compiuto ieri 32 arresti di giornalisti di media in lingua curda. A quanto riferisce l’agenzia Degan, gli arresti sono avvenuti nella città di Diyarbakir, nel sudest del Paese.

L’agenzia Dicle ha riferito di essere stata oggetto, insieme al quotidiano Azidiye Welat, del raid degli agenti dell’antiterrorismo che hanno fermato anche alcuni impiegati delle due testate.

L’operazione di polizia appare collegata con l’offensiva anti-curda lanciata dal presidente Erdogan, ufficialmente per contrastare i “terroristi” del Kurdistan Workers’ Party (PKK), ma viene anche vista nella prospettiva delle elezioni politiche previste per l’inizio di novembre.

Gli arresti di ieri fanno seguito a quelli che nelle settimane scorse hanno colpito giornalisti e società che possiedono media dell’opposizione, provocando critiche da parte dei Paesi occidentali e non solo.

In una recente intervista al quotidiano Hürriyet, Işıl Karakaş, giudice turca da poco eletta vice-presidente della Corte europea per i diritti umani, ha detto che l’immagine della Turchia come Paese che tollerava “torture” è stata sostituita da quella di uno Stato che non protegge la libertà di stampa.

“La Turchia – ha detto la signora Karakaş – è vista come un Paese nel quale le libertà di parola e di stampa non sono garantite secondo gli standard europei. Gli organi del Consiglio d’Europa – ha aggiunto – sono particolarmente attenti a tale questione”.

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