Wei Jingsheng: "Almeno 20 milioni di persone vogliono abbandonare il Partito comunista"

Washington (AsiaNews/Et) - Wei Jingsheng, il "Padre della democrazia" in Cina, ha dichiarato in un'intervista all'Epoch Times che oltre 20 milioni di persone vogliono abbandonare il Partito Comunista cinese (Pcc).

Wei è noto per aver proposto nel '78 a Deng Xiaoping di attuare una "quinta modernizzazione": la democrazia. A causa di questo egli ha subito circa 16 anni di carcere. Egli vive ora in esilio negli Stati Uniti.

Nel corso dell'intervista Wei definisce il recente boom economico cinese "solo un miraggio": la maggioranza della popolazione cinese continua infatti a soffrire sotto l'oppressione del regime e la classe media non riesce a sottrarsi al ricatto compiuto dal Partito e dai suoi membri. La situazione continua a peggiorare perché i disastri – naturali o provocati dall'uomo – colpiscono ogni giorno la popolazione dei più bassi strati sociali. Molti rappresentanti di alto rango del Pcc hanno le sue stesse convinzioni e sono molto più sprezzanti di lui: le attuali azioni ed i modi di fare degli eredi di Mao sono infatti in aperto contrasto con le intenzioni originali dei membri veterani, che miravano alla prosperità del popolo.

Wei definisce le attuali defezioni dal Partito "un fenomeno naturale", perché le persone hanno perso fiducia nel Pcc da oltre 20 anni: ricorda di aver visto, già il 4 giugno 1989, diversi cartelli che indicavano la presenza di agenzie ed organizzazioni a supporto della protesta degli studenti per la democrazia e contro la corruzione. All'epoca anche l'Ufficio generale del Comitato Centrale era a favore degli studenti, a dimostrazione di come le cose in questi anni si siano deteriorate. Da allora, il favore della gente comune ha sempre di più abbandonato il Pcc perché il regime continua ad andare contro la volontà del popolo.

Wei sottolinea un chiaro segnale del decadimento del Pcc ovvero l'attuale politica di "mantenere i  membri ad ogni costo". Il Partito ha infatti una Costituzione interna che prevede la diretta espulsione dalla lista dei membri di chiunque non paghi la tassa associativa per oltre 6 mesi. Vi sono membri che, al momento, hanno oltre 10 anni di arretrati da pagare, senza alcuna sanzione. Wei racconta di suo fratello a cui i rappresentanti del Partito hanno "condonato" 5 mesi di arretrati per convincerlo a pagare almeno una volta la tassa associativa. Il Pcc è alla ricerca disperata di nuovi membri e mira in special modo ai giovani prossimi agli esami. Secondo Wei il Partito è oramai sull'orlo del collasso e solo pochi disperati hanno la voglia di iscriversi per dimostrare il loro supporto alla politica che guida il Paese.

La recente defezione di Chen Yonglin, 37 anni, primo segretario del consolato cinese di Canberra (Australia), aiuta gli occidentali a capire come un membro vede realmente il suo Partito. Chen aveva il compito preciso di assicurarsi che nessuno abbandonasse il Pcc, ma poi lui stesso ne è fuggito. Molti membri abbandonano perchè non vogliono più essere considerati complici del Partito e del regime da esso generato.

Vi sono nel Paese molte persone che, per vari motivi, non hanno ancora fisicamente abbandonato il Pcc ma, secondo Wei, i loro cuori lo hanno già fatto da molto tempo. "Il Partito e la gente comune - dice - contano insieme i giorni che mancano alla totale rovina".

Chi è Wei Jingshen

Wei ha una lunga storia nel campo dei diritti umani e della democrazia in Cina. Il 5 aprile 1976, a 26 anni, partecipa al primo moto antigovernativo che scoppia in piazza Tiananmen. Due anni dopo appare, nei pressi di uno dei principali incroci della capitale, il Muro della Democrazia (nella foto): un angolo di muro dove sono affissi i dazibao della contestazione democratica. Il 5 dicembre 1978 affigge il testo che lo renderà celebre – "La Quinta Modernizzazione" - dove sviluppa l'idea che il progresso economico del paese (le "quattro modernizzazioni" esaltate dal regime comunista) deve passare attraverso la democratizzazione del sistema, senza la quale il popolo non avrà alcun beneficio. Wei denuncia la detenzione per motivi politici, la miseria di una parte della popolazione, le origini politiche della delinquenza giovanile, la vendita di bambini per le strade di Pechino. Dal '79 al '93 è ternuto in prigione per volere di Deng Xiaoping. Dopo il rilascio, il primo aprile 1994 viene fatto sparire insieme alla sua compagna. Il 13 dicembre 1995, un anno e mezzo dopo il nuovo arresto, Wei riappare davanti alla Corte popolare di Pechino e condannato a 14 anni di prigione per "aver complottato contro il governo". Il 16 novembre 1997 è stato scarcerato dalle autorità cinesi dopo fortissime pressioni da parte della comunità internazionali e mandato all'estero per "cure", ma in realtà condannato all'esilio. Al momento si trova negli Stati Uniti ed è il presidente del Comitato oltreoceano del Movimento "Democratic China".

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