Conflitto siriano: su Assad restano distanti le posizioni delle diplomazie internazionali
Nulla di fatto dall’incontro di ieri a Vienna fra Stati Uniti, Russia, Turchia e Arabia Saudita. Un quartetto anomalo che apre nuovi spiragli alla diplomazia. Il destino politico del presidente siriano uno dei principali nodi da risolvere per mettere fine alle violenze. Russia e Giordania concludono un accordo per “coordinare” le azioni militari.

Vienna (AsiaNews/Agenzie) - Restano distanti le posizioni delle cancellerie internazionali impegnate nella ricerca di una soluzione alla crisi siriana e, in particolare, sul futuro del presidente Bashar al-Assad. L’incontro del “quartetto anomalo” che si è tenuto ieri a Vienna (Austria) - presenti Stati Uniti, Russia, Turchia e Arabia Saudita - non ha sortito effetti nei negoziati e permane la situazione di stallo. Del resto proprio il destino di Assad è uno dei principali nodi da sciogliere per mettere fine alle violenze.

Il ministro saudita degli Esteri Adel Al-Jubeir, presente all’incontro, conferma che “non è stato raggiunto” un consenso sul destino politico di Assad, ma restano aperti anche per il futuro i canali della diplomazia.

L’incontro di Vienna giunge a tre settimane dall’ingresso della Russia nel conflitto siriano, con una serie di raid aerei lanciati dall’aviazione di Mosca contro lo Stato islamico e gli altri gruppi jihadisti presenti sul territorio. Presenti il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov, i colleghi saudita Adel Al-Jubeir e il turco Feridun Sinirlioglu, oltre che il segretario di Stato Usa John Kerry.

Stati Uniti e Russia mantengono posizioni distanti dall’inizio della crisi, ma l’incontro del quartetto, un inedito sul palcoscenico siriano, è un primo tentativo di internazionalizzare un conflitto che ha causato la morte di 250mila persone dal marzo 2011.

Il ministro russo Lavrov ha rinnovato l’impegno alla lotta al terrorismo in Siria e la necessità di una soluzione politica alla crisi. Intanto Mosca e Giordania hanno raggiunto un accordo volto a “coordinare” le azioni militari nello scacchiere siriano e creare un “meccanismo” che possa favorire la fine della guerra.

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