India, la maternità surrogata sarà vietata alle coppie straniere
Il governo di New Delhi ha presentato una petizione alla Corte suprema. La pratica dell’utero in affitto sarà permessa solo alle coppie indiane. I prezzi ridotti della “gravidanza in affitto” in India hanno reso il Paese un hub per il “turismo della procreazione”. Ogni anno nascono circa 6mila bambini in questo modo, di cui la metà va all’estero. Madri surrogate povere sfruttate per denaro.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – Il governo dell’India ha deciso che renderà illegale la surrogazione di maternità per le coppie straniere. Solo i cittadini indiani che hanno problemi di fertilità potranno continuare ad attuare la pratica dell’utero in affitto, che porta ogni anno alla nascita di circa 6mila bambini per un giro d’affari di quasi un miliardo di dollari. Da anni gli esperti sono preoccupati per la facilità con cui genitori stranieri – di solito provenienti da Paesi ricchi – trovano in India madri surrogate perlopiù appartenenti a classi povere, che “affittano” il loro utero in cambio di soldi e di frequente sono vittime di sfruttamento.

La decisione del governo di New Delhi è stata comunicata alla Corte suprema tramite un affidavit [una petizione presentata da avvocati e giuristi – ndr]. Nella dichiarazione si legge che le autorità “non sostengono la surrogazione commerciale”. Per questo, il divieto si applicherà solo alle coppie straniere. La legge dovrà passare attraverso il vaglio del Parlamento e la prima udienza pubblica è prevista per il prossimo 15 novembre.

Secondo le leggi attuali, l’India permette alle coppie straniere di contrarre un “accordo di surrogazione” solo se queste sono composte da genitori eterosessuali sposati da almeno due anni. Uno studio del Washington Post riporta che sul totale di circa 6mila nascite all’anno, circa la metà dei bambini finisce all’estero. Il motivo è che il costo delle pratiche natali nel Paese asiatico è molto inferiore rispetto all’occidente. Il “prezzo” della gravidanza può variare dai 18mila ai 30mila dollari (un terzo rispetto al prezzo negli Stati Uniti), di cui circa 8mila spettano alla donna che porta in grembo gli embrioni donati dalla coppia. I costi ridotti hanno reso il Paese un vero e proprio hub per il “turismo della procreazione”.

Esperti rivelano però alla Reuters che spesso le gestanti non vengono avvisate delle ripercussioni della gravidanza per la loro salute e molte vengono “ingannate” perché povere e ignoranti. Jennifer Lahl, direttore e fondatrice del Center for Bioethics and Culture Network, dichiara all’agenzia CNA che la proposta è un buon inizio: “Non credo che porterà alla fine della pratica [della maternità surrogata] ma rappresenta un buon inizio perché in India spesso le donne vengono sfruttate e i bambini abbandonati”.

Anche se la pratica della surrogazione è molto comune, la povertà estrema spinge molte donne a offrire il proprio corpo “senza però valutare i rischi connessi al fatto che gli embrioni della coppia donatrice sono dei corpi estranei. Queste sono delle gravidanze innaturali, e presentano maggiori complicazioni”.

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