Papa: La logica del Vangelo si esprime nell’umiltà e nella gratuità
Nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il papa sottolinea: “La logica mondana poggia sull’ambizione e sulla competizione, combatte con le armi della paura, del ricatto e della manipolazione delle coscienze”. Francesco affida all’intercessione dei nuovi beati proclamati in Spagna “i tanti cristiani che ancora oggi, purtroppo, sono perseguitati”. Un'Ave Maria per il viaggio in Africa.

Città del Vaticano (AsiaNews) – 

La logica evangelica, quella di Gesù, “si esprime nell’umiltà e nella gratuità, si afferma silenziosamente ma efficacemente con la forza della verità. I regni di questo mondo a volte si reggono su prepotenze, rivalità, oppressioni; il regno di Cristo è un «regno di giustizia, di amore e di pace». Lo ha detto oggi papa Francesco, nell’Angelus pronunciato nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Questa logica è in contrapposizione con quella mondana, che invece “poggia sull’ambizione e sulla competizione, combatte con le armi della paura, del ricatto e della manipolazione delle coscienze”.

Gesù, dice il pontefice, “si è rivelato re quando? Nell’evento della Croce! Chi guarda la Croce di Cristo non può non vedere la sorprendente gratuità dell’amore. Qualcuno di voi dice: ‘Padre, questo è stato un fallimento’. Il peccato è un fallimento, nel fallimento delle ambizioni umane, lì c’è il trionfo della Croce. Nel fallimento della Croce si vede l’amore! L’amore gratuito che ci dà Gesù”.

Parlare di potenza e di forza, aggiunge, “significa per il cristiano fare riferimento alla potenza della Croce e alla forza dell’amore di Gesù: un amore che rimane saldo e integro, anche di fronte al rifiuto, e che appare come il compimento di una vita spesa nella totale offerta di sé in favore dell’umanità”. Sul Calvario, “i passanti e i capi deridono Gesù inchiodato alla croce, e gli lanciano la sfida: «Salva te stesso scendendo dalla croce!»”.

Ma paradossalmente “la verità di Gesù è proprio quella che in tono di scherno gli scagliano addosso i suoi avversari: «Non può salvare sé stesso!» (v. 31). Se Gesù fosse sceso dalla croce, avrebbe ceduto alla tentazione del principe di questo mondo; invece Lui non può salvare sé stesso proprio per poter salvare gli altri, proprio perché ha dato la sua vita per noi, per ognuno di noi. Gesù ha dato la sua vita per me! Questi in piazza, ognuno di noi dica nel suo cuore ‘ha dato la Sua vita per me’. Per poter salvare ognuno di noi dai nostri peccati”.

Questo, spiega il papa, “chi lo ha capito? Uno dei due malfattori che sono crocifissi con Lui, detto il “buon ladrone”, che Lo supplica: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42). Ma questo era un malfattore, un corrotto: era lì condannato a morte… Ma ha guardato, nell’atteggiamento e nella mitezza di Gesù, l’amore. E questa è la forza del regno di Cristo, l’amore”.

Per questo “la regalità di Gesù non ci opprime, ma ci libera dalle nostre debolezze e miserie, incoraggiandoci a percorrere le strade del bene, della riconciliazione e del perdono. Guardiamo al buon ladrone, e diciamo tutti insieme quello che ha detto lui: ‘Gesù, ricordati di me quando sarai entrato nel tuo regno’. È chiedere a Gesù, quando ci vediamo deboli e peccatori e sconfitti, di guardarci. Non ti dimenticare di me”.

Di fronte alle tante lacerazioni nel mondo e alle troppe ferite nella carne degli uomini, chiediamo alla Vergine Maria di sostenerci nel nostro impegno di imitare Gesù, nostro re, rendendo presente il suo regno con gesti di tenerezza, di comprensione e di misericordia.

Dopo la preghiera mariana, Francesco ricorda la beatificazione di Federico da Berga e venticinque compagni martiri, uccisi in Spagna durante la feroce persecuzione contro la Chiesa nel secolo scorso: “Si tratta di sacerdoti, giovani professi in attesa di ordinazione e fratelli laici appartenenti all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Affidiamo alla loro intercessione i tanti nostri fratelli e sorelle che purtroppo ancora oggi, in diverse parti del mondo, sono perseguitati a causa della fede in Cristo”. 

Mercoledì prossimo, conclude il papa, "inizio il viaggio in Africa, visitando Kenya, Uganda e la Repubblica Centrafricana. Chiedo a tutti voi di pregare per questo viaggio, affinché sia per tutti questi cari fratelli e anche per me, un segno di vicinanza e amore. Chiediamo insieme alla Madonna di vegliare su queste care terre, affinché ci sia la pace e la prosperità". 

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