Jakarta, no ai “gruppi Lgbt” in università: Sono contro la cultura nazionale
di Mathias Hariyadi

Il Gruppo di supporto e ricerca sugli studi sessuali (Sgrc) vuole aprire un centro all’interno della University of Indonesia. Ministro dell’Istruzione: “I gruppi Lgbt non sono autorizzati a fare propaganda in alcun campus universitario che sia sotto la gestione del ministero”. “I loro diritti vanno rispettati solo come cittadini dello Stato”.


Jakarta (AsiaNews) – La mia linea “è chiara: i membri delle comunità Lgbt non sono autorizzati a compiere attività culturali in alcun campus universitario che sia sotto la gestione del ministero della Ricerca e della Educazione”. Con queste parole il ministro indonesiano della Ricerca, Tecnologia ed Istruzione superiore, Muhammad Nasir, ha rigettato la proposta di stabilire un centro del Gruppo di supporto e ricerca sugli studi sessuali (Sgrc) all’interno degli edifici della University of Indonesia (Ui). “Gli attivisti Lgbt non sono in accordo con il nostro comportamento morale – ha aggiunto – e li dichiaro fuori legge”.

Al ministro ha fatto eco Zulkifli Hasan, presidente dell’Assemblea del popolo (Mpr), che si è espresso contro la richiesta di alcuni studenti della Ui di provvedere all’assistenza e al sostegno delle persone Lgbt. Secondo il politico, presidente del National Mandate Party (partito musulmano moderato), “la presenza del Sgrc dovrebbe essere vietata in quanto in disaccordo con la cultura nazionale”.

Il logo della Ui è comparso nei giorni scorsi sul sito del Sgrc e nei volantini di alcune attività del gruppo. Il ministro Nesir ha detto di essere in stretto contatto con il rettore dell’ateneo, il quale ha assicurato di non aver mai dato alcun permesso per la creazione del Sgrc all’interno dell’università: “Per questo – spiega il ministro – l’esistenza del gruppo è illegale”.

Il Sgrc è nato a maggio del 2014. Tra i fondatori ci sono due studenti della Ui, Nadia Karima Melati e Firmansyah. “Ciò che offriamo – spiega Nadia – è educazione e difesa contro ogni azione violenta che sia legata a questioni di genere. L’idea da cui è nato il gruppo era quella di stabilire un centro di ricerca per le persone Lgbt, che sono neglette dalla società”.

Firmansyah è un ex studente di economia, che ha dichiarato in pubblico la sua omosessualità. Ora chiede al governo di affrontare il tema dei diritti delle persone Lgbt. Parlando ad AsiaNews, il ragazzo si definisce un attivista per una causa che l’Indonesia ha ignorato per troppo tempo.

Dopo le sue dichiarazioni, l’account Twitter del ministro Nesir è stato invaso da messaggi di protesta da parte della comunità Lgbt. Il politico ha spiegato che in un Paese come l’Indonesia, che crede in Dio, la presenza di queste persone deve essere oggetto di seri studi ma che “i loro diritti come cittadini devono essere garantiti dallo Stato”, anche se “questo non significa che esso legittimi lo status Lgbt”.

Nel Paese, la comunità Lgbt non è ben vista dalla società e in passato ci sono stati numerosi episodi di interruzioni violente di seminari a tema gender da parte di integralisti musulmani.

Nella provincia di Aceh – unica del Paese dove vige una forma di sharia – la legge prevede una punizione di 100 bastonate per gli omosessuali che hanno rapporti sessuali. I rapporti omosessuali non sono illegali nelle altre provincie dell’Indonesia, in cui si segue un codice civile ereditato dai coloni olandesi.

Lo scorso dicembre si è celebrato il primo “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, che però non è stato legalizzato dal governo.

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