Bihar, estremisti indù assaltano una comunità pentecostale e torturano un cristiano
di Nirmala Carvalho

Il gruppo stava partecipando ad un raduno pacifico di due giorni. Dopo la cerimonia di battesimo di alcuni cristiani, i radicali hanno assaltato i fedeli. In precedenza avevano torturato per cinque ore un cristiano, che si rifiutava di insultare il nome di Dio. L’uomo è stato picchiato con catene, bastoni e una falce; le sue ferite strofinate con acqua e alcol; il corpo percorso da scariche elettriche.


Patna (AsiaNews) – I fedeli di una comunità pentecostale di Nabinagar aggrediti, il pastore picchiato con durezza e altri religiosi malmenati; un cristiano di Barh sequestrato e torturato per ore, dopo che si era rifiutato di insultare il nome di Dio. Sono gli ultimi due episodi di violenza perpetrati da radicali indù nello Stato del Bihar, che si sono scagliati contro i cristiani accusandoli di conversioni forzate. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians, denuncia ad AsiaNews “la crescente intolleranza contro i cristiani nella laica India”.

Il leader cristiano racconta che la comunità pentecostale Gems (Gospel Echoing Missionary Society) di Nabinagar è stata aggredita lo scorso 10 aprile, nel corso di un raduno pacifico dal titolo “Santità su santità”, organizzato dalla congregazione. I fedeli locali – circa 200 persone – si “erano riuniti dall’8 al 10 aprile senza fare provocazioni – spiega –. Ma l’ultimo giorno, dopo la cerimonia di battesimo di un gruppo di 30 cristiani, circa 35 radicali appartenenti al Bajrang Dal [nazionalisti indù, l’ala giovanile e militante del Vishva Hindu Parishad, ndr] hanno assaltato la preghiera”.

Gli aggressori hanno prima intimato a Jebakumar Dhanraj, che aveva organizzato la convention, di uscire dalla chiesa. Appena fuori, lo hanno schiaffeggiato. Poi hanno colpito altri fedeli e i missionari con un mestolo da cucina e hanno bastonato capo e piedi del pastore Suresh Lakhra.

Sajan K George riporta inoltre che la polizia è accorsa subito sul posto, ma la maggior parte degli agenti fiancheggiava i molestatori. Gli ufficiali non hanno voluto registrare il caso contro gli indù, mentre hanno fermato il pastore con tre capi di accusa, due dei quali non prevedono il rilascio su cauzione. “È davvero preoccupante – dice – che la polizia sia faziosa contro la minoranza cristiana, mentre dovrebbe mantenere l’ordine e proteggere i cittadini”.

Il secondo episodio di persecuzione contro i cristiani è avvenuto lo scorso 5 aprile. Estremisti del Bajrang Dal e dell’Rss [Rashtriya Swayamsevak Sangh, nazionalisti indù, ndr] hanno fermato un altro cristiano, Deepak, mentre si recava nel villaggio di Budhani Chak per diffondere il messaggio di Dio. Lo hanno portato in un centro indù, e colpito testa, gambe e collo con delle catene.

L’uomo è stato torturato con ferocia per cinque ore, con l’uso di catene, verga, falce e scarpe. Gli aggressori poi hanno strofinato acqua imbevuta di alcol sulle ferite sanguinanti e lo hanno costretto a spogliarsi e a bere urina. Hanno poi fatto sparire i suoi vestiti per nascondere le tracce e hanno scritto una falsa dichiarazione accusando l’uomo di aver offerto migliaia di rupie per convertire in modo forzato. Gli estremisti hanno anche tentato di fargli insultare il nome di Dio, con scosse di corrente elettrica e minacciandolo di gettarlo sulle rotaie della ferrovia. Ma il religioso si è rifiutato e ha risposto: “Uccidetemi, ma non insulterò mai il nome di Dio”.

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