Riyadh lancia la sfida ai mercati e aumenta la produzione di greggio

I vertici del gigante petrolifero Aramco annunciano una crescita del 33% nella produzione. Verrà toccata quota un milione di barili al giorno. Entro 10 anni verrà raddoppiata anche la produzione di gas naturale. Fra gli obiettivi allargare la partnership strategica con Cina, Indonesia, India e Vietnam. 


Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Nel 2016 Aramco, il gigante saudita del petrolio e più grande esportatore al mondo, aumenterà la produzione di greggio per soddisfare le richieste dei consumatori in un’ottica di crescita della domanda globale. È quanto ha affermato Amin Nasser, responsabile esecutivo del gruppo, che presto metterà sul mercato le proprie azioni per un valore complessivo della compagnia di oltre 2mila miliardi di dollari. 

Secondo quanto hanno riferito i vertici della Saudi Arabian Oil Co., meglio nota come Aramco, verrà potenziata la capacità produttiva del giacimento petrolifero di Shaybah, nel deserto di Rub Al-Khali, nel sud-est del Paese. La crescita sarà del 33% e toccherà il milione di barili al giorno di greggio entro le prossime due settimane. Nel prossimo decennio verrà raddoppiata anche la produzione di gas naturale. 

In un incontro con la stampa all’interno del quartier generale del gigante petrolifero a Dhahran, in una delle rare occasioni in cui ha aperto le porte al pubblico, Amin Nasser ha sottolineato che “Aramco continuerà la politica di espansione”. Nel resoconto annuale di prossima pubblicazione, ha aggiunto, “vedrete che c’è una crescita significativa nella nostra produzione petrolifera rispetto agli anni scorsi”. L’obiettivo è instaurare partnership con diversi Paesi, dalla Cina agli Stati Uniti, dall’Indonesia all’India, dal Vietnam al Sudafrica.

Il 7 maggio scorso re Salman bin Abdul-Aziz Al Saud ha rivoluzionato la composizione del governo: è stato mandato via il ministro del Petrolio Ali Al-Nuaimi e rinominato lo stesso dicastero. Il nuovo ministro dell'Energia, dell'Industria e delle Risorse Minerarie è diventato Khaled Al-Faleh, che in passato aveva ricoperto la presidenza della “Saudi Aramco”.

A partire dal 2014 - quando il prezzo del greggio ha iniziato a calare in modo significativo - Riyadh ha scelto la strategia di preservare le quote nel mercato mondiale del petrolio, rifiutandosi di tagliare i volumi di produzione. Allo stesso tempo l'Arabia Saudita ha iniziato a ridurre la dipendenza dalle esportazioni energetiche.

Nei primi mesi dell'anno diversi Paesi dell'Opec, tra cui l'Arabia Saudita e la Russia, avevano concordato di congelare la produzione al livello di gennaio per bloccare la caduta dei prezzi. Tuttavia nel vertice di Doha avvenuto a metà aprile non è stato trovato un accordo per controllare la produzione tra i vari Paesi esportatori. A complicare la situazione vi è pure l’ingresso dell’Iran, dopo lo storico accordo sul nucleare raggiunto con gli Stati Uniti, che ha riaperto le porte del mercato. L'Iran, principale rivale regionale dell'Arabia Saudita, sta aumentando le esportazioni superando - come affermano gli analisti di Morgan&Stanley - “le aspettative”. Sempre secondo gli analisti il mercato globale continua ad avere un surplus di almeno un milione di barili al giorno e le scorte di greggio in tutto il mondo sono prossime a livelli record.

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