Gesuita dalit ai vescovi: La Chiesa indiana discrimina i dalit
di AXJ Bosco sj

In una lettera aperta al card. Baselios Cleemis, presidente della Conferenza episcopale indiana, il sacerdote denuncia il silenzio sul rapimento e le violenze contro mons. Prasad Gallela. Al cardinale chiede di farsi portavoce di tutta la Chiesa cattolica nell’esprimere solidarietà al vescovo rapito. Rintracciare i vescovi “razzisti” e spostarli in altre diocesi.


Secunderabad (AsiaNews) – Dopo la brutale aggressione nei confronti di mons. Prasad Gallela, nessun leader cattolico indiano ha condannato il grave episodio. Il motivo sarebbe da ricondurre all’apparenza di casta del vescovo di Cuddapah, di origine dalit, a differenza dei criminali – tra cui tre sacerdoti – che provengono dalla casta dei Reddy, agricoltori. Questa è l’opinione di AXJ Bosco, sacerdote gesuita e consigliere del Consiglio nazionale dei dalit, che lamenta un doloroso silenzio da parte delle gerarchie ecclesiastiche sul rapimento del vescovo, picchiato e torturato per ore per non aver concesso fondi e accordato nomine.

Il sacerdote ha scritto una lettera aperta al card. Baselios Cleemis, presidente della Conferenza episcopale indiana (Cbci). Nella missiva egli denuncia un “silenzio significativo” dei vertici della Chiesa sulla vicenda di mons. Gallela (anche se il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai, ha mandato un messaggio ad AsiaNews, esprimendo il dolore e la vicinanza dell’intera Chiesa cattolica). Di seguito il testo completo della sua lettera.

Eminenza,

pace e gioia di Cristo.

Sua Eminenza saprà che mons. Prasad Gallela, vescovo di Kadapa [o Cuddapah], è stato rapito intorno alle 11 di mattina del 25 aprile, mentre tornava a casa dopo aver celebrato una messa in un santuario mariano. Egli è stato bendato e portato in un luogo sconosciuto; mentre lo trasportavano, è stato spinto verso il basso, tra i sedili, e preso a calci; in seguito è stato picchiato in maniera brutale; è stato ricoperto di abusi e insulti; a malapena è sfuggito all’omicidio. I rapitori lo hanno rilasciato alle 2 del mattino [seguente]. In aggiunta a questo crimine odioso, essi hanno filmato tutta la sua disavventura.

Noi siamo grati alla polizia, che ha agito in fretta. In un paio di giorni i poliziotti sono riusciti a catturare i colpevoli. Con nostra grande sorpresa e vergogna, l’aggressione è stata pianificata da tre sacerdoti che hanno assunto più di 10 canaglie per commettere il crimine.

Il 16 maggio a Kadapa si sono svolti una manifestazione in solidarietà [del vescovo] e un incontro pubblico, organizzati dal Citizens Forum for Justice di Hyderabad, di cui io sono consulente. Mons. Prasada Rao ha pronunciato un discorso introduttivo, esprimendo solidarietà a mons. Prasad Gallela e condannando i colpevoli. Dopo la sua preghiera abbiamo iniziato la manifestazione.

Circa 1500 persone hanno partecipato al raduno. Erano tutti laici, tranne 10 sacerdoti e otto suore. La maggior parte di essi proveniva da Kadapa; altri da Kurnool, Nellore, Khammam, Vijayawada e Guntur; c’erano anche i leader cristiani dalit di Delhi, Bangalore, Chennai e Hyderabad.

Tutti gli oratori hanno promesso sostegno e solidarietà al vescovo. Hanno anche affermato la solidarietà e l’unità all’interno della Chiesa cattolica, dichiarando di schierarsi dalla parte della giustizia e dell’uguaglianza, seguendo il nostro Signore Gesù. Essi hanno condannato i tre sacerdoti: come Giuda, hanno tradito Gesù e la Chiesa, e sono una vergogna per la comunità cattolica.

Ci sono alcune domande che esigono una risposta.

Quando una suora è stata stuprata a Calcutta, ci sono stati incontri di protesta, fiaccolate, dichiarazioni stampa sui media nazionali. Tutto questo è giusto. Era stata commessa una grave ingiustizia contro una suora e i leader ecclesiastici hanno risposto in maniera appropriata, condannando l’ingiustizia e domandando pene severe per i colpevoli. Il Citizens Forum for Justice ha organizzato una fiaccolata a Hyderabad; sacerdoti e suore hanno partecipato numerosi, insieme a tante persone; anche i musulmani si sono uniti all’incontro.

Ma ora, dopo che un vescovo, il capo di una diocesi, è stato rapito e picchiato in modo brutale, né il Telugu Catholic Bishops Council (Tcbc) o la Conferenza episcopale indiana (Cbci) e nemmeno la Conferenza dei religiosi dell’India (Cri), sia a livello nazionale che regionale, hanno risposto in maniera collettiva. Forse perché mons. Prasad Gallela appartiene alla comunità dalit e i tre sacerdoti criminali appartengono invece alla casta dominante dei Reddy? Tutte le preghiere, dichiarazioni, promesse, garanzie della gerarchia e dei leader della Chiesa sono fatte solo a parole? Perché i leader ecclesiastici sono spaventati o riluttanti ad agire? Hanno paura delle loro comunità castali oppure non si interessano dei dalit nemmeno quando si tratta di un vescovo? L’evento triste e criminale è stato pubblicato sui media, ma nessuna significativa risposta di condanna dei sacerdoti colpevoli o in supporto di mons. Prasada Gallela è stata affidata ai media nazionali. Eminenza, Lei può immaginare cosa pensano o avvertono le persone, e in particolare i cattolici dalit, del significativo silenzio da parte della Chiesa ufficiale?

Le persone che si sono radunate durante la manifestazione di solidarietà, di cui la maggior parte era dalit, hanno espresso la loro ferita, frustrazione e ira per l’inattività dei vertici della Chiesa.

Sappiamo che nella Chiesa esiste la discriminazione di casta e questa è una grande sfida per la comunità cristiana in India. La domanda è: “Se Gesù fosse stato qui, cosa avrebbe fatto?”.

Eminenza, so che Lei vede con favore i cristiani dalit. Noi le siamo riconoscenti per la sua posizione. Quando la leadership della Chiesa risponderà in modo collettivo al “Mostro della Casta” all’interno della Chiesa, che va contro i principi di base del nostro Signore Gesù – uguaglianza, giustizia e amore?

Io spero e chiedo, e questo è il desiderio e la volontà di tutti i cattolici dalit, che Lei imponga a Cbci, Tcbc e Cri di incontrarsi e discutere un piano di azione concreto per rispondere alla minaccia del problema delle caste all’interno della Chiesa, cioè tra vescovi, sacerdoti e religiosi. Questo potrebbe avere effetti positivi sui laici.

Sarà molto utile per rintracciare i vescovi che non sono disposti o non possono rispondere ai problemi dei sacerdoti e dei laici nella loro diocesi, e trasferirli in altre diocesi dove possono esercitare la loro chiamata e vocazione divina in modo tranquillo.

Io sono pronto e disponibile, così come altri leader dalit, ad aiutarla in questo processo di realizzazione di un dialogo orientato all’azione, in modo da poter realizzare azioni concrete a tutti i livelli nella Chiesa. Così saremo una testimonianza del nostro Signore Gesù e costruiremo una comunità di amore e di giustizia.

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