Il libero commercio fra Georgia e Cina modificherà gli assetti dell’Asia centrale
di Giorgi Menabde

I due governi hanno firmato in tempi record un accordo che elimina di fatto dazi e tariffe doganali sull’import-export e si preparano, sempre in brevissimo tempo, a metterlo in pratica. Grandi vantaggi per il piccolo mercato delle esportazioni georgiane, in modo particolare per i vinicoltori, e pochi rischi di “invasione” da parte delle merci cinesi. Pechino punta infatti a ottenere il sostegno della Georgia per evitare la Russia nelle rotte della Nuova Via della Seta. Per gentile concessione della Jamestown Foundation.


Tbilisi (AsiaNews) – Il 13 settembre, il primo vice premier del governo georgiano e ministro dell’Economia e dello Sviluppo sostenibile, Dimitry Kumsishvili, ha dichiarato durante una conferenza stampa che Tbilisi e Pechino hanno finalizzato un accordo di libero commercio fra le loro due nazioni. Egli ha aggiunto: “Il ministro del Commercio cinese Gao Hucheng sta pianificando una visita a Tbilisi per firmare un accordo preliminare”. Questo verrà siglato il prossimo dicembre ed entrerà in vigore entro la metà del 2017, ha aggiunto il politico.

Il vice primo ministro ha sottolineato che la Georgia ha concluso i negoziati di libero commercio con la Cina in un tempo record – soltanto sette mesi: “Alle altre nazioni – ha dichiarato – sono serviti dai 5 ai 10 anni” [Civil Georgia, 13 settembre].

Il vice primo ministro georgiano ha notato poi che Pechino è d’accordo sul rimuovere le tariffe doganali dal 95,5% delle merci georgiane, inclusi prodotti agricoli, vino e acqua minerale. Queste esportazioni entreranno in Cina senza alcuna tassa aggiuntiva e senza alcun periodo di transizione significativo: l’accordo entrerà in vigore a pochi mesi dalla firma. “Questa – ha sottolineato – è un’altra mossa senza precedenti dato che, con le altre nazioni, Pechino di solito introduce un lungo periodo intermedio” [Civil Georgia, 13 settembre].

Il ministro Kumsishvili ha voluto accendere i riflettori in maniera particolare sul vino, una delle maggiori esportazioni del Paese: “Nel 2015 abbiamo venduto sul mercato cinese 2,6 milioni di bottiglie. Nel 2016 il numero crescerà fino ad arrivare a 5 milioni di bottiglie. E questo nonostante il fatto che i nostri esportatori abbiano fino a oggi pagato un dazio doganale del 40%. Dopo la rimozione di queste tariffe, il vino georgiano diverrà uno dei più competitivi sul mercato cinese” [Bpi.ge, 13 settembre].

È significativo notare che nel 2016 la Cina diverrà il secondo maggior importatore di vino georgiano, superando l’Ucraina. Fra il gennaio e l’agosto di quest’anno, la Cina ha importato 3.368.361 bottiglie di vino georgiano, mentre l’Ucraina ne ha acquistate 3.042.192 bottiglie. La Russia rimane il maggior importatore con 14.664.610 bottiglie dal gennaio all’agosto 2016 [Kvira.ge, 13 settembre].

Le autorità georgiane sperano che dopo la rimozione dei dazi doganali cinesi sui prodotti locali le esportazioni possano crescere ancora, riducendo di conseguenza l’importanza del mercato russo per i viticoltori della Georgia. In questo caso, Mosca perderebbe la sua capacità di danneggiare con facilità il mercato vinicolo della Georgia in caso di embargo commerciale, come quello imposto nel periodo fra il 2006 e il 2012 [Agenda.ge, 5 agosto].

Allo stesso tempo, il ministro georgiano dell’Agricoltura Levan Davitashvili ha sottolineato che l’accordo di libero commercio con la Cina rimuove anche i dazi sull’acqua minerale del Paese, fattore che potrebbe trasformare le esportazioni di questo prodotto verso la Cina in una delle maggiori fonti di guadagno nazionali. Fino ad oggi nessuna nazione ha infatti rimosso le tasse sull’importazione dell’acqua minerale della Georgia [Vetsnik Kavkaza, 14 settembre].

Nel 2014 la Georgia ha firmato un Accordo di libero commercio rilevante e molto esteso (il Deep and Comprehensive Free Trade Agreement, DCFTA) con l’Unione Europea. Tuttavia, a differenza dell’accordo con Pechino, esso permette all’Ue di restringere l’ingresso di molti tipi di prodotti agricoli georgiani e introduce norme molto stringenti per la produzione nazionale. L’accordo con la Cina non ha queste restrizioni, cosa che lo rende molto più “confortevole” per gli esportatori georgiani verso il mercato cinese [Vetsnik Kavkaza, 14 settembre].

Il primo ministro Giorgi Kvirikashvili, a sua volta, ha definito “storico” l’accordo di libero commercio con la Cina. Il capo del governo georgiano ha dichiarato: “E’ un grande risultato, che può influire in maniera positiva sullo sviluppo della ‘Grande Via della Seta’ durante questa nuova era” [On.ge, 14 settembre].

Facendo riferimento alla Via della Seta, il primo ministro Kvirikashvili ha fatto cenno ai raccordi di trasporto su strada che si stanno costruendo attraverso le aree eurasiatiche: questi permetteranno alle merci di passare dalla costa pacifica della Cina all’Europa attraverso gli Stati dell’Asia centrale.

Dall’Asia centrale, una delle rotte pianificate prevede il passaggio dei beni dal mar Caspio, la Georgia e la Turchia fino all’Unione Europea, evitando così del tutto la Russia. Il primo treno lanciato per dimostrare la viabilità di questa Grande Via della Seta e del suo corridoio di transito dall’Asia all’Europa è arrivato a Tbilisi il 13 dicembre 2015 [Aspny.ge, 13 dicembre 2015].

Il governo di Tbilisi ha valutato in maniera meticolosa i rischi di un accordo di libero commercio con la Cina e in modo particolare i rischi per l’economia e per il mercato interno georgiano. Nel 2015 l’esecutivo georgiano ha chiesto a una compagnia indipendente – la PMCG – di valutare le conseguenze di un accordo con la Cina. Secondo la PMCG, con la messa in funzione dell’accordo le esportazioni dalla Georgia alla Cina cresceranno del 9%, mentre le importazioni da questo gigante dell’Asia orientale cresceranno soltanto del 2% [Tabula.ge, 24 luglio 2015].

Queste conclusioni sono divenute un importante argomento in mano al governo georgiano, che ha potuto così rispondere agli esperti che sostenevano che la rimozione dei dazi doganali sulle importazioni cinesi “avrebbe distrutto il mercato georgiano”. Di fatto, secondo il presidente della New School of Economics Paata Sheshelidze, la Georgia ha già rimosso ogni tariffa doganale sui beni cinesi diversi anni fa.

Di conseguenza, sostiene l’esperto, “non ci sarà alcun rapido aumento delle esportazioni cinesi in Georgia. Allo stesso tempo la Georgia non soltanto otterrà un accesso al mercato cinese, che viene considerato relativamente liberale almeno nelle sue richieste di prodotti agricoli, ma avrà modo di accedere anche ai vicini della Cina – Singapore, Thailandia, Vietnam e via discorrendo” [Intervista con l’autore, 17 settembre].

Nel periodo gennaio-agosto 2016, l’intero mercato delle esportazioni georgiane è stato valutato 1,312 miliardi di dollari. Quelle verso la Cina hanno raggiunto un valore pari a 117,682 milioni di dollari. Anche prima della firma dell’accordo, la Cina aveva quasi sorpassato la Russia nella corsa al secondo posto dei partner commerciali della Georgia. La Turchia rimane per il momento il maggior acquirente dei beni georgiani, con 134,405 milioni di dollari di acquisti; la Russia è al secondo posto con 117,187 milioni [Geostat.ge, 21 settembre].

Nonostante l’appena siglato accordo di libero commercio, gli affaristi cinesi sono già fra i maggiori investitori nell’economia georgiana. Nel 2015 la Cina si è piazzata al quarto posto dopo Azerbaijan, Olanda e Lussemburgo [Geostat.ge, 21 settembre]. Il Gruppo Hualin possiede il 90% della Banca georgiana Basisbank, in funzione dal 1993. Nel periodo 2013-2015 il Gruppo Hualin ha investito 150 milioni nella costruzione di una Zona economica internazionale da 65mila metri quadrati nel distretto Basisubani della capitale Tbilisi [v. EDM, 25 marzo 2015].

Vato Lezhava, rettore della Free University di Tbilisi, ha dichiarato all’autore di questo articolo che l’accordo di libero commercio Georgia-Cina rafforzerà ancora di più gli investimenti diretti della Cina: “Questo è logico perché, di suo, il mercato georgiano è troppo piccolo per l’enorme Cina; ma la Georgia potrebbe divenire un ‘veicolo’ per le esportazioni manifatturiere cinesi verso l’Ue, dato che Tbilisi ha firmato il DCTFA con Bruxelles” [Intervista con l’autore, 17 settembre].

Quindi la Cina potrebbe aiutare la Georgia a diversificare la propria economia in maniera più permanente, in modo da potersi liberare della pesante dipendenza dalla Russia.

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