Pechino, niente pesce fresco e vivo: forse nuovi scandali alimentari

Le vasche di pesci vivi sono vuote in molti supermercati. L’amministrazione per i cibi e le medicine sta conducendo ispezioni su possibili contaminazioni chimiche. I continui avvelenamenti e inquinamenti nel Paese accrescono i timori della popolazione.


Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La maggior parte dei supermercati della capitale non ha più pesce fresco e vivo da vendere, ma solo quello surgelato. È probabile che la mossa sia dovuta al timore di ispezioni sulla qualità e sull’inquinamento presente nei pesci, che porterebbe a multe molto salate.

Nella cultura cinese, influenzata dal taoismo, gli animali che si mangiano devono essere vivi fino al momento della cottura perché le loro energie vitali passino nel corpo dei consumatori. Per questo è molto comune comprare pesce vivo da portare a casa e ucciderlo prima di cucinarlo, o mentre lo si cucina.

Supermercati, negozi e ristoranti hanno vasche in vista dove nuotano tranquilli carpe, branzini, aragoste, sogliole. I clienti indicano il pesce desiderato e il negoziante o il cameriere lo pesca per voi al momento.

Da diversi giorni non vi sono pesci vivi nelle vasche di molti supermercati di Pechino (secondo la rivista di economia Caixin almeno 16 su 20). Alle richieste dei clienti i negozianti spiegano che stanno sterilizzando le vasche, ma non dicono quando riprenderà la vendita di pesce vivo.

Il motivo della scomparsa di questo elemento così importante nella dieta cinese è forse il fatto che

l’Amministrazione per i cibi e le medicine sta lanciando in 12 città – fra cui Pechino - una serie di ispezioni senza preavviso per verificare possibili contaminazioni chimiche dei prodotti ittici.

I timori per cibi contaminati sono molto diffuse in Cina dove non passa mese senza nuove scoperte di scandali alimentari nella carne, nel pesce, nei dolci, nell’acqua.

All’inizio del mese le autorità del Jiangsu hanno bloccato l’esportazione di granchi “pelosi” (una leccornia in questa stagione) dopo aver scoperto in alcuni esemplari alti livelli di sostanze cancerogene. A Hong Kong è stata fermata la vendita di granchi “pelosi” perché contenevano alte percentuali di diossina.

Nel 2010, il governo della contea di Shanghang (Fujian) ha dovuto pagare i vivaisti di pesce perché una miniera aveva sversato liquidi tossici nel fiume da cui essi prendevano l’acqua. Almeno mille tonnellate di pesce sono state sequestrate e distrutte perché i vivaisti continuavano a venderli ai clienti.

Negli anni scorsi il più clamoroso scandalo alimentare è stato quello del latte in polvere per i bambini, mescolato con melammina, per dare l’apparenza di ricchezza in proteine. Centinaia di migliaia di bambini ne sono stati affetti e otto di loro sono morti.

China-_Live_fish.jpeg