Chiesa indiana in preghiera per p. Tom, sacerdote salesiano rapito in Yemen

Il 21 e 22 gennaio la Conferenza episcopale ha indetto una giornata di preghiera per il rilascio del missionario salesiano. Card. Cleemis: Aspettiamo con “angoscia e preghiera” la notizia del “rilascio”, che è “vivo e al sicuro”. Vicario salesiano: Nelle difficoltà la preghiera è “essenziale” per “tenere viva la speranza”. 


Delhi (AsiaNews) - Per mantenere viva l’attenzione sulla vicenda di p. Tom, il sacerdote salesiano indiano rapito in Yemen nel marzo scorso, la Conferenza episcopale ha indetto una giornata di preghiera per il 21 e il 22 gennaio prossimo, a seconda delle attività delle singole diocesi. In una nota ufficiale il card. Baselios Cleemis, presidente Cbci, ricorda “l’angoscia e la preghiera” con cui si aspetta la notizia del “rilascio” del missionario, da oltre 10 mesi nelle mani dei suoi sequestratori. 

“La Conferenza episcopale indiana - scrive il porporato - è in contatto costante con il ministro degli Esteri Sushma Swaraj e il dicastero, chiedendo di accelerare i tempi per la liberazione del nostro amato p. Tom”. Egli conferma inoltre le voci filtrare nei giorni scorsi, secondo cui sarebbero giunte “rassicurazioni” in base alle quali il salesiano indiano “è vivo e al sicuro”. 

Il card. Cleemis conferma le “preoccupazioni” della Chiesa indiana e rilancia l’appello alle autorità coinvolte perché “facciano tutto il possibile” per ottenere il rilascio di una persona “generosa ed altruista”. 

Dopo mesi di silenzio, a fine dicembre è emerso un video di p. Tom Uzhunnalil, il salesiano indiano sequestrato da un commando estremista riconducibile allo Stato islamico (SI) ai primi di marzo nel sud dello Yemen. Nel filmato rilanciato in rete (clicca qui per vederlo), il sacerdote declina le proprie generalità e afferma di “aver bisogno urgente di cure mediche in ospedale”. Leggendo un testo preparato in precedenza, egli avverte che i suoi rapitori hanno cercato a più riprese di contattare il governo indiano, il presidente e il Primo Ministro “invano” e “nulla è stato fatto” per la liberazione. Per il vic 

Dal 4 marzo scorso p. Tom Uzhunnalil è nelle mani del gruppo jihadista, con tutta probabilità legato allo Stato islamico (SI), che ha assaltato una casa di riposo per malati e anziani delle missionarie della Carità ad Aden, nel sud dello Yemen. Nell’attacco sono state massacrate quattro suore di Madre Teresa e altre 12 persone, presenti all’interno della struttura.

Interpellato da AsiaNews p. Francesco Cereda, vicario del Rettor maggiore dei Salesiani, definisce una “iniziativa importante” la giornata di preghiera lanciata dalla Conferenza episcopale indiana. Essa mostra, aggiunge il sacerdote, “l’interesse della Chiesa cattolica in India e nel mondo” per la “sorte di p. Tom” e anche se non avrà “effetti immediati” essa servirà a “tenere vive le coscienze” verso quanti “sono perseguitati a causa della loro fede”.

La preghiera, prosegue p. Cereda, “chiede a Dio di fare in modo che la sua volontà si manifesti. Noi preghiamo perché pensiamo che sia un bene che il nostro confratello sia rilasciato, ma siamo disposti ad accettare tutti i piani del Signore. In questo senso, la preghiera ci dispone ad essere accoglienti circa gli avvenimenti futuri”. 

Il 13 gennaio scorso anche la famiglia salesiana ha iniziato una novena di preghiera per la liberazione di p. Tom; il 24 gennaio vi sarà una solenne invocazione a Maria Ausiliatrice perché “anche Lei aiuti e contribuisca al rilascio del sacerdote indiano”. Resta il segnale “positivo” delle scorse settimane, quando i rapitori hanno diffuso un video che conferma che p. Tom è ancora in vita. “Sono segnali - spiega p. Cereda - che indicano che è in atto un tentativo di dialogo; se ci sono porte aperte meglio non interferire, né disturbare. Noi continuiamo a pregare, invitando chi può a proseguire con i canali di contatto”. 

“P. Tom non è stato dimenticato - conclude il vicario del Rettor maggiore dei Salesiani - partendo proprio dalla famiglia salesiana che è mobilitata con il raccoglimento e la preghiera. Noi teniamo viva la speranza, secondo le parole di papa Benedetto XVI quando afferma che la preghiera è essenziale nei momenti di difficoltà per tenere viva la speranza”. 

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