Attivisti del Pakistan: “Non basta” la nuova legge contro il lavoro minorile
di Kamran Chaudhry

L’Assemblea del Sindh dichiara che è reato impiegare bambini al di sotto dei 14 anni e pone regole più stringenti per quelli fino a 18. La Costituzione pakistana garantisce l’istruzione obbligatoria e gratuita dai 5 ai 16 anni. Circa 12,5 milioni di bambini costretti a lavorare. “Servono riforme economiche”.


Lahore (AsiaNews) – Attivisti del Pakistan esprimono dubbi sulla nuova legge contro il lavoro minorile approvata dall’Assemblea del Sindh, nel sud-est del Paese. La normativa stabilisce che chiunque impiega un minore al di sotto dei 14 anni commette un reato, punibile con la detenzione fino a sei mesi e con multe fino a 50mila rupie (circa 446 euro). Ad AsiaNews Nabila Feroz, cattolica e membro di “Sanjog”, organizzazione che si batte per i diritti dei bambini, sostiene: “L’articolo 25 della Costituzione pakistana garantisce l’istruzione obbligatoria e gratuita a tutti i minori tra i 5 e i 16 anni di età. Quindi la legge è una chiara contraddizione”.

La donna continua: “Dal punto di vista ideale, la soglia dei 18 anni dovrebbe essere l’età giusta per entrare nel mondo del lavoro. Nonostante i dubbi, siamo a favore della legge, che indica che almeno qualche progresso è stato fatto”.

Lo scorso 25 gennaio al vaglio dell’Assemblea è passato il Sindh Prohibition of Employment of Children Bill 2017, che rende illegale il lavoro al di sotto dei 14 anni, e pone ad aziende e fabbriche limiti precisi per l’assunzione dei giovani tra i 14 e i 18 anni. Nel caso di impiego di bambini in lavori rischiosi, le multe salgono fino a 100mila rupie (892 euro).

La spinta ad approvare una legislazione in materia, già in vigore nelle province del Punjab e di Khyber Pakhtunkhwa, proviene dalla vicenda di Tayyaba, una bambina di 10 anni impiegata a Islamabad come domestica. Quanto accaduto alla piccola, torturata dalla sua padrona – la moglie del giudice distrettuale Raja Khurram Ali Khan – perché aveva smarrito una scopa, ha sollevato un mare di polemiche e indignazione generale.

Un caso simile è avvenuto nel 2010, quando Naeem Chaudhry, ex presidente della Lahore High Court Bar Association [la più antica associazione di avvocati della città, ndr], è stato accusato di aver ucciso Shazia Shaheen, la sua domestica cristiana di appena 12 anni.

Secondo stime di organizzazioni internazionali, in Pakistan la piaga del lavoro minorile coinvolge circa 12,5 milioni di bambini. Negli ultimi sei anni sono morti almeno 60 piccoli lavoratori, in maggioranza femmine. Un rapporto del 2015 sul traffico di esseri umani redatto dal Dipartimento di Stato americano evidenzia che moltissimi bambini, anche intorno ai 5 anni, sono venduti o rapiti per essere impiegati nella produzione di mattoni.

Farooq Tariq, segretario generale dell’Awamy Workers Party, sostiene che lo sfruttamento del lavoro minorile è il più grande problema sociale nel Paese. “Il governo del Punjab – riporta – ha imposto un bando totale sull’impiego dei bambini nell’industria dei mattoni, ma molti ancora lavorano nei banchetti del thè, nei negozi e negli hotel”. “Solo le riforme economiche – conclude – potranno scoraggiare i genitori dal mandare a lavorare i propri figli”.

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