Cattolici aggrediti dalla polizia: protestavano contro il più grande disastro ambientale della storia del Paese
di Joseph Nguyen

La protesta dei fedeli della parrocchia di Song Ngoc per sensibilizzare l’opinione pubblica. Ferito il parroco. I manifestanti hanno sfidato percosse e lesioni ad opera delle forze di polizia. Dieci mesi fa da uno stabilimento della Formosa sono stati riversati in mare 12mila metri cubi di liquido tossico. Le regioni centrali del Paese sono in ginocchio, il risarcimento di 500 milioni di dollari non è mai stato distribuito alla popolazione.


Hanoi (AsiaNews) - Il 14 febbraio migliaia di residenti della parrocchia di Song Ngoc, nella provincia di Nghe An, guidati dal loro parroco P. JB Nguyen Dinh Thuc, hanno deciso di marciare per 200 km alla volta del tribunale del popolo a Ky Anh e presentare un esposto. Frustrati per non aver ottenuto alcun risarcimento e senza il sostegno promesso dal governo di Nghe An in seguito alla peggiore fuoriuscita di sostanze chimiche da un’acciaieria straniera nella storia del Vietnam, si sono messi in cammino nel tentativo di attirare l’attenzione pubblica su quanto le vita delle persone sono state gravemente colpite dal disastro. La loro marcia per la giustizia, però, è stata accolta con la violenza e l'ostilità dei funzionari di polizia e del governo.

Sono passati 10 mesi da quando i residenti di quattro province costiere vietnamite (Ha Tinh, Quang Binh, Quang Tri, Thua Thien-Hue) nella regione centrale hanno sofferto del disastro più devastante che abbia mai scosso l'intero Paese al suo nucleo. Quando la notizia è trapelata, non dai media governativi ma soprattutto dai social media, la Formosa, una società di proprietà taiwanese, aveva cominciato a riversare rifiuti tossici nell’oceano da Vung Ang, nella provincia di Ha Tinh. Questo ha provocato la morte di una grande quantità di creature marine e anche di pescatori le cui vite sono state spese per lo più nelle acque interessate. La parrocchia di Song Ngoc è tra quelle aree che hanno sofferto di più in termini di danni economici e psicologici. I reclami sono stati depositati subito dopo l’incidente da migliaia di famiglie colpite. Purtroppo, il governo ha continuato a negare le proprie responsabilità incolpando del disastro l’inquinamento causato dall’uomo e lo sviluppo dell’alga rossa, mentre il presidente di Hanoi Formosa, Mr Zhou Xuan, aveva ammesso in maniera indiretta durante una conferenza stampa la cattiva condotta della compagnia: "È necessario scegliere tra la pesca di pesce, gamberetti, o una fabbrica ".

In un accordo siglato tra la Formosa e funzionari governativi senza udienza pubblica, il governo del Vietnam ha accettato un risarcimento di 500 milioni di dollari americani dalla società per conto delle vittime. Quei soldi, anche se destinati a milioni di persone e famiglie ormai disoccupate, non sono mai stati distribuiti.

La marcia era stata programmata per diversi giorni. Ma dopo soli 20 km dei 200 ipotizzati per il viaggio, [i partecipanti] si sono trovati di fronte a un massiccio spiegamento di forze di polizia, in borghese e in uniforme, che hanno aggredito i pacifici parrocchiani con mezzi estremamente violenti. Numerose persone, giornalisti freelance, rivenditori ambulanti di cibo e anche p. JB Nguyen Dinh Thuc hanno subito lesioni alle mani da coloro il cui compito dovrebbe essere "servire e proteggere".

Come da istruzioni del loro buon pastore, i manifestanti di Song Ngoc sono rimasti calmi e composti in atteggiamento di sfida. Si sono seduti e hanno pregato o cantato inni per mantenere alto il morale. Per fortuna, persone provenienti dalle parrocchie vicine li hanno sostenuti portando cibo, acqua e hanno offerto loro accoglienza al centro parrocchiale in modo che potessero trovare un rifugio mentre erano ricercati dalle autorità locali.

Sfidando lesioni e minacce rivolte in maniera diretta a lui, P. JB Thuc ha promesso di condurre la gente alla sua destinazione, a prescindere da quanto tempo ci sarebbe voluto: "Dobbiamo presentare una querela contro Formosa per far vedere al mondo quanto ci preoccupiamo del disastro ambientale, affincè non abbiamo di che vergognarci di fronte ai nostri figli. Oggi iniziamo a camminare. Anche se ci vogliono più di uno, due o tre giorni, fosse anche una settimana, arriveremo".

Negli ultimi sviluppi della faccenda, dopo aver fallito nel disperdere la folla, le autorità locali si sono recate dal vescovo Nguyen Thai Hop, della diocesi di Vinh, e gli hanno chiesto di convincere i manifestanti di Ngoc di tornare a casa. Dopo essersi consultato con il vescovo, p. Thuc e il resto dei dimostranti hanno accettato di tornare a casa e inviare l’esposto alla corte.

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