Nord Sinai, i racconti dei copti in fuga dall’Isis: l'Egitto è intervenuto “troppo tardi”
di Loula Lahham

Nelle ultime settimane centinaia di famiglie cristiane nel mirino dello Stato islamico hanno abbandonato al-Arish. Il governo pronto a coprire le spese per vitto, alloggio e scolarizzazione degli sfollati. Dai jihadisti liste con i nomi dei copti da giustiziare. Critiche alle autorità e all’esercito per la lentezza nell’intervento.

 


Il Cairo (AsiaNews) - Centinaia di famiglie cristiane copte hanno abbandonato le loro case e le loro terre ad al-Arish, teatro nell’ultimo periodo di una ondata di violenze perpetrate da jihadisti affiliati allo Stato islamico (SI). Secondo quanto ha riferito il Dipartimento per la solidarietà sociale del governatorato nella penisola dei Sinai (Egitto), i nuclei in fuga hanno trovato riparo e accoglienza in 13 diverse province del Paese.

Dalle drammatiche testimonianze dei civili emergono racconti di morte e distruzione. E la paura di finire nel mirino delle milizie jihadiste, che nelle ultime settimane hanno causato la morte di sette persone e il rogo di diverse abitazioni. Una vera e propria escalation del terrore nella regione del Nord Sinai, che le autorità egiziane non sembrano capaci - al momento - di arginare. 

AsiaNews ha incontrato alcune di queste famiglie e interpellato personalità politiche, religiose e istituzionali. Ecco quanto ci hanno raccontato: 

“Ad oggi almeno tre cittadine sono completamente svuotate dei loro abitanti copti: Rafah, nei pressi della frontiera con la Striscia di Gaza, Cheikh Zowayed e al-Arish. Purtroppo, lo Stato ha ascoltato il nostro grido di dolore quando era ormai già troppo tardi. 
S.E., cristiano copto in fuga da al-Arish

“Sosterremo il costo necessario per permettere agli studenti di frequentare la scuola e gli affitti per queste famiglie copte. Inoltre, siamo pronti a garantire loro un assegno mensile di 1000 lire egiziane (poco più di 57 euro) e il cibo necessario al sostentamento”. 
Omar Marwan, ministro per i Rapporti con il Parlamento, Il Cairo

“Quello che stanno subendo queste famiglie copte è una vera e propria violazione al principio della cittadinanza, così come è previsto nella Costituzione egiziana”. 
Portavoce del Consiglio delle Chiese d’Egitto

“I membri di Daesh [acronimo arabo per lo Stato islamico] hanno distribuito agli abitanti di al-Arish delle liste contenenti i nomi dei copti da giustiziare. Il mio nome era il secondo e sapevo che il primo di questa lista, Waël Youssef, era già stato ucciso”. 
Mounir Mounir, funzionario governativo, al-Arish

“I terroristi commettono i loro crimini contro i cristiani, per il solo fatto che essi sono cristiani”. 
Isaac Ibrahim, avvocato e responsabile del dossier copri in una Ong egiziana

“Ho scampato la morte e ho lasciato alle spalle tutto ciò che possedevo. L’ironia è che sento persone affermare che l’Egitto è meglio della Siria e dell’Iraq, i quali sperimentano la guerra. Che vengano a vedere con i loro occhi come siamo costretti a vivere, in condizione di immigrati nel nostro stesso Paese”. 
Giovane in fuga, che chiede l’anonimato

“L’evacuazione dei copti da questa regione è stata la scelta più appropriata. Non era più possibile per loro condurre una vita normale in un simile contesto di pericolo”. 
Margerite Azer, membro del Parlamento egiziano

“Il governo non ha reagito in modo rapito ed efficace di fronte a questa catastrofe. Perché hanno permesso al terrore di muoversi così a lungo impunito?”. 
Emad Gad, intellettuale copto e membro del Parlamento egiziano

“I copti di al-Arish sono responsabilità dello Stato egiziano, non certo della Chiesa. Garantire loro protezione è un dovere e un diritto espresso con chiarezza dalla Costituzione”. 
Kamal Zakher, intellettuale copto

“L’esercito egiziano conduce una guerra feroce e a tutto campo contro il terrorismo nel Sinai, da quanto essa è stata ribattezzata ‘provincia dello Stato islamico’ nel luglio 2011. Un conflitto che ha causato 1034 morti fra i soldati e decine di vittime fra i beduini. Nonostante tutto, quando i terroristi sono attaccati la loro risposta è quella di colpire un modo automatico i copti”. 
Soliman Chafik, intellettuale copto 

 

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