Censimento in Pakistan: sikh ignorati, cristiani chiamati in modo dispregiativo
di Kamran Chaudhry

L’indagine sulla composizione demografica e religiosa è la prima dopo 19 anni. Nel modello da compilare è stata esclusa la voce riguardanti i fedeli sikh, parsi e bahai. Il Pakistan è il sesto Paese più popoloso al mondo, con oltre 200 milioni di abitanti.


Lahore (AsiaNews) – Leader religiosi cristiani e sikh lanciano un appello al governo di Islamabad affinchè il primo censimento, previsto dopo 19 anni, sia condotto in maniera accurata e completa. Ad AsiaNews alcuni esponenti di spicco delle minoranze sottolineano gli errori presenti nell’indagine sulla composizione demografica e religiosa della popolazione del Pakistan. In particolare, nella sezione delle comunità religiose, manca del tutto la voce dedicata a sikh, bahai e parsi. Per questo i leader sikh stanno organizzando manifestazioni e proteste in numerosi distretti. Inoltre i cristiani sono indicati con un termine dispregiativo risalente al dominio britannico.

Lo scorso 15 marzo le autorità pakistane hanno dato avvio alla prima fase del censimento, il primo dal 1998. La seconda fase sarà condotta tra aprile e maggio e i risultati saranno resi pubblici a fine luglio. Secondo rilevazioni non ufficiali, il Pakistan è il sesto Paese più abitato al mondo, con una popolazione che dovrebbe superare i 200 milioni di abitanti, in maggioranza musulmani. Le stime riportano che il numero dei cristiani si aggira intorno ai quattro milioni, mentre i sikh sarebbero più di 20mila.

Nei giorni scorsi le autorità cristiane hanno invitato la popolazione a partecipare alla raccolta dei dati, ma hanno anche sottolineato le mancanze del modello utilizzato per il censimento. I sikh lamentano che nella colonna n.6, quella che si riferisce all’identità confessionale, una persona può scegliere solo tra le seguenti indicazioni: musulmano, isaai (termine dispregiato in lingua urdu utilizzato in epoca coloniale per indicare i cristiani), indù, qadiani/ahmadi, scheduled castes e altro.

Kalyan Singh, segretario generale di Guru Nanak Ji Mission, afferma: “Questa è una questione molto importante. La nazione sikh è stata offesa per l’esclusione della propria identità separata nel censimento del 2017. Lo stesso errore è stato fatto nel censimento del 1998. Chiediamo con urgenza al primo ministro, al presidente della Corte suprema e al capo dell’esercito di riconoscere la nostra identità separata. Per noi questo censimento è incompleto”. Il leader sikh rivendica anche il “diritto a protestare in maniera pacifica, come tutti gli altri cittadini del Pakistan. Le nostre lamentele sono nei confronti dello Stato. Chiediamo a tutti i gruppi e agli intellettuali di fare pressioni. Rilevare il nostro numero esatto e la nostra collocazione [sul territorio] potrebbe aiutare ad ottenere delle quote del budget federale”.

Il professor Anjum James Paul, presidente cattolico della Pakistan Minorities Teachers’ Association (Pmta), ha scritto una lettera al primo ministro Nawaz Sharif. Nel testo si legge che “le minoranze religiose esprimono riserve sulla violazione del diritto all’uguaglianza nella cittadinanza e dell’identità religiosa”. Inoltre, si sottolinea nella missiva, “la parola ‘isaai’ deve essere sostituita con ‘masihi’, e gli indù devono essere inclusi tra le scheduled castes”.

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