Mons. Mascarenhas: I vescovi indiani condannano l’interruzione della Via crucis in Tamil Nadu
di Purushottam Nayak

Nel giorno del Venerdì Santo la polizia ha interrotto la messa e impedito ai fedeli di portare la croce in cima alla collina. In precedenza gli agenti hanno demolito statue e croci disseminate sul pendio. Ma il versante opposto della collina è invaso da templi indù.


New Delhi (AsiaNews) – La Chiesa cattolica in India “esprime angoscia e sofferenza” per quanto avvenuto nel giorno del Venerdì Santo a Sogandi, nel Tamil Nadu, dove la polizia ha interrotto la celebrazione dei cristiani dalit e impedito ai fedeli di scalare la collina adiacente per svolgere la Via crucis. Lo dice ad AsiaNews mons. Theodore Mascarenhas, segretario generale della Conferenza episcopale indiana (Cbci). Egli lamenta che “alla piccola comunità di dalit cristiani non solo era stato impedito di onorare il giorno sacro per i cristiani di tutto il mondo, ma la cerimonia è stata anche interrotta in maniera forzata e violenta dalla polizia guidata dalle autorità locali (Tahasildar). Gli agenti hanno bloccato il momento più sacro della venerazione della Croce e della comunione”.

L’incidente è avvenuto nell’area di Thirukazhukundram, famosa per un tempio dedicato al dio Shiva. Mons. A Neethinathan, vescovo di Chingleput, spiega che la parrocchia di Sogandi appartiene alla sua diocesi. Essa è stata eretta nel 2007 e dedicata a santa Teresa di Gesù Bambino. Nella chiesa si riuniscono circa 125 famiglie. Per sviluppare la loro devozione spirituale, il parroco ha eretto sul pendio della collina una statua della Vergine Maria, posizionata all’interno di una grotta. Secondo mons. Neethinathan, “la posizione era favorevole perché la statua sulla collina richiama fedeli di ogni confessione”.

Il vescovo riferisce inoltre che nel periodo tra Natale e Capodanno dello scorso anno più di 500 poliziotti – su incarico del dipartimento delle entrate – sono giunti sul posto per demolire le statue e le croci disseminate sulla collina. “Il pretesto – aggiunge – era una presunta occupazione illegale del suolo. Da quel momento la parrocchia non è ancora riuscita a risistemare le statue”. Ciò che è più preoccupante, continua il vescovo, “è che nel mese di febbraio tutte le pietre della collina sono state marcate con un simbolo indù. È un paradosso che l’altro lato del colle sia invaso in modo illegale da più di un tempio e da molte case in costruzione da parte dei villaggi vicini che divergono dai dalit cattolici di Sogandi sia per affiliazione religiosa che per identità di casta”.

Alla luce dei fatti e per l’atto di violenza perpetrato contro i cristiani nel giorno della passione di Cristo, mons. Neethinathan denuncia: “È chiaro che il fondamentalismo anti-cristiano dell’Hindutva e il fanatismo di casta anti-dalit operano in modo sistematico tramite queste mosse pianificate e stimolano una pressione indebita sui dipartimenti di polizia e delle entrate per mettere sotto pressione i cattolici locali”. Egli annuncia che “come protesta nei confronti di questa violazione del diritto fondamentale alla libertà religiosa e di espressione, l’amministrazione della diocesi sta organizzando una manifestazione su larga scala e un digiuno di protesta, con il sostegno e la partecipazione di tutte le forze laiche senza distinzione di casta, credo o lingua”.

Mons. Mascarenhas aggiunge che coloro che hanno interrotto la messa “avrebbero dovuto aspettare almeno la fine delle celebrazioni e discutere la questione con le autorità ecclesiastiche”. “Siamo orgogliosi – conclude – del nostro Paese e della sua tradizione laica della maggior parte della comunità indù di maggioranza, che ci ha sempre trattato con rispetto e benevolenza. Ma negli ultimi tempi alcune forze fondamentaliste stanno lavorando per disturbare la tradizionale pace e armonia. Molti nostri fratelli e sorelle hanno espresso preoccupazione per la crescente intolleranza promossa da queste frange estremiste. Chiediamo al primo ministro, al ministro degli Interni e ai leader di tutti i partiti di assicurare che tutte le persone di questo Paese possano continuare a sentirsi sicure e a godere del diritto fondamentale di professare la propria fede in libertà e senza paura”.

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