Papa a Fatima: Con Maria, diventare segno e sacramento della misericordia di Dio, che perdona tutto e sempre

Papa Francesco benedice le candele sulla spianata riempita da centinaia di migliaia di pellegrini e sottolinea che “se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani”. Non la “Signora irraggiungibile”, ma la “Maestra di vita spirituale, la prima che ha seguito Cristo lungo la ‘via stretta’ della croce”. La messa celebrata dal card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.


Fatima (AsiaNews) – “Possa ognuno di noi diventare, con Maria, segno e sacramento della misericordia di Dio che perdona sempre, perdona tutto”. Lo ha detto papa Francesco quasi a conclusione del saluto che ha rivolto alle centinaia di migliaia di pellegrini nella spianata del santuario di Fatima, dove è giunto nel pomeriggio, nel centenario delle apparizioni. Dopo un momento di raccoglimento e meditazione silenziosa, il pontefice ha benedetto le candele e ha acceso la sua al cero pasquale. E mentre le candele erano accese fra tutti i presenti, egli ha espresso alcuni pensieri segnati dall’urgenza della missione, attraverso la “forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto”.

Anzitutto ha detto che egli, il papa, porta “tutti nel cuore. Sento che Gesù vi ha affidati a me e abbraccio e affido a Gesù tutti, “specialmente quelli che più ne hanno bisogno” – come la Madonna ci ha insegnato a pregare (Apparizione di luglio 1917)”.

“Ella – ha continuato -  Madre dolce e premurosa di tutti i bisognosi, ottenga loro la benedizione del Signore! Su ciascuno dei diseredati e infelici ai quali è stato rubato il presente, su ciascuno degli esclusi e abbandonati ai quali viene negato il futuro, su ciascuno degli orfani e vittime di ingiustizia ai quali non è permesso avere un passato, scenda la benedizione di Dio incarnata in Gesù Cristo”.

Ha ricordato poi una frase di Paolo VI: “Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale e provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce”.

Il papa ha suggerito come rendere vera la devozione mariana. “Pellegrini con Maria... Quale Maria? Una Maestra di vita spirituale, la prima che ha seguito Cristo lungo la “via stretta” della croce donandoci l’esempio, o invece una Signora “irraggiungibile” e quindi inimitabile? La “Benedetta per avere creduto” sempre e in ogni circostanza alle parole divine (cfr Lc 1,42.45), o invece una “Santina” alla quale si ricorre per ricevere dei favori a basso costo? La Vergine Maria del Vangelo, venerata dalla Chiesa orante, o invece una Maria abbozzata da sensibilità soggettive che La vedono tener fermo il braccio giustiziere di Dio pronto a punire: una Maria migliore del Cristo, visto come Giudice spietato; più misericordiosa dell’Agnello immolato per noi?  Grande ingiustizia si commette contro Dio e la sua grazia, quando si afferma in primo luogo che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre – come manifesta il Vangelo - che sono perdonati dalla sua misericordia! Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio e, comunque, il giudizio di Dio sarà sempre fatto alla luce della sua misericordia”.

“Nella fede che ci unisce alla Croce di Cristo, siamo liberi dai nostri peccati; mettiamo da parte ogni forma di paura e timore, perché non si addice a chi è amato (cfr 1 Gv 4,18). «Ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto. In Lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti. [...] Questa dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri, è ciò che fa di Lei un modello ecclesiale per l’evangelizzazione» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 288). Possa ognuno di noi diventare, con Maria, segno e sacramento della misericordia di Dio che perdona sempre, perdona tutto”.

E ha concluso con una rilettura del Magnificat, affidata ad ogni fedele: “Presi per mano della Vergine Madre e sotto il suo sguardo, possiamo cantare con gioia le misericordie del Signore. Possiamo dire: La mia anima canta per Te, Signore! La misericordia, che ha avuto verso tutti i tuoi santi e verso l’intero popolo fedele, è arrivata anche a me. A causa dell’orgoglio del mio cuore, ho vissuto distratto dietro le mie ambizioni e i miei interessi, senza riuscire però a occupare alcun trono, o Signore! L’unica possibilità di esaltazione che ho è questa: che la tua Madre mi prenda in braccio, mi copra con il suo mantello e mi collochi accanto al tuo Cuore. E così sia”.

Terminate le sue parole, il papa ha partecipato alla recita del rosario meditato, pregato in diverse lingue.

Alla fine del rosario, il papa è passato in auto scoperta in mezzo alla folla. Subito dopo è stata celebrata l’eucaristia della vigilia della festa. La messa è stata presieduta dal card. Pietro Parolin, Segretario di Stato.

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