Elezioni a Kathmandu: i partiti laici vincono contro gli estremismi
di Christopher Sharma

Il partito pro-monarchia induista ha vinto in una sola unità locale. I nepalesi a maggioranza indù scelgono la pace e la convivenza con le altre religioni.


Kathmandu (AsiaNews) – Nonostante la popolazione indù sia la maggioranza (81,3%), gli elettori nepalesi hanno preferito i partiti laici agli indù pro-monarchia. I risultati della prima fase delle elezioni locali, tenutisi lo scorso 14 maggio, impongono ai partiti politici del Nepal di abbandonare le prospettive estremiste e rispettare i valori democratici.

I risultati definitivi devono essere ancora pubblicati, ma è già evidente che gli elettori hanno respinto i partiti indù favorevoli alla monarchia. A raccogliere la maggioranza dei voti sono stati i partiti laici come il Partito unificato marxista leninista (Uml), il Congresso nepalese e i Maoisti.

Secondo un rapporto di questa mattina della commissione elettorale, Uml ha vinto in 93 unità locali ed è arrivato primo in 25; il Congresso nepalese ha vinto in 91 unità posizionandosi alla testa di 13; il Centro maoista ha vinto 42 unità, posizionandosi al primo posto in quattro. Il Partito Rastriya Prajantantra (Rpp), promotore di una restaurazione dell’induismo e della monarchia, ha vinto in una sola unità.

Krishna Khanal, professore e analista politico, commenta: “Gli elettori del Nepal hanno capito che il Nepal si diversifica nelle fedi e che qualsiasi partito politico cerchi di politicizzare la fede non verrà sostenuto. Questo è un chiaro messaggio da parte del popolo che vuole vivere in pace e solidarietà rispettando la fede dell’altro”.

“Il Nepal ha una popolazione a maggioranza indù che crede nella laicità e desidera che le persone e le società non vengano divise in nome della religione”, ha continuato Khanal, aggiungendo poi: “Rpp vuole ristabilire l’induismo e la monarchia, in passato le persone avevano votato per loro, ma quando si sono resi conto che questo programma avrebbe deteriorato la pace fra le comunità, si sono rifiutati di votarli ancora”.

Ramala Dhital, che ha votato per i laici, afferma: “In democrazia, perché lo Stato dovrebbe avere una qualunque religione? Lo Stato deve essere libero da qualsiasi fede e l’equo rispetto per tutti i gruppi religiosi deve essere assicurato. Io sono indù e i cristiani non disturbano la mia fede. Le persone sono libere di scegliere la loro professione. Non c’è niente di sbagliato in tutto ciò”.

“In passato – aggiunge – ho votato per Rpp, ma quando hanno preteso induismo e monarchia, ho cominciato a disprezzarli. Potrebbe essere lo stesso per altre persone che hanno spostato il loro voto ai partiti laici”.

P.C. Lohani, in precedenza leader del Rpp, commenta che “gli elettori non si sono allontanati dall’induismo, ma rifiutano l’estremismo in nome della religione”.

Subash Nemwang, ex-portavoce del parlamento e vicepresidente di Uml dichiara: “I giorni dei fondamentalisti indù o di qualsiasi altra religione sono finiti. Le giovani generazioni scelgono il cambiamento e la laicità”. Ed aggiunge: “Non posso pensare al nostro Paese senza libertà religiosa e diritti per le minoranze. Qualsiasi partito religioso verrà spinto all’angolo quando sostiene un progetto estremista. Nelle prossime elezioni più persone non li voteranno, e tutti i laici vinceranno”.

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