Card. Darmaatmaja: Perdonare per interrompere le spirali di vendetta in Indonesia
di Mathias Hariyadi

In Indonesia crescono le ostilità e l’intolleranza verso minoranze religiose. “Siamo tenuti a perdonare anche i gruppi radicali e intolleranti”. “L’amore per Dio manifestato attraverso l’amore verso il prossimo”. Estremisti dal Medio oriente accolti in Indonesia. Per il prof. Syafi'I Maarif questa ospitalità “non ha senso”.


Jakarta (AsiaNews) – “Come comanda la Legge dell’amore, in quanto cristiani siamo moralmente obbligati a perdonare le persone che ci fanno del male”. Sono parole pronunciate dal card. Julius Darmaatmaja, durante il suo intervento in un seminario dal tema “Orchestrare la fratellanza e contrastare l’intolleranza”. Il cardinale ha invitato i fedeli al perdono, affinché con esso si interrompano le spirali di vendetta, portatrici di odio e di ingiustizie.

In Indonesia gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da polemiche e tensioni, dovute in gran parte alle aspirazioni politiche dell’islam dei movimenti radicali. Il processo e condanna per blasfemia a due anni di carcere per Basuki "Ahok" Tjahaja Purnama, governatore cristiano di Jakarta, hanno diviso il Paese e la società indonesiana, da sempre considerata tollerante e pluralista. I sostenitori di Ahok, simbolo della buona politica e della lotta alla corruzione, hanno organizzato manifestazioni pacifiche e fiaccolate in tutte le città più importanti d’Indonesia. Essi, in nome dello spirito di unità che è fondamento dello Stato Indonesiano, chiedono la liberazione del politico e la modifica della legge sulla blasfemia, giudicata arbitraria e discriminatoria.

Il card. Darmaatmaja, già arcivescovo di Jakarta e di Semarang, ha tenuto una conferenza lo scorso 17 maggio presso la facoltà di teologia della Catholic University of Sanata Dharma, a Yogyakarta. Egli ha affermato: “Siamo tenuti a perdonare anche i gruppi radicali e intolleranti”. Il porporato ha richiamato tutti i presenti, in particolare i cristiani, ad assumere comportamenti inclusivi. Citando le Sacre Scritture, card. Darmaatmaja ha detto: “L’amore per Dio sia manifestato attraverso l’amore verso il prossimo”.

Rispondendo alla preoccupazione e alla chiamata del cardinale, il prof. Syafi'I Maarif, ex presidente di Muhammadiyah – la seconda più grande organizzazione musulmana moderata d’Indonesia – ha affermato che la visione e l'opinione del cardinale sono "molto islamiche". “Probabilmente è un buon musulmano che non è stato ancora contaminato da certe ambizioni politiche”, è stata la battura di Maarif. Lo studioso si riferiva alla situazione politica in Indonesia, dove alcuni gruppi musulmani radicali hanno pubblicato commenti ostili e compiuto gesti di intolleranza nei confronti delle minoranze religiose.

L'islam violento è soprattutto figlio del Medio oriente, da cui partono influenze che stanno interessando anche l’Indonesia. Secondo Maarif, i gruppi radicali del Medio oriente sorgono come un fenomeno sociale di coloro che sono soddisfatti della situazione attuale in quei Paesi islamici, soprattutto quando sono mossi da un’agenda politica. I cittadini con una buona cultura di base, preferiscono tuttavia lasciare il Paese e rimanere all'estero.

Maarif ha rilevato che in Indonesia sta accadendo qualcosa di strano. Tutto ciò che riguarda le nazioni islamiche in Medio oriente, viene infatti considerato buono e santo da alcune componenti della società. “Cosa bisogna dire allora dei sanguinari atti eseguiti da Boko Haram e dall'Isis? Questa crudeltà è molto ‘lontana’ dal vero islam’”. Ciò che sorprende Maarif è che molti indonesiani hanno perfino elogiato l'Isis.

Negli ultimi anni, ha spiegato, molti fra coloro che nelle nazioni arabe sono socialmente e politicamente emarginati  per il loro estremismo, si sono diretti verso il sud-est asiatico. “E gli indonesiani li hanno pure accolti! Questo non ha senso”, è l’amara considerazione del professore.

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