Goa: croci distrutte, cimitero dissacrato. Mons. Neri Ferrao: colpa dell’odio religioso

Le croci sono state lasciate infrante ai margini della strada. Nel cimitero di Guardian Angel Church danneggiate 28 nicchie, cinque croci di legno e nove in granito, 16 tombe e la grande croce all’ingresso. Sajan K George: “Durante un raduno di indù, un fondamentalista ha detto che tutti quelli che mangiano la vacca devono essere impiccati”.


Panaji (AsiaNews) – Almeno 11 croci distrutte e lasciate infrante al bordo della strada e un cimitero dissacrato: è il bilancio degli ultimi episodi di intolleranza religiosa nei confronti della minoranza cristiana nello Stato indiano di Goa. Gli atti vandalici sono cominciati nel mese di giugno e continuano a ripetersi. Le ultime due croci dissacrate sono state rinvenute il 13 luglio nel villaggio di Loutolim, circa 40 km a sud della capitale Panji. Sui gravi episodi è intervenuto mons. Filipe Neri Ferrao, arcivescovo di Goa e Daman, che ha parlato di incidenti “programmati da persone interessate a provocare la discordia tra le comunità e promuovere l’odio religioso”.

L’arcivescovo ha lanciato un appello a “persone di ogni fede, affinchè si astengano dal compiere azioni di rappresaglia o attizzino la fiamma dell’odio religioso”. Sottolineando che lo Stato di Goa ha una lunga tradizione di “armonia interreligiosa e pace”, egli ha inviato a “mantenere questi valori sacri a tutti i costi”.  Poi ha richiesto l’intervento urgente delle autorità di governo.

Le prime croci sono state vandalizzate a fine giugno nei villaggi di St. Jose de Areal e Gudi Paroda. Poi nella notte tra il 9 e il 10 luglio è avvenuta la dissacrazione del cimitero di Guardian Angel Church a Curchorem Town, sempre a sud della capitale. I vandali hanno danneggiato 28 nicchie, cinque croci di legno e nove in granito, 16 tombe e la grande croce che si trova sull’arco all’ingresso del luogo destinato alla sepoltura. Rupinder Kumar, ispettore generale di polizia, ha riferito che i criminali hanno anche distrutto le telecamere di sorveglianza poste all’entrata, in modo da non lasciare traccia del loro atto vandalico.

Tutti i partiti politici hanno condannato gli incidenti e il Congress ha chiesto che venga condotta un’inchiesta dalla polizia federale del Central Bureau of Investigation (Cbi). Al contrario Vijai Sardesai, leader del Goa Forward Party, alleato di governo con il Bjp (Bharatiya Janata Party, partito nazionalista indù), ha detto che “la polizia locale è in grado di investigare sui casi”. Michael Lobo, speaker dell’Assemblea statale e membro del Bjp, ha attribuito la responsabilità degli incidenti a “persone provenienti dall’esterno”. Sia lui che il chief minister Manohar Parrikar hanno sostenuto che gli episodi sono “il tentativo di creare tensioni a Goa e di dividerci”.

Invece secondo Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), le motivazioni e l’origine degli attacchi sono chiari. “A giugno – spiega ad AsiaNews – a Goa si è riunita la All India Hindu Convention. Il risultato è stata la dissacrazione e l’insicurezza per la minoranza. Durante l’incontro, Sadhvi Saraswati, presidente di Sanatan Dharma Prachar Seva Samiti, ha detto che coloro che mangiano la vacca devono essere impiccati in pubblico”. Il leader cristiano riporta che il 29enne Sadhvi ha affermato: “Ho chiesto agli indù di abbracciare le armi in difesa della vacca, nostra madre”. In una conferenza stampa a Panaji, sarebbe poi passata “una mozione per chiedere l’instaurazione di una Hindu rashtra [nazione indù, ndr]. Non è dato sapere da chi e da quale maggioranza [sia stata approvata]”. “È una cosa tragica – conclude – . L’India è una repubblica laica e democratica, con garanzie costituzionali di libertà religiosa. Questi eventi sono fatti per seminare l’odio, il sospetto e la discordia settaria”.

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

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