Papa: Gesù perdona i peccati, un ‘gesto scandaloso’. Un appello per la Nigeria e la Repubblica Centrafricana

All’udienza generale, papa Francesco sottolinea che “Gesù vede una possibilità di risurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate”. I peccatori perdonati sono “rasserenati a livello psicologico”, ma soprattutto ricevono “una vita nuova, una vita segnata dall’amore” come Matteo, Zaccheo, la samaritana. “Siamo tutti poveri peccatori, bisognosi della misericordia di Dio”. Un’Ave Maria per i cristiani vittime della violenza in Nigeria e nella Repubblica centrafricana.


Città del Vaticano (AsiaNews) - Il perdono dei peccati da parte di Gesù, un “gesto scandaloso” per la mentalità dei suoi contemporanei, è in realtà espressione del modo con cui Lui guarda i peccatori: “con speranza. Gesù … vede una possibilità di risurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate”. Sono alcuni degli aspetti toccati da papa Francesco nell’udienza generale di oggi nell’aula Paolo VI, dal titolo “Il Perdono Divino: motore della speranza” - “Chi è costui che perdona anche i peccati?”.

Alla fine dell’udienza, Francesco ha ricordato il massacro avvenuto in Nigeria il 6 agosto scorso a Ozubulu (nel centro del Paese), durante la messa del mattino nella chiesa di St Philip, facendo almeno 11 morti e decine di feriti. Il papa ha detto di essere “profondamente addolorato” per la strage e ha aggiunto: “Auspico che cessi ogni forma di odio e di violenza e non si ripetano più crimini così vergognosi, perpetrati in luoghi di culto, dove i fedeli si radunano per pregare”. Il pontefice ha ricordato anche le violenze di oggi contro i cristiani nella Repubblica Centrafricana.

“Pensiamo - ha aggiunto - ai nostri fratelli e sorelle della Nigeria e della Repubblica Centrafricana. Preghiamo insieme: Ave Maria…”.

In precedenza, Francesco ha riassunto brevemente l’episodio di Gesù che perdona i peccati alla donna peccatrice che gli unge i piedi con l’unguento e li asciuga coi suoi capelli (Luca 7, 36-50).

“Secondo la mentalità del tempo - ha sottolineato Francesco -  tra il santo e il peccatore, tra il puro e l’impuro, la separazione doveva essere netta. Ma l’atteggiamento di Gesù è diverso. Fin dagli inizi del suo ministero di Galilea, Egli avvicina i lebbrosi, gli indemoniati, tutti i malati e gli emarginati. Un comportamento del genere non era per nulla abituale, tant’è vero che questa simpatia di Gesù per gli esclusi, gli ‘intoccabili’, sarà una delle cose che più sconcerteranno i suoi contemporanei. Laddove c’è una persona che soffre, Gesù se ne fa carico, e quella sofferenza diventa sua. Gesù non predica che la condizione di pena dev’essere sopportata con eroismo, alla maniera dei filosofi stoici. Gesù condivide il dolore umano, e quando lo incrocia, dal suo intimo prorompe quell’atteggiamento che caratterizza il cristianesimo: la misericordia. Gesù prova compassione. Letteralmente: Gesù sente fremere le sue viscere. Quante volte nei vangeli incontriamo reazioni del genere. Il cuore di Cristo incarna e rivela il cuore di Dio, che laddove c’è un uomo o una donna che soffre, vuole la sua guarigione, la sua liberazione, la sua vita piena”.

“È per questo che Gesù spalanca le braccia ai peccatori. Quanta gente perdura anche oggi in una vita sbagliata perché non trova nessuno disponibile a guardarlo o guardarla in modo diverso, con gli occhi, meglio, con il cuore di Dio, cioè con speranza. Gesù invece vede una possibilità di risurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate.

A volte dimentichiamo che per Gesù non si è trattato di un amore facile, a poco prezzo. I vangeli registrano le prime reazioni negative nei confronti di Gesù proprio quando lui perdonò i peccati di un uomo (cfr Mc 2,1-12). Era un uomo che soffriva doppiamente: perché non poteva camminare e perché si sentiva ‘sbagliato’. E Gesù capisce che il secondo dolore è più grande del primo, tanto che lo accoglie subito con un annuncio di liberazione: «Figlio, ti sono perdonati i peccati!» (v. 5). È allora che alcuni scribi lì presenti sono scandalizzati da quelle parole di Gesù, che suonano come una bestemmia, perché solo Dio può perdonare i peccati”.

“Noi che siamo abituati a sperimentare il perdono dei peccati, forse troppo ‘a buon mercato’, dovremmo qualche volta ricordarci di quanto siamo costati all’amore di Dio. Gesù non va in croce perché sana i malati, perché predica la carità, perché proclama le beatitudini. Il Figlio di Dio va in croce soprattutto perché perdona i peccati, perché vuole la liberazione totale, definitiva del cuore dell’uomo. Perché non accetta che l’essere umano consumi tutta la sua esistenza con questo ‘tatuaggio’ incancellabile, con il pensiero di non poter essere accolto dal cuore misericordioso di Dio.

Così i peccatori sono perdonati. Non solamente vengono rasserenati a livello psicologico, perché liberati dal senso di colpa. Gesù fa molto di più: offre alle persone che hanno sbagliato la speranza di una vita nuova, una vita segnata dall’amore. Matteo il pubblicano diventa apostolo di Cristo. Zaccheo, ricco corrotto di Gerico, si trasforma in un benefattore dei poveri. La donna di Samaria, che ha avuto cinque mariti e ora convive con un altro, si sente promettere un’’acqua viva’ che potrà sgorgare per sempre dentro di lei (cfr Gv 4,14)”.

“Ci fa bene pensare che Dio non ha scelto come primo impasto per formare la sua Chiesa le persone che non sbagliavano mai. La Chiesa è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia e il perdono di Dio. Pietro ha capito più verità di sé stesso al canto del gallo, piuttosto che dai suoi slanci di generosità, che gli gonfiavano il petto, facendolo sentire superiore agli altri.

Siamo tutti poveri peccatori, bisognosi della misericordia di Dio che ha la forza di trasformarci e ridarci speranza, ogni giorno. E alla gente che ha capito questa verità basilare, Dio regala la missione più bella del mondo, vale a dire l’amore per i fratelli e le sorelle, e l’annuncio di una misericordia che Lui non nega a nessuno”.

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