Mons. Kikuchi: La Chiesa in Giappone prega per la pace, mentre i leader politici alimentano la tensione
di Tarcisio Isao Kikuchi

Per il vescovo di Niigata, le tensioni nella penisola coreana datano da 70 anni, ma i nuovi leader politici “stanno alimentando il fuoco già presente”. Una soluzione militare di aggressione Usa o nordcoreana porterebbe solo risultati devastanti per tutti. I 10 giorni di preghiera per la pace. La collaborazione fra vescovi giapponesi e coreani.


Niigata (AsiaNews) - Le tensioni e le minacce di guerra fra Pyongyang e gli Stati Uniti si accrescono proprio mentre la Chiesa giapponese dedica 10 giorni alla preghiera per la pace, a cominciare dal 6 agosto, anniversario della bomba atomica su Hiroshima. Mons. Tarcisio Isao Kikuchi, vescovo di Niigata (300 km a nord di Tokyo) e presidente di Caritas Japan, è convinto - assieme a molti suoi connazionali - che non vi sarà un conflitto militare, troppo costoso e distruttivo per tutti. Ma la crescita della tensione è sfruttata per propri fini da parte dei “nuovi leader politici” interessati: Kim Jong-un, Donald Trump, Shinzo Abe. Mons. Kikuchi si augura anche una collaborazione fra vescovi del Giappone e della Corea del sud per spingere i propri governi alla ricerca di una soluzione diplomatica da ottenere col dialogo.

 

Negli ultimi mesi è cresciuta in modo drammatico la tensione fra le nazioni asiatiche del Nordest. Tali tensioni sono esistite nell’area fin dai tempi della guerra coreana (1950-1953), ma sono cresciute con l’emergere di nuovi leader politici in Corea del Nord, negli Usa e in Giappone. Tali leader stanno alimentando il fuoco già presente.

Di solito, la Cina, in quanto protettore della leadership nordcoreana, aveva assunto il ruolo di controllare la situazione per prevenire inutili conflitti militari, ma ora sembra che l’influenza della Cina sulla Corea del Nord sia diminuito.

Fra la grande maggioranza dei giapponesi è diffusa l’idea che né la Corea del Nord, né gli Stati Uniti sceglieranno una soluzione militare di aggressione, anche se i loro leader hanno minacciato di continuo un’azione militare l’uno contro l’altro. Una tale soluzione militare di aggressione porterebbe solo risultati devastanti nella penisola coreana, come pure in Giappone, e non sarebbe a vantaggio per gli Stati Uniti, oltre a determinare la fine dell’esistenza della Corea del Nord.

Purtroppo, al presente il problema è che in Corea del Sud e in Giappone, settori militanti, o estremisti e patriottici di ognuna di queste nazioni, sfrutta i vantaggi di questa situazione per spingere la loro causa e cercare di guadagnare il sostegno della maggioranza della popolazione.

Una situazione simile è accaduta molte volte in quest’area, ma quella di oggi va presa molto più sul serio perché i due leader degli Stati Uniti e della Corea del Nord sono entrambi imprevedibili. Ad ogni modo io penso che la tensione attuale sia stata gonfiata più della realtà.

Purtroppo, anche l’attuale governo giapponese sta sfruttando i vantaggi di questa tensione, potenziando la loro causa di cambiare la costituzione pacifista [del Paese] e creare un’opinione pubblica che permetta all’esercito giapponese di decidere azioni preventive, che non sono permesse dalla presente costituzione.

In questo periodo, dal 6 agosto - memoria della bomba di Hiroshima - al 15 agosto, la Chiesa cattolica giapponese sta attuando una Dieci-giorni-di preghiera-per-la-pace. In tutto il Giappone, le comunità cattoliche si radunano in questi 10 giorni per pregare per la pace, per organizzare incontri di studio e per radunarsi con altri gruppi della società civile per alcune manifestazioni.

Per l’occasione, e a nome di tutti i vescovi del Giappone, il presidente della Conferenza episcopale, l’arcivescovo Joseph Takami di Nagasaki ha diffuso una dichiarazione. Essa dice quanto segue:

“Desidero riaffermare il mio sostegno al diritto di un’esistenza pacifica, garantita dalla costituzione giapponese varata 70 anni fa. La pace non può essere costruita con il potere militare. Specie adesso, mi appello al governo giapponese e alla popolazione perché metta in pratica un sincero e persistente dialogo per la pace nell’Asia del Nordest e nel mondo, evitando risposte militari alle minacce delle nazioni vicine o al terrorismo”.

Sinceramente, spero che il governo giapponese assuma in tutta sincerità un’iniziativa di dialogo che coinvolga tutte le parti implicate in questa crisi, per trovare una soluzione diplomatica.

Al presente, i vescovi giapponesi non hanno aperto una cooperazione specifica con i vescovi coreani. Ma il prossimo novembre a Kagoshima (Giappone) avremo un incontro comune delle due conferenze episcopali, per tre giorni. Lì potremo discutere sulle possibilità di premere sui nostri governi per spingerli a una via pacifica di dialogo, come unica soluzione alla coesistenza pacifica in questa parte dell’Asia.

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