Manila, ancora morti in operazioni antidroga. P. Gariguez: ‘Duterte incoraggia le esecuzioni’

“Sono il paradigma dell’aggressiva campagna del governo contro le droghe illegali”. “Il presidente è determinato nel dar seguito ai suoi violenti e barbari metodi. Non può essere persuaso, neppure con l'ammonizione morale della Chiesa, che ha dichiarato di disprezzare!”.


Manila (AsiaNews) – “Sin dall’inizio, la strategia alla base della guerra alla droga del presidente Duterte è questa: sterminare consumatori e trafficanti di droga, prima che essi entrino nelle aule di tribunale”. Ad affermarlo è p. Edwin A. Gariguez (foto 2), segretario esecutivo del Segretariato nazionale per l’azione sociale (Nassa) e Caritas Filippine, braccio umanitario della Conferenza episcopale (Cbcp). AsiaNews ha intervistato il sacerdote, che commenta così l’intensificarsi, negli ultimi giorni, delle operazioni condotte a livello nazionale dalla polizia filippina (Pnp). Lo scorso 15 agosto, in una serie di raid (foto 1), le forze di sicurezza hanno ucciso 32 sospettati per crimini di droga e ne hanno arrestati altri 109 a Bulacan (40km a nord di Manila). Il giorno seguente, altre 26 persone sono rimaste uccise durante alcune operazioni nella capitale. La Pnp ha ammesso che quella di Bulacan è tra le azioni che hanno registrato il maggior numero di morti. Il presidente Duterte ne ha lodato il risultato, definendo le uccisioni “un bene per il Paese”. Nel frattempo, cresce la polemica per la controversa politica anti droga, che dallo scorso luglio ha causato oltre 8mila uccisioni extragiudiziali. Alcuni senatori, tra cui JV Ejercito, noto alleato dell’amministrazione, esprimono oggi forte preoccupazione per l’allarmante aumento delle uccisioni. La vice presidente Maria Leonor Robedo si dichiara indignata e afferma: “Gli omicidi come questi dimostrano che ci sono persone che hanno messo la legge nelle proprie mani. Essi ostacolano i processi costituzionali che assicurano che ognuno ottenga giustizia”. Di seguito proponiamo l’intervista integrale a p. Edwin A. Gariguez.

Cosa pensa delle operazioni antidroga come quella che ha avuto luogo a Bulacan?

Le uccisioni dei sospettati per consumo e traffico di droga a Bulacan sono il paradigma dell’aggressiva campagna dell’attuale governo contro le droghe illegali, sotto la leadership del presidente Duterte. La strategia è sterminare i sospettati prima che vengano portati nelle aule di tribunale. L’uccisione di 32 sospettati in operazioni distinte condotte in un solo giorno è terribile ed in ogni caso condannabile. L'impunità di come i numerosi omicidi possono essere commessi o condonati dalla polizia è davvero allarmante.

Il presidente filippino ha dichiarato: “Le morti a Bulacan, 32 in un grande operazione, sono una cosa buona. Potremmo ucciderne altri 32 ogni giorno, forse così ridurremmo ciò che affligge questo Paese”. Cosa pensa di queste affermazioni?

Con le sue affermazioni, il presidente Duterte incoraggia in maniera implicita le esecuzioni di consumatori e spacciatori di droga. È chiaro che questa è la sua strategia preferita fin dall'inizio, lo ha dichiarato in pubblico più e più volte. A più riprese, la Chiesa ha condannato e ha preso posizione contro i casi di omicidi extragiudiziali. Tuttavia, il presidente è determinato nel dar seguito ai suoi violenti e barbari metodi di lotta alla droga. Non può essere persuaso, neppure con l'ammonizione morale della Chiesa, che egli ha dichiarato di disprezzare!

Secondo lei, può questa politica presidenziale avere successo?

Siamo tutti d'accordo sul fatto che il problema della droga illegale debba essere affrontato in maniera decisa dalle autorità governative. Ma non al punto di uccidere i tossicodipendenti, colpevoli o sospettati. Abbiamo il nostro principio morale che il fine non può giustificare i mezzi. Sono stati condotti diversi studi che dimostrano come questo metodo non funziona. Inoltre, in un Paese cristiano, il massacro dei cosiddetti criminali dovrebbe essere deplorato e denunciato con forza.

Quali iniziative e attività la Chiesa locale svolge verso i poveri ed i tossicodipendenti?

In diverse diocesi, la Chiesa da sempre è coinvolta in maniera attiva nel fornire assistenza per la riabilitazione dei tossicodipendenti, attraverso la consulenza e fornendo un programma completo per il processo di guarigione in molti centri diocesani. Inoltre, collaboriamo anche con altre organizzazioni civili (Cso), per documentare i casi di omicidi extragiudiziali e di violazione dei diritti umani, commessi nel perseguimento della guerra contro la droga.

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