Vescovi della Malaysia preoccupati: il cappio della Sharia anche sui non musulmani
di Paolo Nicelli

La legislazione islamica in 13 stati del paese cozza contro la costituzione e crea difficoltà e violenze ai non musulmani. Leonard Teoh, avvocato cattolico malaysiano spiega all'inviato di AsiaNews le restrizioni e le violenze frutto della Legge  islamica, a commento del grido d'allarme lanciato dai vescovi.


Kuala Lumpur (AsiaNews) - I vescovi della Malaysia sono preoccupati per la crescita dell'islamizzazione nella società malaysiana.

In questo paese del sud-est asiatico l'islamizzazione data dagli anni '60. In questi decenni essa è stata usata dal partito di maggioranza, l'Umno (United Malays National Organization, Organizzazione nazionale dei Malay uniti) per rafforzare le posizioni economiche e politiche dell'etnia Malay e per accrescere il consenso nazionale. Ma è stata usata dal Pas (Islamic Party of Malaysia, Partito islamico della Malaysia), per instaurare sempre più un  vero e proprio stato islamico.

Nonostante gli sforzi attuali del premier Badawi che punta sul dialogo interreligioso, nel paese ben 13 stati hanno approvato la sharia, la legge islamica quasi riducendo allo stato di dhimmi, di gruppi religiosi non musulmani protetti dall'Islam, le minoranze presenti nel paese, discriminandole nel lavoro e nella libertà religiosa.

Poche settimane fa i vescovi cattolici della Malaysia hanno pubblicato sul settimanale cattolico Herald (14 Agosto 2005), un documento dal titolo: "Le implicazioni legali della conversione all'Islam".  I pastori si rivolgono ai fedeli per metterli in guardia sull'apostasia, su possibili conversioni all'islam per motivi strumentali, senza conoscere in profondità le conseguenze delle loro scelte. Sempre più spesso giovani e ragazze cattolici si innamorano di musulmani e pur di sposarsi, accettano anche di divenire musulmani. Altri diventano musulmani per ricevere vantaggi economici. I vescovi avvertono i fedeli della gravità del loro gesto, che ha conseguenze radicali non solo a livello di fede, ma anche nel loro stato legale e civile.

I neoconvertiti sarebbero infatti sottoposti alla Sharia, rendendo difficile un loro possibile ripensamento. Sebbene la costituzione federale garantisce la libertà dell'individuo di scegliere la propria religione, i musulmani – e soprattutto i Malay – hanno la proibizione di farlo.

Per capire meglio la situazione e le contraddizioni della legislazione malaysiana, Asia News ha incontrato Leonard Teoh, membro della Associazione degli avvocati cattolici ed esperto di problemi legati alla libertà religiosa.

Avvocato Teoh, il tema più urgente del documento dei vescovi è quello dell'apostasia nell'Islam. Essi temono che se dei neo-convertiti vogliono ritornare al cristianesimo rischiano multe, frustate, prigione. Quale è la sua opinione su queste leggi islamiche che considerano il ritorno alla religione originale "un'offesa criminale"?

In molte aree della Malaysia, se una persona dice di non essere più musulmana, la sua dichiarazione deve essere approvata dalla Corte della Sharia. É la corte che deve dire se tu sei o non sei musulmano. Una volta che tu sei musulmano e che tuo padre e tua madre sono musulmani, tu rimarrai sempre musulmano, vivrai e morrai come tale. Per esempio se nello stato di Sabah, un musulmano dichiara di non essere più tale la Corte della Sharia può trattenerlo per alcuni mesi per rieducarlo; dopodichè se egli non si pente può essere condannato a un anno di prigione. Nello stato della Malakka per lo stesso reato sono previsti 6 mesi di carcere. Altri stati, come Kelantan, Terengganu, hanno promulgato leggi simili che puniscono i casi di apostasia della fede islamica.

Questi provvedimenti contrastano con quanto sancisce la Costituzione federale sulla libertà religiosa. Vi sono pericoli per chi liberamente decide di non professare più l'Islam?

L'art. 11 della Costituzione dice che ognuno ha il diritto di professare, praticare e propagare la propria religione. Perciò quando una persona dichiara che non è più musulmano, egli non lo è più, e questa è una sua libera scelta. Su queste basi noi avvocati andiamo alla Corte della Sharia per affermare che quella persona non è più musulmana e che la Corte islamica non ha più giurisdizione su di lei.

In più la legge dello stato dice che la Sharia deve essere applicata solo a coloro che professano la religione dell'Islam. Ad ogni modo, anche se le punizioni non vengono ufficialmente applicate ai non musulmani, si creano seri problemi nelle relazioni con i musulmani. Vi è poi anche il caos legislativo: se un musulmano decide di non professare più l'Islām, non sa dove rivolgersi per far registrare la sua decisione di cambiare religione o di abbandono dell'Islam.

La Corte federale, appellandosi all'art. 121/1A, dirà che essa non ha competenza su questioni religiose e manderà le persone alla Corte della Sharia. Questa dirà alle persone che, per legge statale, non ha potere di giudizio su coloro che non sono musulmani, ma solo sulla parte musulmana.

Il documento dei vescovi ammonisce:" Nella tua carta d'identità verrà registrata la tua conversione all'Islam. Pertanto, anche se tu non pratichi più l'Islam, puoi essere multato, frustato, trattenuto in custodia o imprigionato per violazione delle leggi della Sharia, come ad esempio pregare in una chiesa, mangiare in pubblico durante il mese del digiuno, khalwat ecc.".

Una volta convertiti all'Islam, la tua con versione viene registrata sulla carta d'identità e nel registro nazionale. A causa della tecnologia digitale, la tua appartenenza viene messa on line, computerizzata e quindi resa pubblica. Questo crea problemi a non finire. Se tu vuoi sposarti solo col rito civile, le autorità andranno a vedere il registro e ti diranno. "No!, tu sei musulmano o musulmana e quindi non puoi sposarti solo secondo la legge civile". Se donne ex musulmane con prole vogliono sposare un non musulmano, rischiano di essere accusate di zina (rapporto sessuale illegale). Nel caso di zina, la donna può essere anche condannata alla prigione. Le autorità islamiche stanno diventando molto severe e puniscono col carcere anche i casi di khalwat . Khalwat significa prossimità, vicinanza. Il crimine è compiuto quando secondo la Sharia una donna e un uomo vengono sorpresi in un luogo solitario in atteggiamenti di vicinanza e familiarità.

La realtà è che uno può convertirsi all'Islam, sapendo poco o nulla della fede islamica. Ma una volta convertito, per lo stato rimarrai sempre un musulmano in quanto registrato tale nel tuo stato civile.

Sui matrimoni misti il documento dice: "Tu non puoi sposare un non musulmano. Se decidi di divorziare e cerchi di convertirti dall'Islam, perderai la custodia dei tuoi figli in quanto essi sono musulmani".

La nostra legge civile dice che una persona musulmana non può richiedere il matrimonio con una non musulmana. Se hai un nome musulmano, o ti sei convertito all'Islam, il dipartimento per la registrazione dei matrimoni non ti darà il permesso di sposarti con una persona non musulmana. La custodia dei figli nella legge islamica è chiamata hadana (custodia del figlio da parte della madre). La donna ha il diritto alla custodia dei figli sotto i dodici anni. Ma se essa non pratica la religione islamica perde la custodia dei figli. Se ha rinunciato all'Islām, o non pratica più la religione, la madre perderà il diritto di custodia dei figli, e questo sarà dato alla madre del marito, cioè alla nonna, in quanto i figli sono considerati musulmani, poiché al tempo della loro nascita la loro madre era musulmana.

I vescovi toccano anche alcuni aspetti molto delicati, quali la legge di proprietà, la sepoltura dei morti e il caso in cui in una coppia cristiana la moglie si converta all'Islam: "A causa della morte, i tuoi parenti non musulmani perderanno i loro diritti alla proprietà, denaro, ecc., che tu voglia lasciare a loro. Il corpo di un convertito all'Islam sarà portato via dalla sua…famiglia non musulmana, per i riti e la sepoltura islamica, anche se tu non sei stato per molti anni un musulmano praticante". "Nel caso in cui la tua sposa si converta all'Islam, tu non potrai avere diritto né sui tuoi figli, né sulla sua proprietà".

Secondo la Sharia i non musulmani non possono ereditare la proprietà di un musulmano. Un esempio è un caso avvenuto nello stato della Malakka. Un cinese si era convertito all'Islām senza dire nulla alla moglie. Quando è morto, tutta la sua proprietà è andata al Dipartimento islamico dello stato. Il fatto ha suscitato un tale scandalo che il Governatore dello stato della Malakka è stato costretto a dichiarare di voler dare indietro alla famiglia metà delle proprietà confiscate. Questo è solo un caso, andato quasi a buon fine grazie alla pubblicità e al clamore suscitato, ma molte persone, soprattutto i giovani, non sanno che una volta convertiti all'Islam la loro famiglia non musulmana non potrà più ereditare le loro proprietà.

Quando un musulmano muore, la polizia reclama il corpo perché sia sotterrato secondo il rito islamico. Ma per i defunti non più musulmani, i loro parenti devono portare il corpo alla stazione di polizia e richiedere il permesso per seppellire il corpo secondo il rito della religione del defunto. Vi sono stati casi in cui la polizia ha dato il permesso, ma quando la famiglia è tornata a casa, la polizia ha chiamato il Dipartimento per gli affari religiosi ed hanno portato via il corpo del defunto la sera stessa. Sul caso della sposa convertita all'Islam vi è una sentenza dello stato del Dipartimento federale di Kuala Lumpur, che afferma addirittura che quando uno dei genitori si converte all'Islam, i figli automaticamente sono convertiti alla religione islamica.

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