Onu, nuove sanzioni per Pyongyang, sostenute anche da Russia e Cina

“Annacquata” la bozza degli Usa: tagli solo al 30% sull’export del petrolio, al tessile e al lavoro dei nordcoreani all’estero. Nessun blocco ai conti all’estero di Kim Jong-un. Per Pyongyang gli Usa sono “una bestia assetata di sangue”. Il premier di Seoul esclude il ritorno di testate nucleari Usa.


New York (AsiaNews) - Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha adottato ieri all’unanimità nuove ed ulteriori sanzioni per la Corea del Nord, che continua a far progredire il suo programma nucleare militare.

Per avere il sostegno anche della Russia e della Cina, la proposta di risoluzione Usa è stata leggermente annacquata. La bozza originale prevedeva il taglio di tutte le forniture di petrolio e il congelamento dei conti all’estero di Kim Jong-un. La risoluzione votata prevede invece il taglio del 30% delle forniture di petrolio, ma vi aggiunge anche un bando sull’export del tessile nordcoreano, la seconda industria del Paese, con un volume di affari di almeno 700milioni di dollari. Sono state votate anche misure per bloccare l’impiego di manodopera nordcoreana all’estero.

L’ultima risoluzione Onu contro la Corea del Nord era stata votata il 5 agosto scorso, mettendo il bando sulla vendita di carbone, minerali, prodotti ittici, che riduceva di almeno un miliardo di dollari Usa i guadagni annuali di Pyongyang.

La Corea del Nord ha accolto con ira le nuove sanzioni. L’agenzia statale Kcna definisce gli Usa “una bestia assetata di sangue, ossessionata dal sogno selvaggio” di bloccare il programma nucleare di Pyongyang. Essa avverte che se gli Stati Uniti proseguiranno ancora con ulteriori sanzioni, la Corea del Nord “farà di tutto per assicurarsi che gli Usa paghino il prezzo dovuto”.

Quest’oggi, il portavoce del ministero cinese degli esteri, Geng Shuang, ha detto che il suo Paese sostiene in pieno le nuove sanzioni. Allo stesso tempo, si augura che ci sia una soluzione diplomatica e politica alla crisi, con il ritorno al dialogo a sei per la denuclearizzazione della penisola coreana.

Anche la Corea del Sud tiene aperta la via del dialogo. Il premier sudcoreano Lee Nak-yon si è detto soddisfatto per il “consenso” espresso dalla comunità internazionale sulle sanzioni. Egli ha anche escluso il ritorno nel Sud di armi nucleari Usa, come ventilato invece da Washington.

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