Manila, mons. Pabillo: ‘Ingiustificabile’ la guerra alla droga di Duterte
di Santosh Digal

“Non è altro che una serie di assassinii extragiudiziali”. Più di 12mila vittime nelle operazioni di polizia. Tossicodipendenti e famiglie, l’azione della Chiesa per l’assistenza ed il recupero. Gonfiati i dati del governo sull’utilizzo di droghe nel Paese.


Manila (AsiaNews) – “Il governo filippino non ha alcuna responsabilità morale e diritto politico di uccidere la gente sulla base di semplici ‘sospetti di droga’”. È quanto dichiara ad AsiaNews mons. Broderick Soncuaco Pabillo, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Manila. “Che ne è dei diritti umani inalienabili della gente a difendere la propria posizione nel contesto di un giusto processo?”, domanda il presule.

Secondo le ultime statistiche, più di 12mila persone sono morte nella guerra alla droga indetta dal presidente Rodrigo Duterte. Essa ha suscitato forti proteste da parte dei leader della Chiesa, movimenti della società civile, gruppi per i diritti umani, attivisti sociali, giornalisti, studenti, accademici e persone comuni. Anche diverse organizzazioni internazionali hanno criticato il governo filippino.

La Chiesa filippina si sforza di fornire programmi di soccorso e riabilitazione per le famiglie i cui membri sono stati uccisi dalla polizia durante le operazioni. Da quando Duterte è diventato presidente nel 2016, i dati del governo mostrano che la polizia ha ucciso 3.451 “personalità legate alla droga”. Secondo la polizia, più di 2mila altre persone sono state uccise in crimini di droga e migliaia ancora uccise in circostanze inspiegabili.

Mons. Pabillo ribadisce che la polizia e le altre agenzie governative non possono avere mano libera per uccidere persone al solo “ipotizzare” o “dubitare” di un loro coinvolgimento in crimini di droga. “È moralmente e politicamente inesatto”.

“Qualsiasi persona risulti essere un sospetto agli occhi del governo – prosegue – deve avere l'opportunità di difendersi in un tribunale giusto e legale, accedendo al sistema giudiziario con il dovuto processo. Il governo non può catturare le persone con indagini e fatti propri”.

Quanto alle persone segnate dalla tossicodipendenza, le priorità del governo dovrebbero essere i programmi di assistenza e riabilitazione; dare loro la possibilità di vivere nella società con piena dignità e rispetto umano, piuttosto che eliminarle senza pietà e pensar di violare il loro diritto all’esistenza. “L’implacabile guerra implacabile del governo contro la droga non è altro che assassinii extragiudiziali, cosa ingiustificabile. Non è altro che ‘abuso di potere’”, dichiara il vescovo.

Il presidente filippino sostiene che nel Paese vi siano circa 4milioni di tossicodipendenti. L'Agenzia nazionale per la lotta contro la droga afferma che “in una famiglia su otto vi è un drogato” - 2,5 milioni di persone in un Paese di 20 milioni di famiglie. Tuttavia, il Centro filippino per il giornalismo investigativo afferma che un sondaggio governativo nazionale, condotto dal dicembre 2015 al febbraio 2016 su un campione di 5mila persone, rivela che il 94% degli intervistati “non assume” o “non ha mai assunto” sostanze stupefacenti.

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