Papa: la formazione del prete dipende in primo luogo dall’azione di Dio

“Non si risolve in qualche aggiornamento culturale o qualche sporadica iniziativa locale”, ma è innanzi tutto “mettersi alla presenza del Signore”, lasciarsi plasmare da Dio che, come un vasaio, mette la sua creatura sul tornio, la plasma.


Città del Vaticano (AsiaNews) – La formazione del sacerdote “non si risolve in qualche aggiornamento culturale o qualche sporadica iniziativa locale”, ma è innanzi tutto “mettersi alla presenza del Signore”, lasciarsi plasmare da Dio che, come un vasaio, mette la sua creatura sul tornio, la plasma. Della formazione del sacerdote ha parlato oggi papa Francesco che ha ricevuto i partecipanti al convegno internazionale sulla Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, promosso dalla Congregazione per il clero.

La formazione sacerdotale, ha affermato il Papa, “dipende in primo luogo dall’azione di Dio nella nostra vita e non dalle nostre attività. È un’opera che richiede il coraggio di lasciarsi plasmare dal Signore, perché trasformi il nostro cuore e la nostra vita. Questo fa pensare all’immagine biblica dell’argilla nelle mani del vasaio (cfr Ger 18,1-10)”. E Dio “come un vasaio paziente, si prende cura della sua creatura, mette sul tornio l’argilla, la modella, la plasma e, così, le dà una forma. Se si accorge che il vaso non è venuto bene, allora il Dio della misericordia getta nuovamente l’argilla nella massa e, con tenerezza di Padre, riprende nuovamente a plasmarla”.

Per essere plasmati, però, non si deve però cedere a rigidi schemi e “alla presunzione di essere già arrivati”. “Se uno non si lascia ogni giorno formare dal Signore, diventa un prete spento, che si trascina nel ministero per inerzia, senza entusiasmo per il Vangelo né passione per il Popolo di Dio”.

Al tempo stesso, “ciascuno di noi preti è chiamato a collaborare con il Vasaio divino! Non siamo solo argilla, ma anche aiutanti del Vasaio, collaboratori della sua grazia. Nella formazione sacerdotale, quella iniziale e quella permanente, - tutte e due sono importanti! – possiamo riconoscere almeno tre protagonisti, che si trovano anch’essi nella ‘bottega del vasaio’”.

Il primo è lo stesso sacerdote. “Per essere protagonista della propria formazione, il seminarista o il prete dovrà dire dei ‘sì’ e dei ‘no’: più che il rumore delle ambizioni umane, preferirà il silenzio e la preghiera; più che la fiducia nelle proprie opere, saprà abbandonarsi nelle mani del vasaio e alla sua provvidente creatività; più che da schemi precostituiti, si lascerà guidare da una salutare inquietudine del cuore, così da orientare la propria incompiutezza verso la gioia dell’incontro con Dio e con i fratelli. Più che l’isolamento, cercherà l’amicizia con i fratelli nel sacerdozio e con la propria gente, sapendo che la sua vocazione nasce da un incontro d’amore: quello con Gesù e quello con il Popolo di Dio”.

Imprescindibili sono in secondo luogo i formatori e i vescovi: “coloro che, nella Chiesa, sono chiamati a essere primi formatori della vita sacerdotale”.

Il terzo protagonista è il Popolo di Dio. . “Quando usciamo verso il Popolo di Dio, ci lasciamo plasmare dalle sue attese, toccando le sue ferite, ci accorgiamo che il Signore trasforma la nostra vita. Se al Pastore è affidata una porzione di popolo, è anche vero che al popolo è affidato il sacerdote”.

Ogni sacerdote, ha concluso il Papa è chiamato a chiedersi: “Che prete desidero essere? Un “prete da salotto”, uno tranquillo e sistemato, oppure un discepolo missionario a cui arde il cuore per il Maestro e per il Popolo di Dio? Uno che si adagia nel proprio benessere o un discepolo in cammino? Un tiepido che preferisce il quieto vivere o un profeta che risveglia nel cuore dell’uomo il desiderio di Dio?”.

 

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