Due centenari per le Chiese orientali
di Stefano Caprio

Domani papa Francesco si reca al Pontificio Istituto Orientale insieme a patriarchi e metropoliti delle Chiese Orientali cattoliche, per celebrarne il centenario. L’occasione è anche il centenario della nascita della Congregazione vaticana per le Chiese Orientali. La ricchezza delle tradizioni orientali, la loro esperienza di convivenza (e persecuzione) con le altre religioni, la loro vita fianco a fianco con le tradizioni latine.


Città del Vaticano (AsiaNews) - Si svolge in questi giorni un’eccezionale assemblea plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali, in occasione del centenario della sua fondazione (1 maggio 1917). Le celebrazioni si congiungono a quelle del Pontificio Istituto Orientale (PIO), istituito a sua volta il 15 ottobre 1917. Le iniziative ufficiali per ricordare queste date avranno il suo culmine domani mattina 12 ottobre, quando papa Francesco si recherà in visita proprio all’Istituto, insieme ai patriarchi e metropoliti delle Chiese Orientali cattoliche. Il pontefice concluderà l’incontro con una solenne liturgia nell’adiacente basilica di Santa Maria Maggiore, dove nell’anno 867, i santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, consegnarono al papa Niccolò I i libri liturgici nella nuova lingua slava da loro creata.

L’Europa acquisiva in quel momento la sua anima più orientale, grazie al respiro “cattolico” delle Chiese di Roma e Costantinopoli, che per l’occasione diedero una straordinaria testimonianza di unità. Nonostante divergenze già ampiamente manifestate, la missione slava riuscì a comporre le differenze non soltanto di lingua e di etnie, ma anche del rito latino e bizantino e delle tradizioni spirituali e culturali dei “due polmoni” della Chiesa.

In questa straordinaria coincidenza di anniversari, l’attuale pontefice pare riproporre l’esperienza di accoglienza reciproca e comunione tra i popoli e le culture, che rappresenta l’essenza stessa del cristianesimo e della missione cattolica. La Chiesa ha dovuto attraversare molte altre divisioni nel secondo millennio cristiano, a partire dallo scisma tra Roma e Costantinopoli nel 1054, solo formalmente superato durante il Concilio Vaticano II: nel 1964 Paolo VI e il patriarca Atenagora di Costantinopoli abolirono le antiche scomuniche, ma l’unità è ancora lontana dall’essere pienamente ristabilita. L’Oriente cristiano rimane ancora una questione aperta per i cattolici.

Il grande tesoro delle Chiese orientali

La fondazione della Congregazione per le Chiese Orientali rappresenta una delle grandi risposte alla “questione orientale”, dopo i tanti tentativi di riconciliazione andati a vuoto. Essa si prende cura delle numerose Chiese nate proprio in conseguenza di quei tentativi, spesso chiamate “uniate” in riferimento alla “Unio”, cioè l’Unione proclamata dal Concilio di Firenze nel 1439. Allora aderirono alla ricomposizione dell’unità universale tutte le Chiese Ortodosse di tradizione bizantina, e anche la Chiesa Armena, firmando i relativi decreti. Purtroppo l’unità rimase sulla carta, vanificata dai tragici avvenimenti che portarono quasi tutto il mondo ortodosso nella lunga notte della sottomissione all’Impero Ottomano, ad eccezione dei russi.

Oggi alla Congregazione fanno riferimento una ventina di Chiese cattoliche sui juris, organizzate secondo i criteri del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (CCEO, approvato nel 1990 da Giovanni Paolo II, grazie al lavoro dei canonisti del PIO). Le più importanti e numerose sono le Chiese di tradizione bizantina, come quella ucraina, slovacca, ungherese e altre Chiese balcaniche, la Chiesa melchita del Medio oriente, fino agli italo-albanesi di Calabria e Sicilia. Vi sono poi tante altre Chiese, come quella armena “mechitarista” e molte Chiese di tradizione siriaca, come i maroniti (unica Chiesa orientale formata solo dai cattolici, senza la parte ortodossa), i caldei dell’Iraq e i malabariti dell’India (i più numerosi, insieme agli ucraini), i copti di origine alessandrina e altre ancora. È un universo ricchissimo di tesori di liturgia, teologia, arte e spiritualità, spesso poco conosciuto dalla Chiesa latina nel resto del mondo. Le diaspore antiche e recenti hanno portato molti fedeli di queste Chiese a vivere fianco a fianco dei latini in tantissimi Paesi, spesso con problemi d’integrazione, ma anche con grandissime possibilità di reciproco arricchimento e testimonianza.

Oriente: periferia o centro?

Pochi mesi dopo la fondazione della Congregazione, e pochi giorni prima della Rivoluzione d’ottobre in Russia, fu aperto il PIO allo scopo di fornire gli strumenti della conoscenza delle tante tradizioni cristiane orientali. Affidato inizialmente ai benedettini (il primo rettore fu l’abate Ildefonso Schuster, poi arcivescovo di Milano), dal 1920 l’Istituto è curato dai Gesuiti insieme alla stessa Congregazione Orientale, ma ad esso contribuiscono altre congregazioni religiose, sacerdoti diocesani e specialisti laici da ogni parte del mondo. La sua missione rimane attuale anche oggi, proprio alla luce dei tanti avvenimenti che continuano a sconvolgere le antiche Chiese del Medio oriente e di tante altre parti del mondo.

Al PIO studiano cattolici orientali e ortodossi, chierici e laici, uniti dal desiderio di custodire e rinnovare la memoria di tante diverse tradizioni. La presenza di papa Francesco conferisce nuovo slancio a questa missione: l’Oriente oggi viene spesso considerato “periferia” della Chiesa universale, pur essendo in realtà il “centro” originario, e nelle sue terre hanno luogo conflitti e rivolgimenti che sono in buona parte all’origine delle crisi migratorie (pensiamo all’infinita guerra in Siria). Proprio i cristiani d’Oriente sono da secoli immersi nell’universo dei popoli a maggioranza islamica, ne hanno subito e ne subiscono intolleranza e persecuzione, ma hanno anche spesso realizzato modelli straordinari di convivenza e comprensione reciproca, a cui tutti dovremmo poter attingere.

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