Centinaia di famiglie tornano a Raqqa dopo la cacciata dell'Isis

Sono iniziate le operazioni di rientro nella ex roccaforte jihadista in Siria. La prima fase riguarda il distretto orientale di Al-Meshleb, ripulito dagli esplosivi lasciati dai miliziani. Continuano i lavori di bonifica di case e terreni. Nei giorni scorsi morti diversi civili a causa dello scoppio di ordigni.


Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Centinaia di civili sono rientrati in queste ore nei quartieri devastati dalla guerra a Raqqa, in Siria, per anni roccaforte dello Stato islamico (SI, ex Isis) nel Paese. Secondo quanto riferiscono fonti della coalizione a guida statunitense, protagonista dei massicci bombardamenti che hanno investito l’area, si tratta della prima grande ondata di rientri dall’inizio delle operazioni di sminamento degli ordigni lasciati dai jihadisti. 

Il 17 ottobre scorso le milizie del Califfato hanno perso il controllo di quello che è stato a lungo il loro bastione in Siria, al termine di lunghi mesi di battaglia contro le Forze democratiche siriane (Fds). Decine di migliaia di persone hanno abbandonato la città per l’offensiva, riducendo Raqqa a una “città fantasma” di edifici distrutti. 

In una nota diffusa in queste ore dai vertici delle Fds, di recente centinaia di famiglie “sono tornate ad al-Meshleb”, distretto orientale della città. “Sono potute rientrare nelle loro case - aggiunge la nota - dopo che le squadre di esperti hanno concluso l’opera di sminamento dell’intero distretto dagli esplosivi lasciati indiscriminatamente nelle case dei civili da parte dello SI”. 

Al-Meshleb è il primo quartiere di Raqqa in cui si registra il ritorno dei civili dalla “liberazione da Daesh”, acronimo arabo per lo SI. All’indomani della fuga dei miliziani, le forze arabo-curde hanno sigillato l’area per procedere alla bonifica di case e terreni. 

Nei giorni scorsi si sono verificati casi di civili che hanno violato i divieti di ingresso e sono poi deceduti nell’esplosione di ordigni sepolti nel terreno. 

Lo sminamento dei terreni e l’opera di ricostruzione è coordinata dal Consiglio municipale di Raqqa, organismo amministrativo provvisorio scelto dai vertici dell’Fds e situata al di fuori della città. Alcuni abitanti sono rientrati, sottolinea Omar Alloush, uno dei membri del Consiglio, “ma la città non è stata ancora ripulita per intero dalle mine”. 

Nel momento di massima espansione, le milizie dello Stato islamico controllavano circa la metà dei territori di Siria e Iraq, sebbene si trattasse in maggioranza di aree desertiche. Oggi in Siria restano nelle loro mani alcuni piccoli bastioni sparsi nella Valle dell’Eufrate. Nel vicino Iraq a livello militare sono stati sconfitti, ma restano ancora attive cellule combattenti locali.

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