Papa: la Croce unisce nella persecuzione le Chiesa cristiane d’Oriente

Francesco ha ricevuto la Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira dell’Oriente. “Violenze brutali, perpetrate in nome di estremismi fondamentalisti” si radicano più facilmente in contesti di grande povertà, ingiustizia ed esclusione sociale.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Le persecuzioni e le violenze “perpetrate in nome di estremismi fondamentalisti” sulla Chiesa assira dell’Oriente e sulle altre Chiese cristiane della regione evocano la Croce “luce pasquale in un mondo avvolto da tante tenebre”, dalla quale “provengono la speranza e la pace”. L’ha ricordato papa Francesco nel saluto rivolto ieri ai membri della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira dell’Oriente in occasione della firma di una Dichiarazione comune, che “sancisce la lieta conclusione della fase riguardante la vita sacramentale nella quale “ci si riferisce al segno della croce come ad «un simbolo esplicito di unità tra tutte le celebrazioni sacramentali»”.

“Quando guardiamo alla croce o facciamo il segno della croce – ha detto Francesco - siamo anche invitati a ricordarci dei sacrifici sofferti in unione con quello di Gesù e a stare vicini a quanti portano oggi una croce pesante sulle spalle. Anche la Chiesa Assira dell’Oriente, insieme ad altre Chiese e a tanti fratelli e sorelle della regione, patisce persecuzioni ed è testimone di violenze brutali, perpetrate in nome di estremismi fondamentalisti. Situazioni di così tragica sofferenza si radicano più facilmente in contesti di grande povertà, ingiustizia ed esclusione sociale, in gran parte dovuti all’instabilità, fomentata anche dagli interessi esterni, e dai conflitti, che recentemente hanno provocato situazioni di grave bisogno, originando veri e propri deserti culturali e spirituali, nei quali diventa facile manipolare e incitare all’odio. A ciò si è recentemente aggiunto il dramma del violento terremoto al confine tra l’Iraq, terra natia della vostra Chiesa, e l’Iran, dove pure si trovano da lunga data delle vostre comunità, come anche in Siria, in Libano e in India”.

“Così, in particolare nei periodi di maggiori sofferenze e privazioni, un gran numero di fedeli ha dovuto lasciare le proprie terre, emigrando in altri Paesi e accrescendo la comunità della diaspora, che ha molte sfide da affrontare. Entrando in alcune società, ad esempio, si incontrano le difficoltà date da una non sempre facile integrazione e da una marcata secolarizzazione, che possono ostacolare la custodia delle ricchezze spirituali delle proprie tradizioni e la stessa testimonianza di fede. In tutto ciò, il segno della croce, ripetutamente scandito, potrà ricordare che il Signore della misericordia non abbandona mai i suoi fratelli, ma anzi accoglie le loro ferite nelle sue”.

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