Mons. Pizzaballa: Avvento, la famiglia ‘speranza della Chiesa'

Creato un centro pastorale composto da religiosi e laici. L’attesa di Gesù Cristo nella vita di ciascuno di noi possibile con “la nostra risposta attiva e personale”. 


Gerusalemme (AsiaNews) – Al centro della vita pastorale, in Terra Santa, è la famiglia, “dove vengono gettati i primi semi della fede, attraverso la parola e attraverso le fede vissuta ogni giorno, nonostante le difficoltà della vita, sull’esempio della Santa Famiglia di Nazareth e di Betlemme, Gesù, Maria e Giuseppe”. Con queste parole, mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, si rivolge ai fedeli della diocesi in occasione dell’Avvento.

“L’Avvento è il tempo dell’attesa, l’attesa oggi dell’arrivo di Nostro Salvatore Gesù Cristo nella vita di ciascuno di noi”, possibile solo con “la nostra risposta attiva e personale”.

L’amministratore apostolico ricorda la creazione di un ufficio pastorale a Gerusalemme e Amman, composto “da parroci, religiosi e religiose e soprattutto da laici e coppie, provenienti da tutte le parti della diocesi”. Il desiderio del patriarcato latino è mettere al centro la famiglia, “speranza della Chiesa”, in un periodo di “molte trasformazioni nelle nostre società e nelle nostre comunità che richiedono nuove prospettive e nuovi mezzi pastorali”.

Alle famiglie e giovani di Terra Santa ha rivolto un pensiero papa Francesco durante un incontro con il patriarca greoc-ortodosso di Gerusalemme, Theophilus III. “Un pensiero speciale – aveva detto il pontefice – vorrei rivolgere a tutti i membri delle varie comunità cristiane di Terra Santa… Particolarmente importante sarebbe una crescente collaborazione per il sostegno delle famiglie e dei giovani cristiani, affinché non si trovino nelle condizioni di dover lasciare la propria terra”.

Numerose sono le difficoltà della comunità cristiana in Terra Santa, in un contesto di tensioni in cui la pace sembra essere sempre più lontana. Molte famiglie cercano una via per emigrare; altre tentano almeno d’inviare i loro figlia a studiare all’estero. Vi è poi il problema delle difficoltà nelle comunicazioni fra le zone controllate da Israele e quella sotto al custodia dell’Autorità palestinese.

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