Papa: in Myanmar e Bangladesh ho incoraggiato dialogo e testimonianza

Ripercorrendo le tappe del viaggio concluso nei giorni scorsi, Francesco ricorda che in Myanmar ha auspicato “che tutte le diverse componenti della nazione, nessuna esclusa, possano cooperare” e in Bangladesh  solidarietà per l’aiuto ai Rohingya e “l’esigenza” che “sia sempre tutelata la libertà religiosa”.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Dialogo interreligioso con buddisti e musulmani e incoraggiamento alla testimonianza per i cattolici hanno segnato il viaggio che papa Francesco ha compiuto in Myanmar e Bangladesh, che è stato anche occasione per esprimere sostegno a Paesi che stanno conoscendo serie difficoltà. Francesco ha dedicato alla visita compiuta nei giorni scorsi il discorso che ha rivolto alle ottomila persone presenti nell’aula Paolo VI per l’udienza generale.

Il Papa, nel saluto rivolto ai fedeli di lingua araba, ha detto di essere stato “molto toccato dall'incontro con i rifugiati Rohingya e ho ‎chiesto loro di perdonarci per le nostre mancanze e per il nostro silenzio, ‎chiedendo alla comunità internazionale di aiutarli e di soccorrere tutti i gruppi ‎oppressi e perseguitati presenti nel mondo”.

In precedenza, aveva ricordato di essere il primo papa a recarsi in Myanmar. “Ho voluto, anche in questo caso, esprimere la vicinanza di Cristo e della Chiesa a un popolo che ha sofferto a causa di conflitti e repressioni, e che ora sta lentamente camminando verso una nuova condizione di libertà e di pace. Un popolo in cui la religione buddista è fortemente radicata, con i suoi principi spirituali ed etici, e dove i cristiani sono presenti come piccolo gregge e lievito del Regno di Dio”.

Nel corso della prima messa celebrata nel Paese, ha proseguito, “il Vangelo di quel giorno ha ricordato che le persecuzioni a causa della fede in Gesù sono normali per i suoi discepoli, come occasione di testimonianza, ma che ‘nemmeno un loro capello andrà perduto’ (cfr Lc 21,12-19). La seconda Messa, ultimo atto della visita in Myanmar, era dedicata ai giovani: un segno di speranza e un regalo speciale della Vergine Maria, nella cattedrale che porta il suo nome. Nei volti di quei giovani, pieni di gioia, ho visto il futuro dell’Asia: un futuro che sarà non di chi costruisce armi, ma di chi semina fraternità. E sempre in segno di speranza ho benedetto le prime pietre di 16 chiese, del seminario e della nunziatura”.

“Oltre alla Comunità cattolica, ho potuto incontrare le autorità del Myanmar, incoraggiando gli sforzi di pacificazione del Paese e auspicando che tutte le diverse componenti della nazione, nessuna esclusa, possano cooperare a tale processo nel rispetto reciproco. In questo spirito, ho voluto incontrare i rappresentanti delle diverse comunità religiose presenti nel Paese. In particolare, al Supremo consiglio dei monaci buddisti ho manifestato la stima della Chiesa per la loro antica tradizione spirituale, e la fiducia che cristiani e buddisti possano insieme aiutare le persone ad amare Dio e il prossimo, rigettando ogni violenza e opponendosi al male con il bene”.

In Bangladesh, “alle Autorità del Paese ho ricordato che la Santa Sede ha sostenuto fin dall’inizio la volontà del popolo bengalese di costituirsi come nazione indipendente, come pure l’esigenza che in essa sia sempre tutelata la libertà religiosa. In particolare, ho voluto esprimere solidarietà al Bangladesh nel suo impegno di soccorrere i profughi Rohingya affluiti in massa nel suo territorio, dove la densità di popolazione è già tra le più alte del mondo”.

“La messa celebrata in uno storico parco di Dhaka è stata arricchita dall’Ordinazione di sedici sacerdoti, e questo è stato uno degli eventi più significativi e gioiosi del viaggio. In effetti, sia in Bangladesh come anche in Myanmar e negli altri Paesi del sudest asiatico, grazie a Dio le vocazioni non mancano, segno di comunità vive, dove risuona la voce del Signore che chiama a seguirlo”.

“A Dhaka abbiamo vissuto un momento forte di dialogo interreligioso ed ecumenico, che mi ha dato modo di sottolineare l’importanza dell’apertura del cuore come base della cultura dell’incontro, dell’armonia e della pace. Inoltre ho visitato la “Casa Madre Teresa, dove la santa alloggiava quando si trovava in quella città, e che accoglie moltissimi orfani e persone con disabilità. Là, secondo il loro carisma, le suore vivono ogni giorno la preghiera di adorazione e il servizio a Cristo povero e sofferente. L’ultimo evento è stato con i giovani bengalesi, ricco di testimonianze, canti e danze. Una festa che ha manifestato la gioia del Vangelo accolto da quella cultura; una gioia fecondata dai sacrifici di tanti missionari, di tanti catechisti e genitori cristiani. All’incontro erano presenti anche giovani musulmani e di altre religioni: un segno di speranza per il Bangladesh, per l’Asia e per il mondo intero”.

Nei saluti ai gruppi linguistici, Francesco ha ringraziato i polacchi per l’albero di Natale donato per piazza san Pietro. Un saluto, infine, al “gruppo dei profughi siro-iracheni residenti in Italia” e a preti, suore e laici “provenienti dal Myanmar e dal Bangladesh, che sono qui presenti per restituire la mia recente visita nei loro paesi di origine”.

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