Ancora vietati i voli internazionali nel Kurdistan irakeno

Le autorità irakene hanno esteso il bando fino al 28 febbraio prossimo. Restano attivi solo i collegamenti interni al Paese. Dietro il provvedimento la volontà delle autorità centrali di mantenere alta la pressione sui vertici regionali. Premier curdo: “Punizione collettiva” imposta da Baghdad per mantenere alta la pressione. 

 


Erbil (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità irakene hanno esteso fino a febbraio il bando ai voli internazionali nella regione autonoma del Kurdistan. Il provvedimento si inserisce nel contesto delle misure punitive - fra cui il ritardo nei pagamenti per i dipendenti della Pubblica amministrazione - decise da Baghdad in risposta al controverso voto sull’indipendenza, che i vertici di Erbil hanno promosso e sostenuto a fine settembre. 

Da mesi le autorità centrali hanno tagliato i collegamenti aerei fra il Kurdistan e il mondo esterno.

Dietro il provvedimento vi è il referendum per l’indipendenza nella regione autonoma del nord, che si è tenuto il 25 settembre e si è chiuso con una schiacciante vittoria dei favorevoli (oltre 90% di sì). Il voto ha innescato pesanti scontri fra esercito irakeno e milizie curde (i Peshmerga), nel contesto di una rapida avanzata dei militari governativi nei territori - fra cui Kirkuk - da tempo controllati dai curdi.

Il voto si è svolto anche nel territorio conteso di Kirkuk. Baghdad ha dichiarato che il referendum - svolto a dispetto dell’opposizione internazionale, fatta eccezione per Israele - è illegale. Sulla vicenda è intervenuto anche il patriarca caldeo mar Louis Raphael Sako in una lettera ha rinnovato l’appello al dialogo fra le parti contro il pericolo di “nuovi conflitti”.

Il blocco ai voli internazionali è solo uno dei provvedimenti punitivi adottati da Baghdad nei confronti di Erbil, nel tentativo di vanificare l’esito del voto. Le forze federali hanno inoltre sequestrato numerosi pozzi petroliferi, i quali rappresentavano una risorsa fondamentale per le casse della regione autonoma. 

Talar Faiq Saleh, direttrice dell’aeroporto internazionale di Erbil, riferisce che il ministero dei Trasporti di Baghdad ha inviato una comunicazione ufficiale in cui afferma che “i voli internazionali sono interdetti fino al 28 febbraio”. “Sono autorizzati solo - aggiunge - i voli interni al Paese”. 

Dietro il prolungamento di altri due mesi la volontà del governo irakeno di mantenere alta la pressione sul Kurdistan e rafforzare la stretta sull’economia della regione, già provata da mesi di difficoltà. La situazione di crisi ha innescato nell’ultimo mese una serie di proteste di piazza nelle principali località del Kurdistan e, in particolare, nel governatorato di Sulaymaniyya. I manifestanti hanno preso d’assalto e incendiato diverse sedi di partiti. 

Il premier curdo Nechirvan Barzani si è scagliato ieri contro quella che ha definito una “punizione collettiva imposta dal governo centrale su tutto il popolo del Kurdistan”. Egli ha puntato il dito contro le autorità centrali a Baghdad, che usano il blocco aereo per esercitare “pressioni” sulla regione settentrionale in vista dei negoziati fra le due parti.

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