Egitto, Capodanno di sangue: uccisi due fratelli copti

Un uomo armato ha aperto il fuoco contro un negozio di alcolici gestito da un cristiano a Giza, uccidendo due persone. L’Isis ha rivendicato l’attacco alla chiesa di di Mar Mina a Helwan. Cresce la solidarietà fra cristiani e musulmani contro il terrorismo. P. Rafic: Gli attacchi un “messaggio intimidatorio” al governo e al presidente che adottano politica di tolleranza verso i cristiani. 

 


Il Cairo (AsiaNews) - Ancora sangue cristiano versato in Egitto. Nel Paese dei faraoni, il nuovo anno si apre con l’omicidio di due fratelli copti ortodossi che si trovavano all’interno di un negozio di alcolici ad al-Omraneya, quartiere di Giza ad ovest del Cairo, preso d’assalto da un uomo armato e mascherato nella notte fra il 31 dicembre e il primo gennaio.

L’attacco giunge a pochi giorni di distanza dal raid che ha colpito una chiesa copta e un altro negozio di alcolici gestito da un cristiano, alla periferia sud del Cairo. Lo stesso papa Francesco all’Angelus del 31 dicembre aveva espresso vicinanza alla comunità copta ortodossa d’Egitto; il pontefice ha pregato per le vittime e perché “il Signore converta i cuori dei violenti”. 

Fonti locali riferiscono che un uomo con il volto coperto, e armato di fucile, ha aperto il fuoco dall’esterno dell’edificio. I proiettili hanno investito e ucciso due fratelli cristiani, amici del proprietario del negozio di alcolici, all’interno del quale stavano festeggiando il Capodanno. Dopo aver colpito, l’assalitore è risalito sul proprio motorino e ha fatto disperdere le proprie tracce. L’attacco non è stato ancora rivendicato e non è chiaro se l’attentatore ha colpito il negozio perché distribuisce alcolici - pratica legale in Egitto, ma solo in negozi con apposite licenze - o perché il proprietario era copto. Sui social media intanto circolano le foto del cadavere di una delle vittime, coperto di sangue.

Interpellato da AsiaNews p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, parla di “attacchi mirati” in “aumento” da parte degli estremisti. Il sacerdote aggiunge però che “non si tratta di gruppi o organizzazioni come Daesh [acronimo arabo per lo SI]”, che colpirebbero con “più uomini o per compiere stragi di maggiore portata”. Egli parla piuttosto di “singoli assalitori”, di lupi solitari che “hanno subito il lavaggio del cervello” e colpiscono i cristiani “ritenendoli infedeli”. 

“Possiamo essere attaccati e questo può avvenire in qualsiasi momento”  afferma p. Rafic, soprattutto “nelle zone più povere”. “Questi attentati - conclude - più che una minaccia ai cristiani rappresentano un messaggio intimidatorio al governo e al presidente al-Sisi, La loro colpa è quella di aiutare i cristiani favorendo la costruzione di nuove chiese o promuovendo una politica di maggiore tolleranza. Oggi il presidente ha concesso la cittadinanza al nostro patriarca, ottenuta in meno di tre settimane rispetto ai due anni di tempo necessari”. 

In una nazione di quasi 95 milioni di persone a larga maggioranza musulmana i cristiani copti sono minoranza consistente, pari al 10% circa del totale della popolazione. Nell’ultimo anno il Paese ha registrato una serie di attentati sanguinosi, che hanno coinvolto la stessa comunità cristiana e provocato oltre cento vittime. L’escalation di violenze aveva fatto temere perfino la cancellazione del viaggio apostolico di papa Francesco in Egitto, lo scorso aprile. Tuttavia, il pontefice ha rispettato il programma incontrando il presidente della Repubblica, il grande imam di al-Azhar e celebrato una messa davanti a decine di migliaia di fedeli.

Il 29 dicembre scorso i terroristi hanno colpito la chiesa copta di Mar Mina, a Helwan, sobborgo a sud del Cairo. Nell’attacco sferrato da due terroristi armati sono morte almeno 10 persone, una ventina i feriti. Le celebrazioni per il Natale cattolico si sono svolte con regolarità; ora l’attenzione è concentrata sui riti copti, che festeggiano la nascita di Gesù il prossimo 7 gennaio ed è alto il pericolo di attentanti o violenze. 

Intanto emergono nuovi dettagli sull’assalto alla chiesa copta di fine anno, rivendicato dallo Stato islamico (SI, ex Isis). Secondo testimoni locali sarebbero stati residenti e fedeli, e non la polizia, a impedire che il bilancio dell’attentato fosse ancora più elevato. In particolare, un uomo di 53 anni - abitante nella zona - sarebbero riuscito a bloccare uno dei due assalitori mentre stava ricaricando il suo fucile automatico, salvando la vita a decine di persone; altri hanno lanciato pietre contro il secondo assalitore in fuga. 

Il raid è durato oltre 20 minuti e ne sono trascorsi altri 10 prima dell’intervento delle forze dell’ordine, che sono riuscite a catturare il secondo attentatore. I fedeli all’interno della chiesa hanno bloccato gli ingressi dell’edificio, impedendo agli assalitori di poter fare irruzione al suo interno. Fonti locali riferiscono infine di una crescente “solidarietà” fra cristiani e musulmani, uniti di fronte alla minaccia estremista.(DS)

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